mercoledì 7 novembre 2012

The Astral Wall




Qualche considerazione più o meno personale sull'astrale, idee che mi sono fatto vivendo, leggendo e ragionando con analogie tra racconti di ogni tipo, mitologia e esperienze dirette in ciò, ricordate che chi scrive è "nessuno" e come tale è inutile sia offendersi, che ritenersi particolarmente colpiti; di contro, in entrambi i casi, resto delle mie idee, finchè non si paleserà qualcosa di abbastanza grande, da scombinare la logica che credo traspaia da ciò che scrivo.

Diciamo che parlare di astrale, ci porta in svariate direzioni, quella che dovrebbe riguardarci più direttamente è legata al nostro corpo astrale, croce e delizia di chi scopre che si può andare oltre la nostra realtà terrestre, fatta dai cinque sensi.
Ovviamente, nell'antichità, si conosceva bene questo "strato" dell'essere umano e l'azione dei misteri iniziatici, a voler riassumere, non era altro che far coincidere il nostro corpo eterico, quello che conserva la memoria, la morale e le informazioni "dottrinali", in cui dimora l'anima senziente e che connette il fisico(corpo materiale) con il non-fisico(astrale), con appunto, quello astrale, per poi poter andare oltre, in virtù dell'aiuto divino (la vera trasmissione iniziatica che funzionava solo con il maestro), che consentiva di andare oltre l'astrale stesso, con cosa?
Con il Vero"IO" che è l'unica cosa che prescinde da tutti gli strati dell'ente uomo in toto.
Si sapeva infatti, che per l'azione del principio luciferico, che era quello che ha permesso a l'uomo di mantenere un'identità sopra-sensoriale dopo la caduta nella materia(il mito di Lucifero: in realtà noi siamo caduti con lui), il corpo astrale si fosse legato pesantemente all' IO, affinchè la componente materiale non prendesse il sopravvento o perchè l'IO non venisse spazzato via dalla materializzazione dell'uomo, trasformandoci in automi fisico-spirituali, quindi il corpo astrale, anticamente, rappresentava la nostra salvezza, una specie di boa a cui restare aggrappati, per non affondare definitivamente nella materia.
Quindi, tramite l'ascesi iniziatica, si portava  il corpo eterico, carico di informazioni, morale e disciplina, in quello astrale, libero da tutto e quindi ingestibile, per poter tendere la mano in alto verso "la luce" e liberarsi dalla condizione umana, sempre in balia di materia pesante e mistica passiva.

