sabato 18 giugno 2011

Elèmire Zolla


















Nacque a Torino il 9 luglio 1926 in una famiglia cosmopolita: il padre, il pittore Venanzio Zolla (1880-1961), era nato in Inghilterra da padre lombardo e madre alsaziana; la madre, la musicista Blanche Smith (1885-1951), era originaria del Kent. Zolla trascorse gli anni dell'infanzia tra Parigi, Londra e Torino parlando naturalmente inglese, francese e italiano, e studiando, in seguito, il tedesco e lo spagnolo.

A 22 anni si ammalò di tubercolosi; durante la malattia scrisse un romanzo, Minuetto all'inferno, edito nel 1956, con cui vinse il premio Strega opera prima. Nel 1957 si trasferì a Roma, dove lavorò nella redazione di Tempo presente. Nel 1959 pubblicò il saggio Eclissi dell'intellettuale, capofila di una serie di scritti di critica antimoderna, in parte ispirati alla Scuola di Francoforte.

Nel 1958, dopo dieci anni di fidanzamento, sposò la poetessa Maria Luisa Spaziani, ma il lungo legame sfociato nel matrimonio s'incrinò quasi subito. Dal 1959 fu legato alla scrittrice Cristina Campo (al secolo Vittoria Guerrini), con la quale visse fino alla morte di lei nel 1977. Nel 1980 sposò Grazia Marchianò, studiosa di estetica e orientalista.

Nel 1960, per intervento di Mario Praz, ottenne l'incarico di Lingua e Letteratura angloamericana all'Università di Roma ; le sue lezioni furono frequentate, tra gli altri, dal giovane Roberto Calasso. Dal 1967 insegnò come ordinario all'Università di Catania, successivamente a Genova (dove insegnò anche Filologia germanica) e dal 1974 di nuovo a Roma.

Dal 1966 al 1978 fu segretario generale dell'Istituto Accademico di Roma e dal 1970 al 1973 direttore dell'Istituto Ticinese di Alti Studi a Lugano.

Nel 1968, dopo un viaggio nel sud-ovest degli Stati Uniti, scrisse una storia dell'immagine dell'Indiano nella letteratura americana, I letterati e lo sciamano. Negli anni successivi si dedicò a viaggi in Iran, India, Indonesia, Cina e Corea, di cui diede ampi ragguagli nel libro Aure.

Dal 1969 al 1983 diresse la rivista «Conoscenza religiosa» che pubblicò, tra gli altri, testi di Abraham Joshua Heschel, Marius Schneider, Marcel Griaule, Henry Corbin, Seyyed Hossein Nasr, Leo Schaya.[2]

Nel 1970 scrisse una controversa introduzione alla prima edizione de Il Signore degli Anelli di Tolkien. Nel 1974 presentò la prima traduzione mondiale (realizzata da Pietro Modesto) della monumentale opera La colonna e il fondamento della Verità del filosofo e mistico russo Pavel Aleksandrovič Florenskij, di cui tradusse successivamente Le porte regali. Saggio sull'icona (1977).

Come prefatore e critico ha scritto su Yakup Kadri Karaosmanoğlu, le Upaniṣad, l' Imitazione di Cristo, Richard Rolle, Ioan Petru Culianu, Mircea Eliade, Thomas Mann, Sade, Kafka, Joyce, Emily Dickinson, Herman Melville (del quale curò una traduzione parziale del poema Clarel), Nathaniel Hawthorne, Margery Kempe, Francis Scott Fitzgerald e altri letterati americani del Novecento.

Nel 1991, lasciato l'insegnamento universitario, si trasferì a Montepulciano, dove morì il 29 maggio 2002.

(Da wikipedia)







venerdì 10 giugno 2011

Prometeo Luciferico - Parte II

(La prima parte qua)


Passare dal mito alla realtà(anche se, con l'andare del tempo, mi chiedo quale dei due elementi sia più reale dell'altro), dal Prometeo-Lucifero perso nella notte dei tempi, ai resoconti storici che più da vicino ci riguardano, non è poi così difficile.
Sostanzialmente, l'azione luciferica, si può esplicare appieno, con due elementi, soprattutto quando essi interagiscono l'uno con l'altro: la sete di spiritualità e l'assenza di memoria.
L'assenza di memoria, ha agito in passato, soprattutto durante il periodo dell'umanenisimo, creando una sorta di moralità umana ed intellettuale, che si andava prepotentemente a scontrare con la moralità religiosa, o meglio ancora, nascendo in contrasto con questa, come una sorta di naturale passaggio, segno dei tempi: in realtà si è passati da un inganno ad un altro, visto che la religione ortodossa, più che altro aveva cristallizzato e congelato l'essenza della spiritualità in dogmi, atti a giustificare il potere temporale mentre la moralità intelettuale "laica" ha creato l'illusione che potesse esistere una morale umana, basata su principi di etica "studiata a tavolino", materiale e non poi così diversa da quella della religione, defunta prima di nascere.Quindi, dopo che si è passati dalla spiritualità come fatto reale, come fatto realmente vissuto(e le culture ancestrali, con tutti i loro punti di contatto rituali e simbolici, lo dimostrano), si è passati all'adorazione di cadaveri spirituali, per giustificare il vago ricordo del mondo precedente e attuare un potere temporale di chi, questo ricordo, lo aveva più di altri, per finire con l'adorare l'intangibile sogno, irraggiungibile all'infinito, dell'etica umana, che mai ha funzionato, mai funzionerà e che è il più grosso insulto dell'uomo ai doni preziosi dell'individualità e del libero arbitrio (addirittura alla fine dell'800 era nato un movimento che tutelasse l'etica, finito tristemente come era iniziato...è importate accorgersi che parlare di ideali, ideologie e pensare che siano attuabili per tutti, non è molto diverso dell'imporre una religione, credo che la storia ci mostri tutto questo, per quanto qualcuno possa non essere d'accordo)
Si arriva quindi, dopo un bel periodo di chiodo scaccia chiodo delle vicende umane, ad un punto in cui la
religione è un'ombra del passato, riportato piuttosto male, più intrisa di potere temporale, nel ricordo di tutti, che spirituale e l'etica umana, creatrice del materialismo di vecchio stampo, che soffoca ogni tipo di conato trascendente, ogni possibilità di pretesa spirituale.
Ed ecco i due fattori, di cui parlavo sopra, perfettamente allineati, pronti a farne esplodere un terzo, verso la metà dell'800: l'assenza di memoria e la sete di infinito, data dalla castrazione del mondo materiale figlio dell'illuminismo(mi chiedo chi abbia portato quel "lume" e chi lo abbia accettato senza indugiare).
Lasciate un uomo senza bere per 10 giorni e lui dopo si soffocherà bevendo acqua, non accorgendosi nemmeno se è avvelenata o meno...questo è quello che successo e sta succedendo ancora oggi, ma proseguiamo con rigore.
Lo spiritismo dell'800, come fenomeno, direi, contingente e naturalmente conseguente a quello del materialismo ebbe il suo alfiere, più o meno involontario in Helena P. Blavatsky.
Premetto che non accuso il lavoro di questa donna per la sua buona volontà o per la passione per cui ha fatto quello che ha fatto, ma l'idea di creare un sincretismo religioso(come forzare il simbolismo in un totalizzante nuovo paradigma, usato ad oggi da chi detiene il potere, nemmeno troppo dietro le quinte), trascurando la sua già preesistente esistenza o reinventandolo, è stato esattamente aprire le porte a Lucifero, primo perchè chi gli parlava era esattamente qualcuno di incorporeo al di fuori di lei, per quanto lei abbia viaggiato e ricercato molto personalmente, secondo perchè è diventata la prima portavoce della spiritualità fai da te e altamente descrivibile.

Il problema dell'aspetto luciferino, sia presente come entità autentica, sia come impulso, è che si presenta ammantato di forte energia spirituale e non dice bugie, ma, mostrando la luce a chi non è pronto e, sopratutto a chi non l'ha cercata personalmente, si avrà una catastrofica interpretazione soggettiva delle visioni o pulsioni che si percepiscono, basate su cultura, esperienze e periodo storico vissuto: non mi stancherò mai di ripeterlo, l'unico errore del Prometeo Luciferico, è la sua paterna volontà di illuminare ed insegnare, una sorta di orgoglio che spinge il titano a portarci la fiamma o che porta l'Enki sumerico a salvare l'uomo dal diluvio, esattamente come noi insegniamo a qualcuno qualcosa, perchè sentiamo che è necessario, non preoccupandoci del fatto che, quello che facciamo, sia realmente instruttivo( distruttivo?) o meno, tutto il resto lo fa l'uomo, Lucifero è il moto iniziale sia per un'eventuale ascesa, che per una sempre più certa discesa, a questo proposito ritengo opportuno ricordare ancora che attribuire ad altri, viventi, incorporei o meno, i motivi delle nostre disfatte è un fallimento nel fallimento, siamo noi artefici del nostro mondo, nessuno ci può realmente deviare, a meno che non glielo lasciamo fare.
Tutto quello che è seguito al movimento teosofico della Blavatsky è noto e non c'è bisogno di ricordarlo(dal forte legame tra teosofia e  U.S.A., testimoniati dalle sovvenzioni enormi che ricevette la Bailey  , alla nascita della new age), come una goccia che cade nello stagno, si sono creati anelli che si sono allontanati sempre di più dalla verità, creando il mostro a infinite teste della spiritualità soggettiva, descrittiva e ritenuta vera, solo perchè sentita, ma se io passo la vita a sentire un suono, non basta sentirne un altro, per dire che quello è la voce di Dio e questo è l'errore di molti.
Tra tutte le forme di manifestazione luciferica, le più evidenti sono legata senza dubbio al Channelling e al contattismo(corporeo o meno).

Ora, per chi avesse avuto la possibilità di leggere un pò di quello che è scritto nei libri teosofici, ma anche e sopratutto nel lavoro di R. Steiner, non avrebbe dubbi su quello che sto asserendo.
Steiner, ha rappresentato il punto d'incontro tra la vera iniziazione che va ad incontrare quella "fai da te" della teosofia, quindi permette di avere un incontro tra visioni gnostiche/rosicruciane e quelle luciferine teosofiche.
Nel suo "la scienza occulta" o "dalle cronache dell'Akasha" si nota una somiglianza paurosa, nel descrivere le ere precedenti alle nostre, con quello che le varie entità canalizzate, rilasciano un pò ovunque nel web e molti punti di contatto ci stanno pure con gli scritti teosofici(ad esempio lo stato dell'arte dell'uomo ai tempi di Lemuria o Atlantide): ora, dato che Steiner è irremovibile, nel non voler dire qual'è il mezzo per consultare
'akasha(segreto iniziatico o meno, non è dato saperlo, noi sappiamo solo che l'akasha era il quinto elemento Indù, l'etere, in cui spazio/tempo si annullano e si ha una visione del tutto) e considerato che quello che dice è anche molto "teosofico" dal quel punto di vista, quindi luciferino, mi viene in mente che la fonte possa essere sempre la stessa, anche perchè, dal punto di vista iniziatico egli descrive le "entità luciferiche" esattamente come sono, portatrici di conoscenza, anche un veicolo per la conoscenza del logos stesso e, tra l'altro, una delle rare descrizioni che lui fa, la fa proprio di lucifero che descrive come un principe dai lunghi capelli biondi e bello(se vi ricorda qualcosa è normale) e mi chiedo anche chi raccontò ad Edgar Cayce determinate questioni riguardanti atlantide e le piramidi, nei suoi "sonni profetici"
.
Come questo sia andato ad intersecarsi in un discorso alieno, presunto o reale, non lo trovo molto strano, almeno per quello che riguarda una tipo di visione della questione: la funzione new age dell'alieno ecologista che salva la terra e l'uomo, perchè è un piccolo fratello pasticcione, l'alieno-angelo che è un tramite tra noi e Dio, è una descrizione di Luci-fero talmente perfetta, da poter essere già mitologica, se solo la gente volesse guardare la realtà delle vicende.
Guardate bene che io non sono infangato nei lidi del dualismo e della certezza terrena, gli alieni esistono come non esistono, ma quello che fanno con noi, è dannoso in quanto noi stessi, non siamo pronti a ricevere informazioni dall'esterno, ripeto, l'effetto più evidente è il super-luciferico int(f)ernet, in cui si ha una marea di Buddhisti, risvegliati, animici, figli della luce, lighworkers, sciamani, filo-indù, neo-gnostici e quant'altro, che si allontanano sempre di più l'uno da l'altro in virtù dei loro credi particolareggiati, andando alla deriva nell'illusione luciferica, un overload di dati che invece di riportare alla fonte (o di andare oltre, per ritrovarla nell'individualità, quella vera, non quella delle affiliazioni in qualche partito spirituale) porta nel limbo dantesco dell'emozione, scambiata per spiritualità.(ho visto discussioni feroci tra gente che si riteneva "risvegliata", legate al fatto se più o meno ci si potesse reincarnare in animali...ma ho visto di peggio)
So bene di cosa parlo, accadde pure a me tempo fa, leggendo un qualcosa che non posso dire, attraversai due settimane di misticismo emozionale intenso, come se fossi rinato ed è stato bellissimo, ma poi ho dovuto incanalare quella forza, quell'energia, che lasciata là a sè stessa, mi avrebbe fatto brillare come una super-nova, fino a farmi scoppiare, allontanandomi dall'azione, ho dovuto conservare quella fiamma e capire che mi dovevo muovere, senza parole altrui, a costo di essere contro tutti, ma solo se tutti andavano contro quello che ho io di mio, non quello che ritengo vero raccontatomi da altri, senza bearmi delle emozioni, che non possono essere un fine,ma un inizio...e la cosa bella è che non posso dirvi di cosa, come nessuno dovrebbe dirvi di cosa: chi riesce a descriverlo, ha nella sua ricerca, già compreso il fine  stesso(che sia gioia, infinito o Dio, si è perso tutto dicendolo, si proietta il proprio mondo di partenza, per quanto bello, nel futuro e si resta fermi).
Personalmente, ringrazio sempre quella luce che mi è stata portata, che mi ha dato uno scossone tremendo, dandomi ricordi incredibili di momenti legati alla mia infanzia e poco prima ancora, ma ho solo capito che dovevo agire, come agiva un vero sciamano, come agisce e vive un monaco guerriero, come Buddha che si alza dalla meditazione decennale e come Maometto combatte, perchè è quella la sua scelta.
Tenete d'occhio internet, bruciate pure queste mie parole, se vi danno fastidio, io non sono certo un portatore di luce, ma se ho creato un pò di ombra, forse è la che tenete nascosto il vostro essere e magari non ha niente a che vedere con quello che pensate sia giusto e bello e per questo, è ancora più bello, perchè lo è, senza che lo pensiate e senza che lucifero ve lo dica prima che voi lo sappiate da soli.
 Se posso dirvi la mia, trovate il vostro luogo, esiste per tutti, condividete meno video che proferiscono "grandi verità" provenienti da fonti dubbie ed iniziate a pensare cosa potete lasciare di utile, che sia davvero parte di voi, al mondo che dopo di voi verrà, fosse anche una scultura di un topo fatta con dell'alluminio, sicuramente è più utile del rimbalzare continuo di informazioni non vostre e piene di "abbracci di lucifero", che vi incatena a suon di "click" dietro ai vostri nick luminosi, nell'inazione totale del vostro mondo, fatto di vite in cui a stento vi riconoscete, siate liberi, artisti e sbagliate, sbagliate con le vostre idee.