Come sappiamo benissimo e "come da copione", la componente materiale arhimanica ha vinto sempre più e,  là dove non è divenuto assurdo totalmente pensare che ci  sia un qualcosa che va oltre il comune sentire sensoriale, si è prodotto una specie di decadimento delle categorie, così che l'astrale, un tempo ritenuto uno stato chiaramente e naturalmente presente nell'uomo, tutt'al più da superare e non certo da idolatrare, è divenuto quasi il "top" per un certo modo pensare, non solo new age, al punto che è difficile comprendere che così si arriva ad avvinghiare il nostro vero IO ad una componente umana che, al pari di quella fisica, si disperderà dopo la nostra morte fisica.
L'unica cosa che ci può sopravvivere, è l'IO, questo si sapeva bene ed è bene ricordarlo ed è bene ricordare che l'IO come unione di anima cosciente e spirito è ovviamente dove può sorgere il Logos.
Mi è capitato di leggere o di parlare con gente, convinta che, praticando viaggi astrali o sogni lucidi, avrebbe potuto trovare un luogo che, al momento del trapasso fisico, sarebbe divenuto" la nuova casa" in cui vivere e dimorare(basta cercare astral world su google e la prima opzione è "after death" e questo la dice grossa sul comune pensare odierno): questa è esattamente la cosa che l'entità astrale per antonomasia, l'entità luciferina vuole da noi, farci credere che il nostro IO sia il corpo astrale, farci lavorare per buttare la nostra coscienza ad un livello superiore, ma sempre fatto di rappresentazione e non meta-fisico e non farci muovere da là, la famosa illuminazione: eclissarsi nella luce-luciferica, abbagliati dallo splendore di quello che qua non esiste, forti della coscienza terrena trasportata in alto che serve come metro di paragone per farci apprezzare l'estasi dello splendore astrale, ma facendoci vivere sostanzialmente in uno stato alterato di allucinazione permanente, in cui, prima o poi, è l'IO a rimetterci.
Cosa succede: l'uomo compie da solo metà del cammino iniziatico(la parte che tutti possono fare, tutt'ora) facendo coincidere corpo eterico(coscienza acquisita di sè, in parole povere, tramite l'esperienza di vita,ricordi e parte di istintualità) con l'astrale, con esercizi, con sostanze psicotrope o altro e inizia vagare nell'astrale, con coscienza, pensando di aver fatto qualcosa di speciale, in realtà è come aver scoperto una soffitta in casa, che sta sempre là, da anni, solo che non ci avevamo fatto caso, ma siamo in casa.
E quando la casa verrà abbattuta ed io sono in soffitta, invece che fuori dalla casa?
Succede quello che è possibile immaginare.
Il problema qual'è: non esiste più un autentico cammino iniziatico, che detto tra noi, aveva maggiormente senso quando l'uomo aveva meno coscienza di sè, ma più memoria della sua essenza ancestrale e quindi l'unica via(almeno per chi parla, ma chiaramente non solo) è iniziare a scoprire il proprio IO pensante, distaccandolo dall'astrale, tramite l'ascesi del pensiero, prima che diventi rappresentazione di qualsiasi tipo, trascendere il sogno stesso.
Dal mio personale punto di vista ho notato che più vivo periodi di alienazione e inglobamento nella materialità e più i miei sogni sono nell'oblio, stupidi o anche blandamente felici, mentre quando sono più concentrato in una meditazione costante, negli stati di veglia(quindi non parlo di mirate meditazione sul terzo occhio prima di dormire o cose simili, quello è esattamente il modo per entrare coscienti nel sogno), per ricompattare il mio IO, tenuto sotto scacco dalla dialettica e dal sub-pensiero della rappresentazione(regno dell'astrale, la fiera dell'immagine, che per quanto assurda/evocativa/mistica, è sempre rappresentabili e raccontabile) mi ritrovo a fare sogni aggressivi e a-morali, in cui mi trovo senza forze, non  ho energie per difendermi da attacchi improvvisi, sono vittima di inseguimenti, persone che conosco fanno cose deprecabili ed io(ovvero il mio corpo astrale, non IO) faccio cose deprecabili, un attacco in piena regola contro la fuga, contro il distaccamento da Matrix, il cui tetto massimo è proprio l'astrale, un vero e proprio muro di energia pulsante che si oppone all'essenza che vuole liberarsi; tutto questo prende corpo non mentre sogno, ma quando mi risveglio, di modo che l'attacco serva per scoraggiare proprio lo stato di veglia e trasformare lo stato di coscienza diurna in una distrazione dalla ricerca interiore, ma tutto ciò è un processo normale.

Una cosa interessante è l'immagine,che mi si presenta sempre, la più aggressiva, che mi fa provare pesantezza, incapacità di reagire e impotenza totale come di un canide che spesso non vedo, ma che mi sale sopra la schiena, che blocca i miei movimenti e lo sogno spesso e non solo io.
Quel cane è Cerbero, è Anubi che un tempo a guardia dell'ultima tappa dei misteri, bloccava l'accesso(o tentava di farlo) all'iniziato(non alla sua morte, come viene inteso oggi, ma nella sua realizzazione ascetica, motivo per cui pare assurdo che l'egiziano o il greco vivessero la loro vita in funzione della morte, finchè non si capisce che vivevano in realtà in funzione della vera vita, nel ricordo del metafisico, che non era certo l'astrale e che questa tappa si raggiungeva prima di finire questo percorso nella vita terrena, la mummificazione stessa serviva per motivazione "tecniche" legate al distaccamento dei corpi eterici dal fisico e non era una pratica tanto exo-terica come si crede,in ogni caso il lavoro vero era già stato fatto in durante il cammino terrestre), come una colla tra corpo astrale e vero IO.



Tirando le somme: maledire l'astrale come se fosse il diavolo è insensato, fa parte di noi e tutti ne facciamo parte, benedirlo è altrettanto assurdo e lo è esattamente per gli stessi motivi.

Pensare che sia sbagliato compiere"viaggi astrali" o "sogni lucidi" non è del tutto corretto: nella maggior parte dei casi, aiuta gente intrappolata nella nostra cultura psico-materialista, a capire che siamo essere verticali e non orizzontali e potrebbe dare anche risposte a certe domande che, vivendo sempre nel corpo eterico/fisico, non potrebbero avere risposta(vista la presenza pressochè costante della morale e del dogma, anche in relazione alle nostre possibilità fisiche, anche quando pensiamo di non avere dogmi, più che altro avremmo una visione totalmente rovesciata della realtà, che, confrontata con il comune reagire, ci potrebbe in qualche modo "smuovere"), ma ritenere che tali pratiche abbiano una qualche finalità, oltre il semplice viaggio o l'emozione "sopra le righe", è piuttosto erroneo, per chi persevera pericoloso, anche se è una scelta e quindi nessuno è nessuno per dire di non farla, ma è giusto riflettere che idendificarsi con il corpo astrale, durante ripetuti viaggi , è come identificarsi con il corpo materiale, durante i rapporti sessuali compulsivi(o per il moralista, arrivare ad indentificarsi con il corpo eterico, ovvero il "moderno" religioso, invischiato nella  pura morale e nel  dogma).
Che si pensi alla scena di inception, in cui ci sono i dormienti che ormai vivono nel sogno(mi viene in mente Don Juan, quando parla a Castaneda, ricordandogli la follia degli sciamani "antichi", che avevano perso la loro reale essenza, vivendo sempre nel mondo astrale/onirico) o che si pensi a schiavi del sesso o della morale(schiavi di corpo fisico o eterico), è sempre un'identificazione forsennata con qualcosa che non è la nostra essenza, che per essere tale, non si identifica, bensì crea(ed evito di aprire la parentesi sull'arte, intesa come musica, scrittura e tutto il resto, in cui l'IO inizia a farsi spirito creatore e a mettere in riga le altri componenti umane), in quanto L'IO/Logos è la creazione, che continua a manifestarsi come tale.

Tutto ciò che crea realmente in noi, è il vero IO;tutto ciò che ha bisogno di identificazione, rappresentazione e sicurezza non è IO

Un pò di Post scrittum.
1)Per chi dovesse pensare che non ho mai avuto sogni lucidi o non abbia compiuto viaggi astrali, è sulla cattiva strada, conviene forse pensare, piuttosto che cercare di convincersi che non ho compreso bene la natura di tali cose, che effettivamente ci siano altre strade da battere, per scoprire cosa muove il nostro mondo interiore.
2)Credere che un mondo, piuttosto che un altro, sia di per sè migliore, è ancora credere a inferno e paradiso, al sogno americano e dimostrare con forza che si è alla grande dentro alla dualità: Il mondo materiale, come quello astrale e qualsivoglia altro mondo, rapprensentano comunque lo specchio della nostra percezione, quindi si può imparare ovunque e comunque, motivo per cui non c'è niente da giudicare in assoluto, se non la nostra capacità di essere "vuoti" per saperci riempire con le giuste dosi di esperienze(la mia anima in questo mondo sarà una canzone, nell'astrale una donna stupenda o una bambina, simboli importanti e stupendi di una realtà che non è descrivibile)