giovedì 9 giugno 2011

Prometeo Luciferico - Parte I

La suddivisione mentale interna, che ha a che fare con impostazioni culturali di vario tipo è forse una delle migliori armi dell'ego materiale, che si è piano piano trasformato in coscienza legata a gruppi sempre più ampi,la quale ha assunto forma di verità, solo perchè legata al fatto che sempre più persone hanno ritenuto reale un qualcosa e la maggior parte di noi è vincolata a questo.
E anche se, magari, qualcuno intellettualmente si forzerà di fare il contrario,la profondità di questa argomentazione è tale da far sentire sempre una sorta di "fastidio" , anche quando ci sono i numeri per ammettere che la propria verità "pseudo-atavica", non è del tutto corretta.
Ritengo che, simbolicamente, elementi come quelli legati al solare, all'aria, alla luce e all'evoluzione dell'uomo, non possano essere casuali, sarebbe inutile l'esistenza stessa di questo blog e probabilmente la vita di molti di noi e, avendo il coraggio di capire che la nostra cultura, acquistata, superficiale, manipolata(non necessariamente da qualche "cattivone", come conviene pensare sempre di più adesso, quello è già sguazzare nella cultura e bearsi della propria innocenza, c'è anche chi agisce in buona fede per sè stesso, danneggiando gli altri, c'è il tempo, c'è la memoria che non funziona sempre bene, c'è la nostra pigrizia) non è che un timido punto di inizio, per una strada che va seguita con forza e con molti ostacoli, piena di errori, che possono addirittura allontanare da una qualche verità.
Perchè questa premessa?
Perchè nell'immaginario collettivo si sono fuse idee archetipiche contrapposte, perdendo la loro funzione di archetipo stesso(non certo in assoluto, ma per noi, come interpreti dell'archetipo), permettendo a molti  di cadere in errore, tantoda arrivare a  non rendenderci conto che non sappiamo nemmeno quando, parlando, di volta in volta, siamo Greci(anima), Ebrei (spirito) o Romani(mente).
Ma non è di terminologie che voglio parlare, anche se ci sarebbe molto da dire, quanto di una questione, per me vitale, che riguarda chiunque abbia deciso di intraprendere un cammino, quello della scoperta delle proprie origini, quello legato al cosa può essere l'uomo che va oltre e che vuole, in qualche mondo, sfiorare la trascendenza.



Il mito di prometeo e quello di Lucifero, sono assolutamente complementari e servono ognuno per rispondere a domande sull'altro, quanto meno, a completare un quadro, sicuramente ancora più ampio, ma che riguarda noi e che ci può sicuramente illustrare al meglio visioni di un passato remoto, che è ancora in atto, in quanto vivente come archetipo e simbolo.
Adesso, per alcuni, il primo impedimento sarà dato dalla dicotomia culturale greco/ebraica(o cattolico/cristiana) che vuole Prometeo come uno dei tanti benefattori dell'umanità e Lucifero come uno dei suoi avversari...ma è una costruzione mentale: l'uno non è più benefattore di quanto non sia avversario l'altro, poco contano le loro intenzioni, quanto la loro funzione mitologica.
Intanto un pò di chiarezza: il nome Lucifero, tratto dalla tradizione mitologica romana è la traduzione dal greco di Phosphoros o Eos-foro, in cui il significato resta sempre "portatore di luce" o anche dell'alba (la dea Eos della mitologia greca).
In questa ottica, è la "luce(o stella) del mattino", nome attribuito anche a Venere, la stella di luce bianca che anticipa la vera alba,un simbolo che vive sotto in nostri occhi che rappresenta il tramite tra il giorno e la notte, che ci regala l'idea migliore possibile di "portatore di luce".
Ora, dal punto di vista giudaico/cristiano sappiamo bene chi sia Lucifero: questo è il nome dato all'angelo che si rivoltò contro Dio e che per questo fu punito e fu fatto precipitare all'inferno.
Forse è bene ricordare che, tale nome, ha più che altro senso quando si parla ancora dell'angelo superbo, ma ancora in "cielo", non tanto del caduto, che ha altre mille nomi, ovviamente "satana" in testa a tutti, tant'è che alcune tradizioni, vogliono che Satana stesso sia stato il tentatore di Lucifero, colui che lo portò alla corruzione: credo che archetipicamente il processo di caduta all'inferno del portatore di luce ed il suo processo di trasmutazione in satana avvenga sempre e più di sempre,nella vita di molti di noi, poi vedremo come.
Ora, senza addentrarci troppo nella storia di Prometeo("colui che prima riflette", l'idea del lume della ragione, già presente nel suo nome), titano, da prima alleato di Zeus, poi suo nemico, ha, tra i vari capi di accusa, quello di aver riportato agli uomini il fuoco/luce, dopo che il re degli dei lo aveva sottratto loro.
Una delle due tradizioni, vuole che lui abbia preso la "scintilla" da portare agli uomini proprio dal carro di Elio, il Dio del sole che, guarda caso, è il fratello di Eos, l'alba sopracitata: diciamo che Prometeo diventa Elios-foro(portatore di Sole) come lucifero è eos-foro(portatore dell'alba), ma entrambi sono il tramite tra l'uomo ed il divino per ritrovare la luce, il maschile(sole) ed il femminile(venere) necessari per comprendere un'unica verità, entrambi sono lucifero, per l'uomo, la complementarità nel duale, che si fonde nella luce del solare è innegabile.
Lucifero è il serpente che vuol rivelare la luce della conoscenza ad Adamo ed Eva, così come Prometeo è colui che riporta all'uomo la luce del fuoco necessaria per la vita, entrambi sono i disertori tra le file dei soldati di Dio che, nel bene o nel male, ha deciso le sorti dell'uomo, negandogli la conoscenza diretta del divino(ma mostrandogli  solo l'aspetto esteriore, di esso, quello legato alla potenza) ed al tempo stesso,entrambi sono mitologicamente l'unico tramite tra il divino e l'umano, un qualcosa che comporta rischio e sacrificio, sempre al limite con l'inganno ed il tradimento, senza il consenso diretto della divinità: da un punto di vista della divinità, sia Lucifero che Prometeo sono entrambi colpevoli.
La conseguenza delle loro azioni, fu una punizione tremenda, per loro e per gli uomini: da una parte Prometeo incatenato, con una colonna infilata nel corpo, nella alture del Caucaso, con un aquila che gli avrebbe mangiato il fegato per l'eternità e con Pandora che avrebbe aperto il vaso, portatore dell'inferno per i mortali e dall'altra lucifero, trasformato in Satana, incastrato nel punto più basso dell'inferno, anch'esso, creato per chi
tradisce Dio e per chi segue il traditore, sino in fondo.
Perchè è questa l'unica cosa che rende terribile l'entità luciferica, che, come ogni cosa che è creata, risente della dualità, solo è messa a confronto con un'altra entità:l'abuso e l'identificazione con il mezzo, non con quello che il mezzo porta.
Prometeo, viene liberato, nella tragedia di Eschilo(sulle tragedie greche, come potenti emanatori di simbolismo, ci sarebbe molto da dire, niente era casuale, in esse), da Ercole, che, uccidendo l'aquila(che, secondo un simbolismo, spiegato molto bene da Evola, è assimilabile "olimpicamente" alla saetta di Zeus, quindi alle fiamme come distruttrici, rendendo ancora più verosimile il paragone tra il titano e l'angelo caduto, inabissato nelle fiamme infernali), spezza le catene del titano.
Credo sia giusto notare come, per il simbolismo sia solare che del leone, per l'idea di figlio del divino, ma non totalmente Dio(più che altro, per l'idea della sua impermanenza terrestre, nella sua forma umana) e come funzione eroica/salvifica, l'Eracle greco, sia un'anticipazione ellenica della figura di Cristo oltre ad essere con la sua storia e quello in assoluto, uno degli esempi più grandiosi del valore dell'antica iniziazione, fatta di sacrifici e prove, quella precedente all'esoterica manifestazione del logos, in cui la morte finale, non è che da vedersi come l'assunzione in cielo, come un altro degli dei olimpici, come perseguita realizzazione del cammino iniziatico.
Quindi, il figlio del Dio che ha incatenato il prometeo/lucifero, libera dalle catene il non più traditore come Dal Golgota, Cristo, prima della resurrezione, discende all'inferno diventando egli stesso lucifero(caratteristica che gli viene attribuita varie volte) sconfiggendo il regno delle tenebre, annientando la punizione del caduto o, meglio, ponendo fine alle sue sofferenze.
E' interessante notare come esotericamente, prima della manifestazione del logos,l'al di là era il regno delle ombre, dell'oscurità(forse per questo, nemmeno prometeo aveva meritato tanto), un mondo di terrore e perdizione che venne totalmente cambiato, nell'immaginario collettivo, dopo l'evento di Palestina...l'antico mondo delle tenebre divenne solo la parte oscura, che si va a sovrapporre, appunto, all'inferno.
L'elemento solare, presente in Prometeo, Lucifero, Ercole e Cristo, regala la visione di una continuità e del cambiamento che si ha tra l'uomo ed il suo rapporto con il divino: dapprima è una luce rubata e portata da "angeli " o "titani", impietositi dalla condizione umana o (forse solo manipolatori dell'uomo contro Dio, ma le motivazioni "sentimentali" nel vero senso del termine, sono quelle che meno mi interessano, sinceramente, dato che è un dei tratti principali della trasformazione della verità, in religioso dogma), un tramite divino, che permetteva all'uomo di essere in contatto con il trascendente, in seguito, ercole e Gesù, nati in mezzo agli uomini, non più osteggiati dal Dio, ma autentici figli dello stesso, portatori della luce,simbolicamente viva dentro ognuno, per mostrare come il contatto indiretto, non fosse più necessario, ma come dall'individualità di ognuno, di ogni uomo, con l'iniziazione espressa in Ercole, come con il logos presente in Gesù, si potesse trovare la strada, senza più nascondersi; Ercole combatte per mantenere accese le fiamme di luce portate da prometeo, come Cristo insegna la strada che ha valore solo se sviluppata nel proprio "io", senza assumerla tutta insieme, dall'esterno, con un morso della mela Ercole e Cristo si sostituiscono a Prometeo e Lucifero, divenendo portatori autentici della luce, che prima era solo rubata.
(Aggiunta postuma)
Secondo le cronache dell'Akasha di Steiner, Lucifero ha avuto la sua incarnazione in oriente, migliaia di anni prima di Cristo,"sceso" sulla terra per insegnare agli uomini i mezzi per riconquistare, tramite l'iniziazione, il mondo spirituale, dato che, in seguito ad una delle trasformazioni stesse del genere umano, legate allo scorrere del tempo attraverso le ere terrestri, c'era bisogno di un maestro che trasformasse il mezzo ascetico, modellandolo sulle nuovo modello di umanità, ancora una volta, l'idea del ladro del fuoco divino che ritorna prepotente e che si va sommare al resto.

Nella seconda parte, andrò a descrivere(nei limiti del possibile e per quello che mi è possibile) come agisce su di noi lucifero, come l'ortodossia religiosa confonda(consapevolmente o meno, non lo voglio o lo posso dire)l'idea primigenia dell'entità luciferica e come questa, per quanto funzionale, per un certo tipo di percorso, sia soltanto un mezzo, da abbandonare, una volta perseguito il fine o una volta intrapresa la nostra strada.
Il rischio è di finire incatenati nell'illusione di aver trovato l'illuminazione...ma è solo il riflesso, il riflesso presente nel nome di Prometeo ed in quello di Lucifero, il riflesso della luce autentica.

lunedì 30 maggio 2011

decriptare la realtà II: l'alterazione del potere immaginifico

Questo è davvero importante, per me, perchè riguarda realmente la maggior parte di noi, solo per il semplice fatto di leggere questo scritto, davanti ad un computer, siete compresi in questo post.
Inanzitutto il "potere immaginifico" , realmente, cos'è ?
C'entra l'immaginazione?
Ovviamente si, ovviamente stiamo parlando della stessa etimologia, stiamo parlando della capacità più chiaramente intangibile ma, al tempo stesso, reale presente nell'uomo : quella di creare (non dirò mai con il cervello, al limite mente, ma più che altro dirò solo creare) immagini tramite il pensiero.
Per quanto "immaginifico" ed "immaginazione" siano , per certi aspetti, sovra-scrivibili, per come va intesa la questione, direi che con il primo termine, si vuole porre l'accento sull'idea di controllo totale dell'immagine creata: l'immaginazione, anche nell'idea moderna comune e corrente, è già un elemento che si esplica nell'attività sensibile, nell'esperienza fisica, magari nell'arte o in dato lavoro, in un certo qual modo, è l'immagine che nasce come possibilità di essere subito applicata, per migliorare dati tipi di esperienze.
L'immaginifico, invece, se lo vediamo in quest'ottica è "affine a sè stesso".
Non creiamo qualcosa per, letteralmente, inventare un percorso che si vada ad esplicare nella realtà dei sensi, consolidandosi e perdendo la viva idea di partenza, ma lo creiamo per creare e basta.
E si crea, esattamente come un artigiano crea la sua opera, partiamo dal materiale, da eventuali tecniche di lavorazione, dal colore, dalle forme e dalla possibilità di mantenere in un dinamico movimento vitale, l'oggetto finale della nostra creazione.
Questo perchè?
Per lo stesso motivo per cui, oltre un vago simbolismo, gran parte dei movimenti spirituali/religiosi, di ogni epoca e tempo, erano sostanzialmente privi di immagini e, quelle che c'erano, erano, appunto soltanto un'idea simbolica, che potesse servire come punto di accesso per l'utilizzo di tale capacità e non c'era niente che potesse alterare tale capacità.
Questo(insieme alla memoria, altro elemento che ha subito attacchi clamorosi, negli ultimi decenni, di cui parlerò in futuro) era acclamatamente il mezzo con cui l'uomo, riusciva a sviluppare la capacità e gli "organi", necessari per entrare in contatto con il mondo spirituale, l'ultima possibilità per ottenere ciò,  rispetto ad un passato ancestrale in cui questo era normale.
E' importante fare una digressione, per dire che, non obbligatoriamente bisogna pensare che l'uomo del passato fosse migliore di noi: probabilmente, essendo in contatto con elementi di "assoluto", costantemente, quello che andava a perderci, era l'individualità stessa, che si è sviluppata, in maniera capillare sino ad adesso, soprattutto in seguito ad un evento ben chiaro per i cultori dell'esoterismo, era un uomo profondamente diverso, assolutamente incomprensibile per noi.
Era un uomo diverso, che con il perdere, piano piano, questo contatto superiore, ha naturalmente sviluppato delle strade non-sensibili, sapendo bene come arrivare a destinazione  per un ricordo diretto nel passato con tutto ciò, con il fine di restare immerso nel mondo spirituale, quando questo, causa la natura individuale/super-sensibile dell'uomo, ha smesso di essere una fonte di acqua visibile per tutti, il mito di Shamballa e, per certi aspetti, pure di Atlantide.
Ecco perchè, in questa visione la mitologia simbolica, non rappresenta immaginazione, ma immagini riflesse di un mondo che prima era reale:chi parlava di Odino o Wotan ed Asgard , chi parlava di Titani o Dei e dell'Olimpo, attribuendogli caratteristiche ben precise, che si riflettevano sull'uomo, contaminandosi piano piano con idee terrene e mischiandosi tra di loro, ma inizialmente, discendenti realmente dal ricordo che le persone  avevano dell'era precedente alla loro.
In quest'ottica, l'ideale migliore di uomo del futuro, è di uno che, mantenendo la propria individualità, riesca a riprendere il naturale contatto con il mondo elementare, spirituale, astrale e che questo lo ponga ad un livello inusitato, nella sua storia, ma adesso siamo lontani da ciò, molto lontani, nonostante i decantati risvegli globali e quantici, che sono solo la vittoria di un incredibile misticismo figlio della disperazione e della speranza di fuga, tutto dimostrabile tra qualche anno, come enorme truffa globale.
Ecco, però, che il potere immaginifico, potrebbe aiutarci  a capire meglio certe cose e a poter assaggiare una porzione astratta di questo infinito.
Ma c'è chi descrive questo ottimamente e meglio di me, come l'antroposofia in generale.
Torniamo al titolo del post.
Ora, quello che va analizzato, è come dalla critica feroce che,  in quest'ottica alla copia deviata del mondo spirituale rappresentata dall'arte, era partita già da Platone, sicuramente depositario indiretto della cultura ancestrale(bisogna pensare che le rappresentazioni "colorate" ed antropomorfiche di divinità e altro, che sicuramente a molti verranno in mente, sono ben posteriori, rispetto alla nascita del mito stesso, non pensate che nella teogonia greca, ci fossero le figurine, tra un scritto e l'altro, quando e se mai, fosse scritto...), siamo arrivati adesso all'assoluto ebetismo mentale, che mette al riparo da "sguardi indiscreti".
Ogni mezzo di comunicazione visivo, ogni immagine astratta ,ogni videogioco e ogni ricostruzione anche di quello che non potrebbe essere comunicato, con elementi presi da questa parte di mondo , ha su di noi, da questo punto di vista, un effetto pari a quello di un acido sulle cellule del cervello: ci aiuta con illusioni, mentre uccide caratteristiche vitali.
Lungi da me criticare totalmente la tecnologia, i videogiochi e tutto quello che, se usato con discrezione, potrebbe addirittura aiutare, ma la parola "discrezione", è alquanto poco presente, nel vocabolario di chi è figlio di questi tempi.
Perchè dico questo?
Si potrebbe pensare che, le immagini ci stordiscano, ci impigriscano e piano piano, superino la nostra capacità immaginifica, sostituendo quello che dovremmo creare noi, con cose già create...ma il problema è anche altro e comunque, questo, è facilmente visibile.
Il problema è che tutto questo blocca il processo di costruzione dell'immagine ed agisce effettivamente come un'interferenza visiva sul nostro occhio spirituale interno(non parlo di terzo occhio, per gli affezionati di un discorso esoterico/orientale, penso che quello che sia un'altra cosa ancora e riguardi immagini reali, ma non create da noi, ovviamente).
Ho provato in prima persona questo, anni fa e ho provato a far costruire  immagini mentali a svariate persone (ad esempio un ago, a partire dal metallo estratto, dagli strumenti che potevano estrarlo, alla lavorazione, alla forma, fino al mantenimento dinamico dell'immagine, davanti agli occhi) e, quando non trovavo una derisione, magari da parte di chi non si rende conto che non ha più niente di suo, nel pensiero speculare, trovavo la stessa cosa che si ha, quando si visualizza un immagine in uno schermo, con continue interferenze, causate da una pessima ricezione.
In sostanza, oltre alla difficoltà di sovrapporre le immagini di origine/lavorazione/forma/colore in una solo dinamica immagine che rappresenti la nostra creazione interiore, si ha anche quella del mantenimento della stessa, per più di un micro-secondo , dentro la nostra visione interna.
Molti dei libri che in passato parlano di ciò ( vi rimando alla lettura di questo per avere un ottimo riassunto), affermano della difficoltà iniziale che si può riscontrare nel portare avanti questo processo creativo, ma ne parlavano in periodi in cui mai e poi mai si sarebbe potuto immaginare un continuo e strenuo assalto a tale facoltà.
Addirittura,  ho letto  una volta, un articolo legato all'accellerazione del processo del sogno lucido, legato all'utilizzo sfrenato di video games 3d in prima persona: probabilmente, non è nient'altro un'incapacità del "cervello" di produrre altro che quello che ha visto per svariate ore di fila e niente ha a che vedere con il reale sogno lucido, tanto più se l'oggetto/ambiente del sogno, è lo stesso del video gioco.
Vi invito a provare: tentare almeno 10 minuti al giorno, di creare con la vostra essenza delle immagini, di oggetti inanimati che l'uomo può creare con le proprie mani, provare a visualizzare tutte le tappe della sua creazione ed fonderle in un'unica immagine concettuale che rappresenti la sua vera natura e provare ad averla, chiara, dentro di voi, come se guardaste la luna, senza nuvole, senza distogliere lo sguardo.
Se ci riuscite, avete un enorme dono; se l'immagine appare, scompare, cambia di forma, di colore, di grandezza si sposta al di là della vostra volontà, bene, rendentevi conto che non c'è scia chimica o microchip che possa battere la potenza di questo assalto interiore, realizzato da quando da bambini, iniziamo a assumere ore ed ore di droga anti-creazione.
E' importante sempre e più di sempre, pensare che se si parla di Magia, parola mai passata di moda, ma tristemente sconfinata in altri campi semantici, come quello della morale/sentimentale o nello spiritismo/psichismo da mezzo-uomo, si parla effettivamente di questo, ancestralmente la chiave di accesso per andare oltre,  risiede in noi, ma non basta essere sereni e superare "l'ego", come va tanto di moda dire: quello è solo accendere il motore della macchina, poi bisogna iniziare a muoversi.