3)Parlo sempre di entità luciferiche ed arimaniche, l'ho fatto e lo rifarò, perchè mi è cara la terminologia della scienza dello spirito, la trovo illuminante e terribilmente sintetica, così che con una parola, si arriva a definire una marea di concetti interlacciati tra di loro, in  un dato ambito.
Vi rimando alla lettura di R. Steiner per comprendere meglio di cosa parlo, ma in ogni caso, non pensiate a diavoli e demoni, con corpi mostruosi e piani diabolici: si parla di principi "pensanti" ed esistenti che fanno quello che fanno a causa della loro natura, credo che nessuno si metta ad offendere la forza di gravità o i batteri intestinali(almeno che non sia stupido) eppure anche loro ci impediscono di fare tutto quello che vorremmo o ci fanno star male, semplicemente ci sono e a loro volta sono subordinati a qualcos'altro;
dare enorme importanza a queste entità, come se per il semplice fatto che"non si vedono" siano da ritenersi in qualche modo "speciali" è sintomo di ingenuità, la strada migliore per trasformare parti non visibili presenti nella vita di tutti, in divinità scomode(Ricordate la bomba atomica e come siamo arrivati ad essa? Ecco).
Ricordo anche che le pulsioni "mistiche" o "materialistiche" di tali entità partono sempre e comunque da noi, non c'è essere trascendente che possa attaccarci, se non siamo noi a propendere verso certe inclinazioni, per natura o per vizio, in realtà sono principi che sfruttano le nostre azioni e mai il contrario(è il caso di dire che "la sfiga non esiste")
4) l'utilizzo delle tecniche ascetiche di qualsiasi tipo e di qualsiasi tempo, comprendendo in ciò anche l'utilizzo di sostanze alteranti, psicotrope o altro, non sono ricollegabili in automatico al mondo astrale, quindi, in relazione al proprio essere, tutto può essere un mezzo per scoprire il potere creativo, di questo ne sono certo.

sabato 3 novembre 2012

Regola VS tecnica







Un post per mettere nero su bianco un qualcosa che ritengo sia abbastanza importante.

Dopo che quel saggio essere che prende il nome di Jiddu Krishnamurti ha permesso di riempirci di aria i polmoni con le parole della vera libertà, in maniera sublime e tale da non lasciare dubbio alcuno sul fatto che quello sia stato il suo vero modo di sentire, mostrato tramite il linguaggio ed i concetti attraverso il linguaggio, si è arrivati, come sempre, a dei paradossi: ovviamente non solo lui è stato il fautore di ciò che andrò a dire, ma lo prendo come "capro espiatorio" , la causa della nascita di una specie di modo di pensare che travisa quanto da lui detto, pur tentando di mostrare lo stesso.


"La verità è una terra senza sentieri"Ipse dixit ed è vero che non può essere burocratizzata, non può essere espressa, il grande non-essere che in potenza contiene ovviamente l'essere(non-essere è l'infinito, bisognerebbe riflettere ogni tanto sul concetto di in-finito) è qualcosa di eternamente irraggiungibile ed è un aspetto che amo sottolineare piuttosto ossessivamente su queste pagine, proprio perchè non potrei farne a meno.
Ovviamente succede che questa semplice verità, tra chi ama ricevere tutto come impacchettato, diventi una banale verità e succede, in questo ambito, che si arrivi a farne una regola, una regola per raggiungere, non si sa come in modo assurdo, la tanto decantata verità: ma tutto ciò non può essere che totale e disarmante inazione, di qualsiasi tipo: fisica, intellettuale, spirituale, culturale, resta solo una morbosa curiosità che da sola si brucia in sè, una regola per intraprendere la non regola.

A
"lavoro molto sulla concentrazione interiore, sul discernere al mio interno sentimenti, volontà e pensiero, passivi, attivi, giustificati o estranei"

B
"Eh, ma Krishnamurti diceva che la meditazione, fatta come atto consapevole, non era vera meditazione, quindi se ti concentri ti stai illudendo"

A
"Beh, parole sante...e tu cosa fai?"
B
"niente...io aspetto!"
A
"Pensi che Krisnhamurti, viaggiando per il mondo, parlando con migliaia di persone, educando alla vita apprezzando la vita e affermando con forza il suo pensiero non facesse niente?"
B
"Eh, ma lui diceva questo alla gente, mica diceva di vivere come lui!"

Ed il povero Jiddu, che questa cosa vedeva già in vita, continua a rivoltarsi nella tomba: essere trasformato in un santino al pari di un Guru di periferia qualsiasi.


Quindi, qual'è il senso del post?

E' questo: la tecnica serve per ottenere qualcosa che sia anche solo scrollarsi dall'inazione, per spostarsi in qualsiasi direzione, purchè non ci si ancori al famoso"vaso pieno" di informazioni che appesantisce e rende immobili nel centro del mondo, non è la regola, non è il modo per ottenere il fine, ma è lasciare che il fine ci indichi un modo per arrivare a lui.