giovedì 26 maggio 2011

Il neospiritualismo e la critica "profetica" di Guenon

Tratto da "il Regno della quantità ed i segni dei tempi"
 Il neospiritualismo

Questo scritto risale agli anni '40.
No comment.

"Abbiamo appena detto di coloro che, volendo reagire contro il disordine attuale, ma non possedendo le conoscenze sufficienti per poterlo fare in modo efficace, sono in qualche modo «neutra­lizzati» e diretti verso vie senza uscita; sennonché, oltre a costoro, ci sono anche quelli che, al contrario, è fin troppo facile spingere più innanzi sulla strada che conduce alla sovversione. Il pretesto che è loro fornito nello stato presente delle cose, è nella maggior parte dei casi quello di «combattere il materialismo», e certa­mente i più fra di loro vi credono sinceramente; ma mentre i primi di cui abbiamo parlato, quando vogliano agire in tal senso, approdano semplicemente alle banalità di una vaga filosofia «spi­ritualistica», senza alcuna portata reale, ma se non altro quasi inoffensiva, questi ultimi vengono orientati verso il campo delle peggiori illusioni psichiche, ciò che è ben altrimenti pericoloso. Di fatto, mentre gli appartenenti alla prima categoria, pur es­sendo più o meno contagiati a propria insaputa dallo spirito moderno, non lo sono tuttavia abbastanza profondamente da essere completamente incapaci di vedere, questi di cui tratterremo ora ne sono interamente penetrati e si fanno anzi, abitual­mente, un vanto di essere dei «moderni»; l’unica cosa che ripugni loro, fra le manifestazioni differenti di questo spirito, è il materialismo, ed essi sono a tal punto affascinati da quest’unica idea, da non accorgersi neppure che una quantità di altre cose, come la scienza e l ’industria che essi ammirano, sono strettamente dipendenti, per le proprie origini e per la loro stessa natura, da quel materialismo che gli fa così orrore. Ciò detto, è facile capire come mai un atteggiamento del genere debba essere al momento attuale incoraggiato e diffuso: costoro sono i migliori collaboratori inconsapevoli che si possono trovare per la seconda fase della azione antitradizionale; siccome il materialismo ha quasi finito di rappresentare la sua parte, sono essi che diffonderanno nel mondo quel che dovrà prenderne il posto; anzi, il loro compito sarà di venire utilizzati per aiutare attivamente ad aprire quelle «fendi­ture» di cui dicevamo in precedenza poiché, in questa sfera, non si tratta più solamente di «idee» o di teorie, ma, inoltre e contem­poraneamente, di una «pratica», che li
mette in contatto diretto con le forze sottili della specie più bassa; occorre aggiungere, del resto, che a questa funzione essi si prestano con tanto maggior buona volontà in quanto si illudono nel modo più completo sulla vera natura di queste forze, giungendo al punto di attribuir loro un carattere «spirituale».
Si tratta di quel che in modo generico abbiamo chiamato «neospiritualismo», con lo scopo di distinguerlo dal semplice «spiritualismo» filosofico; in questa sede potremmo quasi accontentarci di ricordarlo semplicemente a modo di «pro memoria», in quanto già consacrammo, in altre occasioni, studi speciali a due delle sue forme più diffuse [Cfr. R. Guénon, L’Erreur spirite, cit., e Le Théosophisme, histoire d’une pseudo‑religion, Paris, 1921]; esso però costituisce un elemento troppo importante, fra quelli che sono tipici dell’epoca con­temporanea, perché possiamo astenerci dal rammentare almeno i suoi tratti principali, astrazion fatta tuttavia, per il momento, dell’aspetto «pseudoiniziatico» rivestito dalla maggior parte del­le scuole che si ricollegano ad esso (ad eccezione beninteso delle scuole spiritistiche, le quali sono apertamente profane, ciò che d’altronde è richiesto dalle necessità della loro estrema «volgarizzazione»), giacché dovremo ritornare più tardi su questo argo­mento in modo particolare. Per cominciare è opportuno notare che non si tratta di un insieme omogeneo, ma di qualcosa che assume una molteplicità di forme diverse, quantunque il tutto presenti sempre un numero sufficiente di caratteristiche comuni per poter essere legittimamente riunito sotto una stessa denomi­nazione. Ma quel che è più singolare, è che tutti i raggruppa­menti, le scuole ed i «movimenti» di questo genere siano co­stantemente in concorrenza o addirittura in lotta gli uni con gli altri, al punto che sarebbe ben difficile trovare altrove, tranne for­se fra i «partiti» politici, o di più violenti di quelli che esistono tra i loro rispettivi aderenti, mentre tuttavia, per una strana iro­nia, tutte queste persone hanno la mania di predicare la «fraternità» a proposito e a sproposito! Si tratta di qualcosa di veramente «caotico», che può fornire, ad osservatori fossero
pur superficiali, l’impressione del disordine spinto alle sue punte estreme; d’altronde anche questo non è se non un indizio che il «neospiritualismo» costituisce una tappa già piuttosto avanzata sulla via della dissoluzione.
D’altra parte, il «neospiritualismo», nonostante l’avversione che manifesta nei confronti del materialismo, tuttavia rassomiglia a quest’ultimo sotto più d’un aspetto, al punto che si è potuto, con sufficiente ragione, usare al suo proposito l’espressione di «materialismo trasposto», cioè, insomma, esteso oltre i confini del mondo corporeo. A mettere particolarmente bene inevidenza la giustezza di questa osservazione sono quelle grossolane rappre­sentazioni del mondo sottile e di un preteso mondo «spirituale» a cui abbiamo già fatto allusione più indietro, le quali non sono fatte d’altro che di immagini prese in prestito dal campo corpo­reo. Questo stesso «neospiritualismo» si riallaccia inoltre in modo più effettivo ancora alle tappe anteriori della deviazione mo­derna tramite quello che si può chiamare il suo lato «scientisti­co»; anche questo abbiamo già segnalato trattando dell’influsso esercitato sulle differenti scuole da parte della «mitologia» scien­tifica del momento in cui esse videro la luce; ed è il caso, altresì, di far risaltare in modo tutto particolare quale parte, invero con­siderevole, abbiano nelle loro concezioni, senza eccezioni ed in modo affatto generale, le idee «progressistiche» ed «evoluzioni­stiche», le quali sono senza ombra di dubbio uno dei segni più tipici della mentalità moderna, e sarebbero perciò sufficienti, da sole, a caratterizzare tali concezioni come un prodotto fra i più incontestabili di questa mentalità.
Si aggiunga poi, che quelle stesse fra queste scuole che mettono in mostra un andamento «arcaico» utilizzando a modo loro frammenti d’idee tradizionali incomprese e deformate, o mascherando al bisogno idee moderne sotto un vocabolario copiato da qualche forma tradizionale orientale od occidentale (tutte cose che, sia detto per inciso, sono in formale contraddizione con la loro credenza nel progresso» e nell’«evoluzione»), sono costan­temente preoccupate di far andar d’accordo queste idee antiche, o pretese tali, con le teorie della scienza moderna. Un lavoro di questo genere è del resto incessantemente da ricominciare a mano a mano che tali teorie cambiano, ma bisogna dire che coloro che vi si dedicano hanno il compito semplificato dal fatto di tener quasi sempre conto soltanto di quel che possono trovare nei lavori di «volgarizzazione».
Oltre a ciò, il «neospiritualismo» è anche in perfetta conformità con le tendenze «sperimentali» della mentalità moderna in quello dei suoi aspetti che abbiamo denominato «pratico»; ed è in virtù di questo aspetto che esso riesce, a poco a poco, ad esercitare un influsso notevole sulla scienza stessa, e a insinuarsi in essa in qualche modo per mezzo di quella che viene chiamata la «metapsichica». È fuor di dubbio che i fenomeni a cui quest’ultima fa riferimento meritano, in sé, di essere studiati almeno tanto quanto quelli dell’ordine corporeo; quel che si presta ad obiezioni è il modo in cui essa pretende studiarli, applicando loro il punto di vista della scienza profana; i fisici (i quali si accaniscono a far uso dei loro metodi quantitativi fino a voler tentare di «pesare l’anima»!) e financo gli psicologi, nel senso «ufficiale» della parola, sono certo le persone meno preparate che si possano immaginare per uno studio di questo genere, e per ciò stesso più suscettibili di chiunque altro di cader preda delle illusioni [Dicendo questo non intendiamo parlare esclusivamente del conto in cui bisogna tenere la frode cosciente ed inconsapevole in questo genere di cose, ma anche delle illusioni che possono sorgere quanto alla natura delle forze che intervengono nella produzione reale dei fenomeni detti «metapsi­chici»]. Ma non basta: di fatto le ricerche «metapsichiche» non vengono quasi mai intraprese in modo totalmente indipendente dagli appoggi dei «neospiritualisti», soprattutto degli spiritisti, ciò che prova come questi ultimi abbiano, tutto sommato, la ferma intenzione di farle servire alla loro «propaganda». Ma quel che forse è ancor più grave sotto questo riguardo è che gli sperimentatori sono posti in tali condizioni da trovarsi obbligati a ricorrere ai «medium» spiritistici, vale a dire ad individui le cui idee preconcette modificano notevolmente i fenomeni in questione conferendo loro, se così si può dire, una «colorazione» speciale, e ciò tanto più in quanto sono stati allenati con cura tutta particolare (esistono persino delle «scuole per medium») a servire come strumento e «supporto» passivo di certe influenze appartenenti ai «bassifondi» del mondo sottile, influenze a cui essi servono di «veicolo» dovunque vadano, le quali per di più non mancano di contagiare pericolosamente tutti coloro, scienziati o non scienziati, che vengono in contatto con loro e che, a causa della loro ignoranza di quanto si cela dietro queste cose, sono assolutamente incapaci di difendersene. Non insisteremo oltre su questo argo­mento, anche perché ci siamo già sufficientemente spiegati a questo proposito in un’altra sede, ed in fondo non ci resta che rin­viare coloro che sentissero il bisogno di più ampi sviluppi a queste nostre opere; tuttavia ci preme di mettere in risalto, poiché si tratta di una caratteristica del tutto tipica dell’epoca attuale, la stranezza della funzione dei «medium» e della pretesa necessità della loro presenza per la produzione dei fenomeni derivanti dalla sfera sottile. Perché mai niente del genere esisteva un tempo, ciò che non impediva affatto alle forze di questo tipo di manifestarsi spontaneamente, in determinate circostanze, con un’ampiezza ben diversa di quanto non accada nelle sedute spiritiche o «metapsichiche» (e questo, molto spesso, in case disabitate o in luoghi deserti, il che esclude l’ipotesi troppo comoda della pre­senza di un «medium» incosciente delle proprie facoltà)? Ci si potrebbe chiedere se dopo ’apparizione dello spiritismo non sia cambiato in realtà qualcosa nel modo stesso in cui il mondo sottile agisce nelle sue «interferenze»
con il mondo corporeo, e in fondo non si tratterebbe che di un altro esempio di quelle modificazioni dell’ambiente che già abbiamo rilevato discutendo degli effetti del materialismo; ad ogni modo, quel che c’è di certo in tutta questa faccenda è che si tratta di qualcosa che risponde perfettamente alle esigenze di un «controllo» esercitato su queste influenze psichiche inferiori, già essenzialmente «malefiche» in se stesse, per utilizzarle più direttamente in previsione di certi sviluppi ben determinati e conformi al «piano» prestabilito di quell’opera di sovversione per la quale esse sono ora «scatenate» nel nostro mondo."

mercoledì 25 maggio 2011

Lo specchio della trascendenza : il portale invisibile del numero undici

Premetto che parlare, nei termini in cui ne se parlerà qua,  del simbolismo legato al numero 11(o parte di esso, visto che l'argomento  è un qualcosa di  assolutamente sconfinato) non è nè da ricondursi agli aspetti quantitativi della matematica o della fisica,  nè a quelli neo-esoterici di qualche presunto "numerologo", nè a qualsivoglia altra visione magica, legata a tradizioni di poco conto o assolutamente fantasiose, come quelle new age, figlie (anzi, ormai nipoti) di errori, resi "colorati" negli anni settanta : non mi stancherò mai di parlarne.
Sarà una dissertazione sopra le righe,  che darà voce,  ove possibile, al  simbolo stesso; discussione sicuramente personale, ma ancora più sicuramente legata a quello che ogni sfaccettatura di tale  numero può presentare: questo è indissolubilmente legato a chi guarda, a chi vive il simbolo, anche se  con umiltà e senza superimposizione dell'ego, senza pensare che la comprensione di qualcosa, su questo piano,  si ponga automaticamente come un arricchimento quantitativo/personale di qualsiasi tipo : è solo una constatazione che può, a sua volta, portare verso altri lidi.
Per quello che riguarda chi ha raffigurato, trasportato nel tempo o raccontato l'idea di un simbolo, è bene pensare che chiunque sia e per quanto sia o meno consapevole di quello che sta facendo, rappresenta sempre un mezzo, ne parleremo strada facendo.

Il Simbolismo totale presente nel numero 11 è a dir poco impressionante.
Dal punto di vista della sua natura più ontologica, diciamo "esistenziale",  rappresenta l'unità che si riflette in sè stessa,  realizzando l'idea ancestrale di dualità come separazione apparente dell'uno, in realtà presente in entrambe le metà.
E' sicuramente il numero che va oltre, il primo che non possiamo contare con tutte le dita delle mani ed il primo che, al pari dello zero, rappresenta l'uscita dalla perfezione pitagorica e cabalistica del 10.
In effetti, se andiamo a riprendere la celebre e già presente su queste pagine "Tetraktis" Pitagorica, è facile notare che,  l'invisibile superamento, in ogni direzione ci si muova al di fuori della forma pitagorica, porterebbe alla rappresentazione del numero 11, tant'è che la sua funzione di numero  che va oltre, va a sovraincidere con la funzione invisibile  di partenza del numero zero, lo stesso potremmo affermare per l'albero della vita della Kabbalah: ogni ipotetico elemento singolo che si va, invisibilmente,  ad aggiungere alla perfezione "visibile" porta alla dualità, realizzata simmetricamente, portando all'entità numerica di undici.

Il superamento è da intendersi come, appunto, un unico elemento composto dai numeri uno sino a dieci,  che come va a sommarsi alla prima unità "sovrasensibile" in qualsiasi direzione(ma solo dopo aver conquistato la decina perfetta), ciò riconduce all'unicità che può riflettersi in sè stessa e finalmente riconoscersi :  l' unità "esterna e speculare"come tale, non può essere presente esplicitamente nel simbolismo, ma soltanto esotericamente, in quanto è chiaro che la funzione dell'11 è il non conoscibile, appunto al pari dello 0, ovvero l'ignoto.
Considerato quindi, la corrispondenza con lo 0 , che va necessariamente a collocarsi prima del numero uno,  nel triangolo pitagorico , possiamo immaginare l'unità che si riflette, in senso speculare, con un altro triangolo, in quanto l'unità conquistata come elemento di fusione dei numeri da 1 a 10(1 +0 = 1), deve necessariamente rispecchiare la stessa quantità, in senso inverso (dato che l' unità invisibile, che forma l'11, è la prima che fuori esce dalla figura, quindi il senso d'orientamento appare palese), sembra chiaro che l'esistenza di tale numero, a questo punto, è causata dalla necessaria combinazione di un triangolo con l'altro, ognuno dei due ha bisogno della presenza dell'altro,  per giustificare la  propria presenza ontologica, nel momento in cui si vuole avere andare "oltre", da entrambe le parti.
Nell'architettura sacra greca dei templi , si può notare la tetraktis posta sopra le colonne dell'ingresso  come, ad esempio, nel tempio della concordia di Agrigento , dove tra il limitare della base del triangolo divino ed il colonnato, si possono notare 11 triglifi(la cui presenza decorativa, nei templi, trova una spiegazione "ufficiale" abbastanza fallace, per quel che mi riguarda, ma come ho già detto e dirò nuovamente, ci interessa la manifestazione del simbolo, non chi l'ha prodotta,  ci interessa sapere se il simbolismo trova corrispondenze nella natura ancestrale che supera culture e tempi diversi), come se, all'ingresso del tempio, si volesse aggiungere un'irradiazione divina, inserendo il simbolo del superamento, proprio sopra il punto d'accesso di un luogo sacro.



L'analogia tra lo zero, come origine invisibile del tutto e l'undici, come dualità speculare dell'uno, si trova anche altrove.
Ad esempio, nel simbolo forse più antico e basilare, per la formazione di qualsiasi altra forma simbolica, il cerchio, traslitterazione della figura piana della sfera, il vero punto di origine esoterico è il centro(invisibile ) dello stesso, la cui emanazione trova compimento nel perimetro che delimita l'esistenza stessa della figura. (simboli della scienza Sacra - R. Guenon)
Quindi, stavolta, la sovrapposizione tra zero ed undici sarà, come dire, "interna": il simbolo del Tao, ad esempio trova le unità distaccate e speculari(rappresentate internamente da due cerchi, idea di totalità, come i due triangoli formati dalla decina pitagorica opposti, di cui sopra) che formano la dualità  dell'undici,  in corrispondenza del centro(0) verso l'esterno.
Ancora certe icongrafie legate a rappresentazioni di Chakra, mostrano nel centro una figura femminile e maschile assieme, rappresentati,taoisticamente,  il principio femminile e maschile, come nel "manipura" in cui abbiamo, guardacaso, 10 petali del loto esterni e l'undicesimo, esoterico, in corrispondenza del centro.(simboleggiato, ovviamente, dal triangolo rovesciato, speculare della tetraktis, intesa dai petali).




L'icongrafia del Giano bi-fronte(Dio italico del materiale e dell'immateriale, uno dei più antiche del Pantheon Romano), pure in chiave Cristiana, in cui si ha la dualità, prodotta da due volti, uno giovane ed androgino, l'altro più anziano e femminile, in cui si deve ricercare, sempre in senso occulto, il vero volto centrale/invisibile( R. Guenon), che è sempre collegato allo 0, fulcro del cerchio, onnipresente.


Anche per quello che riguarda il periodo della cristianità avanzata, si trova tutto ciò: il celebre quadro di Masolino "Miracolo della neve", che serve ad intrattenere le masse con diatribe tra squadre ufologiche ed  iconografiche classiche, per me piuttosto inutili, in contesti così evidentemente pregni di simbolismi( niente di meglio, per evitare di parlare di altro, che vedere dischi volanti ovunque....), si ha il simbolismo di Cristo e La Madonna, emanato dal centro del cerchio.
Credo anche che, prendendo spunto da "Iside-sophia: la dea ignota" di Massimo Scaligero, armonizzatore del pensiero di Steiner e della tradizione misterica iniziatica portata avanti da Guenon o J. Evola, la simbologia dell'11, intesa come superamento esoterico (e improntata all'auto-conoscenza del tutto in sè stesso) della tetraktis /albero della vita, serva per rispondere alla questione seminale legata alla verginità della Madonna Cristiana(principio femminile) in concomitanza alla presenza del Logos/Cristo(principio maschile), rappresentato da Gesù.
Ebbene, "antroposoficamente" parlando, il processo di superamento del pensiero logico/dialettico, va letteralmente a coincidere con la fonte del pensiero: il pensiero epurato( la monade che comprende l'1 al 10, l'unità riconquistata, che a questo punto può essere vista anche in senso decrescente da 10 ad 1, tanto la risultante sarà sempre 1), "vergine" accoglie dentro di sè il logos( l'uno invisibile,  il triangolo rovesciato, che "guarda caso" è uno dei simboli  del graal/cuore di Gesù, ma anche l'emanazione che arriva dal principio, come abbiamo visto prima essere "invisibile" nella tetraktis e al centro del Chakra "manipura"), quindi Maria-Iside-Sophia accoglie dentro di sè  Cristo, attuando il principio dell'uno, dato che sono la stessa entità, per cui il logos è anche padre di Maria/Iside, ma separato nella dualità maschile/femminile ancestrale, nel punto dello 0, nella trascendenza pura.
Un chiaro segno riassuntivo di quello che abbiamo detto fino ad adesso è rappresentato dalla facciata della basilica di San Giovanni in cui è presente la Tetraktis pitagorica a cui si contrappone l'undici/tetraktis rovesciata rappresentato dal Cristo risorto, undicesima figura centrale verso cui convergono pure le altre, direi che qua, il simbolismo ci parla direttamente, addirittura urla.



Ma l'idea del superamento, della trascendenza, dell'andare oltre, raffigurato nell'equilibrio riconquistato della dualità dei principi maschile/femminile si trova anche in un altro seminale simbolo: le ancestrali "colonne d'Ercole".
Ovviamente, non è questo l'ambito per cercare attinenze storico/geografiche, del tutto inutili, dal mio canto, per tentare di capire cosa si intenda in realtà per "colonne", tipico di chi ragiona solo logicamente o pragmaticamente è avere un punto d'appoggio così apparentemente solido, per dare descrizioni di narrazioni altamente occulte, modo di pensare decisamente legato al  mondo in cui viviamo oggi,  ma non certo normale per Dante o altri come lui, di cui abbiamo parlato in termini esoterici anche in questi luoghi, qua a dimostrazione del fatto che poco e niente ci è dato sapere, se affrontiamo tematiche del remoto passato con gli occhiali presuntuosi del presente.
Viene da sè che il simbolismo del numero 11, trova attinenza con le due colonne di Eracle, dato quello che abbiamo detto sino ad adesso, oltre alla forma duale, realizzata dalla specularità dell'1, anche l'idea del superamento, è chiaramente implicita: pensare che l'episodio tratto dalle fatiche di Ercole(interconnesso alle entità solari, come cristo o il leone, spesso raffigurato al vertice di due colonne speculari) risalga a qualcosa d'anteriore, è d'obbligo, come lo è pensare che lui costruisca le colonne proprio nell'episodio della Decima fatica, sempre per onorare il simbolismo del superamento/riflesso del 10 della Tetraktis.
Ma tornando al Dante esoterico ed al celebre XXVI canto in cui Ulisse racconta di come, cercando di passare attaverso le colonne d'Ercole, perì con tutti i suoi compagni nel "folle volo", si può avere una lettura assolutamente illuminante di tutto ciò: la critica comune che vuole Dante, come timorato di Dio, che punisce l'impersonificazione della curiosità aristotelica/scientifica di Ulisse, nel volersi spingere oltre il dogma cattolico/cristiano, non regge, almeno nei termini scolastici in cui viene sempre riferito.
Non regge, perchè Dante ci vuole dire(ed in molti casi, lo fa, per chi può capire, come dice lui) altro e vuole dire che le colonne D'ercole/undici ancestrale rappresentano la realizzazione di un percorso iniziatico/misterico, che non può essere affrontato razionalmente, con una ricerca logica, pena la dissoluzione nello 0 assoluto, nell'ignoto, che se viene visto con gli occhi della mente razionale, è pura morte; Ulisse non è l'uomo moderno, ma semplicemente l'impersonificazione dell'intelletto terreno che si infrange contro le barriere divine...tanto più, che Dante stesso, ancora all'inferno, quasi cade nelle fiamme, per ascoltare Ulisse, a dimostrazione del fatto che, il suo cammino iniziatico non era maturo per sapere e, l'inganno della razionalità, nei confronti dell'assoluto aveva rischiato di bruciarlo a sua volta.
Le acque che ricoprono l'imbarcazione, sono il simbolo della mente che, non preparata ad una simile potenza, si rivolta contro sè stessa e si auto-annichilisce, alla presenza dell'ineffable.
Credo che ogni tanto, mi ritroverò ad aggiornare questo scritto, con altre analogie e altri simbolismi che, piano piano, si palesano.
Certo è che, se prendiamo questa entità numerica, come simbolo dell' ingresso nel trascendente, che si attua riunendo in uno le dieci "sephiroth", per poter attuare, attraverso l'ignoto(lo 0) il riflesso speculare del tutto, non può non venire in mente quello che un famoso 11 settembre è accaduto alle "moderne" colonne d'ercole (più lo "0", rappresentato dalla terza struttura, in cui, paradossalmente, si ha la verità), ovviamente parlo delle torri gemelle e del World Trade Center: qua, il simbolismo risulta quasi imbarazzante, tra aspetto numerico e visivo.



Non sono decisamente un complottista.
Stimo chi,  in buona fede,  ricerca dati e prove,  per amore sincero della verità e della giustizia,  ma,  in un'ottica che prescinde dalla nostra esistenza come entità sociali in un dato momento storico, questo episodio, sarà ricordato tra milioni di anni,con una leggenda, un mito dietro a cui ci starà del simbolismo, come il ritorno di Ercole sulla terra, compiuto per prendere indietro le sue Colonne, per privarci del mezzo per accedere verso il sovrasensibile, a causa di come l'uomo ha calpestato ciò che aveva in questi termini e perchè la dissoluzione delle caratteristiche tradizionali, presenti ancora fino a qualche secolo fa ma adesso totalmente distrutte, non avrebbe potuto più permettere l'accesso a tutto ciò...e questo è in linea con quello che accade, con quello che accade ogni volta in corrispondenza della data 11, con le varie catastrofi che indicano sempre lo stesso fattore , il distacco della spiritualità autentica, la chiusura della porta del mondo superiore.
Fingere che non sia così, vuol dire fingere di non vedere, bisogna essere consci del periodo in cui viviamo e non si deve reagire con una spiritualità "morale" e speranzosa , senza basi,  ma accettare,  in virtù del fatto che parti di noi sono e saranno eterne, avranno altri momenti per emergere, questo no: il simbolo della porta sull'infinito è stato distrutto, scrivete il numero 11 sui motori di ricerca e avrete macerie: sin troppo clemente è stato con noi, nel palesarsi così, tale segno metafisico.
Non accettarlo, vuol dire sentirsi mortali, pensare di cambiare ora con i mezzi che abbiamo e aspettative sognanti, nate come risposta alla tristezza quotidiana , sarebbe come se le cellule cercassero di combattere il cancro, fingendo di potercela fare, regalando solo dolore al corpo di cui fanno parte: il simbolismo dell'11 troncato, delle colonne d'ercole/portale del mondo spirituale infrante va accettato come simbolo in sè stesso, senza necessariamente pensare a chi ha voluto fare questo e al motivo per cui l'ha fatto, sicuramente esistente, ma che sarà dimenticato, al contrario dell'evento, che sarà associato a quello che, a fatica, ci riesce capire, se non guardiamo lo svolgersi della vita in un'ottica più ampia.
Questo non vuol dire arrendersi, vuol dire essere coscienti della vita macrocosmica in cui siamo immessi da sempre, della fine del Kali yuga e sapere che l'importanza di qualcuno che assiste alla fine di un'qualcosa non è da meno di quelli che assistono alla nascita di qualcos'altro.
Questo e quest'altro ancora mi dice questo simbolo, sicuramente chiunque può pensarla diversamente, come chiunque può essere d'accordo.
Ma non ho parlato per illuminare niente e nessuno, solo per onorare quello che, sicuramente, era compito mio fare, magari solo per il futuro, perchè qualcuno rilegga o magari solo per necessità.
Non lo so.

Ho descritto cose che sicuramente sono di dominio pubblico, legate alla dualità,  al simbolismo del maschile/femminile, alla visione iniziatica del logos, ma l'entità numerica della doppia unità riflessa e distinta, è stato il mio vascello, che mi ha permesso di muovermi nella comprensione totale di quanto detto e altro, non detto.

Ma questa è solo la mia voce,  che ha già snaturato il simbolo, solo per averlo descritto, anche se ciò è stato fatto in virtù di una dimostrazione effettiva di una trascendenza evidente, di un elemento cosmico ed immortale, dato a noi e connesso con noi, per decifrare quello che siamo e capire dove siamo, al di fuori di linguaggi, culture e visioni legate al presente...sicuramente la natura del simbolo vivrà, anche tra le macerie, anche tra la confusione spirituale, sempre diversa e soggettiva che la gente crede di vivere e tra i sempre meno materialisti, ma dissolti contemporanei e tornerà ad essere viva, quando ci riapproprieremo della devozione necessaria, per far coincidere il nostro essere completo, con l'albero della vita trascendente, con il logos e con quello che è nascosto dietro all'idea del numero.
Trovate i vostri simboli.

lunedì 23 maggio 2011

sound of matrix meditation file - 11 total power

Stavolta qualcosa di veramente particolare, molto "sentito" da parte dell'autore...il suono percussivo dell'intervallo di undicesima, che si muove nel silenzio o tra le armonie, mantenendo la sua identità e arricchendo quello che tocca.
A breve(spero) dovrei scrivere qualcosa riguardo la potenza simbolica di questo numero: niente mera numerologia, ma visione spregiudicata della realtà, come sempre.
Buona espansione.

11 total power