La tecnica(che possa essere quella letta in un libro, quella che si scopre da soli o la frase di Lao-Tzu, la vita stessa vissuta in una maniera più consapevole o una serie di cose che ci permettono di sentire una sorta di dinamismo interiore) è parte della via stessa; da musicista so che senza la tecnica, sarei rimasto fermo, con un buon orecchio e del talento latente, ma non avrei mai potuto esprimermi musicalmente come ora so fare, il che non mi fa dire che il mio percorso è esaurito, tutt'altro: ad ogni mia pulsione corrisponde una tecnica che mi permette di trovare il suono(a costo di inventarmi sfumature tecniche nuove) che cerco, come ad ogni pittore il colore che in natura non esiste e ad ogni poeta la rima che fa ridere dentro.

La tecnica non è la regola, è l'intelletto che si muove e soprattutto, al contrario della regola, sai benissimo che funziona solo per te e nemmeno per tutta la vita o per tutte le cose, la tecnica è la distanza tra un passo ed un altro, quel ritmo invisibile imparato i primi anni di vita che serve per muoversi con le gambe senza cadere ed è qualcosa che sai che è vero per te, al momento in cui  senti qualcuno contrapporne un'altra alla tua, di tecnica, che per lui funziona alla grande e tu, per lui, senti felicità, perchè è solo così che può funzionare, perchè hai davanti qualcuno che si muove sulla sua strada, senza volerti influenzare, senza farsi influenzare: anche provare "fastidio" quando qualcuno dice "per me non funziona, quello che fai tu", pensando che è in errore, è aver già trasformato la propria tecnica di turno in un'auto-regola, e le auto-regole forse sono le peggiori.

Fare qualcosa non per arrivare "dove nessuno è mai tornato per poterlo raccontare", ma fare qualcosa per scappare da quel qualcuno che sta tutto il giorno seduto davanti ad un computer, che si spaccia per te, la strada è più o meno infinita, ma iniziare è il minimo e anche le più grandi parole di libertà, se dette da qualcun altro e comprese come proprie dentro di sè diventano una pesante incudine attaccata alla nostra schiena
Mettere la cera, levare la cera, farlo senza sapere perchè, fino a che, un giorno, riesci a parare un colpo, come la cosa più naturale del mondo, non sapendo nemmeno che quel  giorno, qualcuno o qualcosa, ti avrebbe colpito.
















La regola è l'inazione e la paura di muoversi ed è un fine senza un vero mezzo, è la presunta verità urlata disperatamente, perchè altri la condividano, per non sentirsi soli, non importa quanto sacra sia, se un qualcosa è sacro non va mai e poi mai imposto, agl'altri e a sè, nasce in sè e vive di vita propria e la regola è la negazione totale di questo.
  la tecnica(nel cui etimo greco si nasconde la parola arte e sarebbe bastato a spiegare tutto il post), che non esiste fino al momento stesso in cui la usi, è uno degli infiniti modi con cui scegli di muoverti, fosse anche a testa in giù in un burrone attaccato ad un filo per scoprire che puoi farlo, ed è soggetta al proprio essere, alla propria creatività, alla propria onestà,  qualcosa che ci permette di vedere la direzione in cui andiamo, semplicemente guardando indietro , per vedere di quanto ci siamo mossi: il traguardo non c'è, fortunatamente la strada è il traguardo, fortunatamente non si arriva mai, per poter crescere come non mai.

domenica 28 ottobre 2012

La chimera delle non-idee






Ho parlato tante volte del pensiero puro,
della possibilità di tornare a bere alla fonte della mente interiore, prima che, quello che una volta era soltanto il nostro memo/calendario interiore, prenda il sopravvento trascinandoci nel caos di vita che abbiamo(chiaro riflesso della nostra interiorità confusa, molto "veloce & furiosa").
Ovviamente con "quello" intendo quell'insieme di idee/immagini/parole/suoni che è comunque inteso come pensare, ma che come ben ormai sapete non è "pensiero".
Nessuno può spiegare come fare per arrivare a mettere da parte il pensiero dialettico(inutile ribadire che pensare di non pensare, è l'ennesimo pensiero che tiene sotto scacco tutti gli altri...tanto vale pensare alla prossima vacanza che si farà o all'appuntamento che dobbiamo avere: in maniera un pò meno astratta, avremo comunque il medesimo fallimentare effetto finale), tanto più che le "spiegazioni" sono necessariamente logica che è un prodotto razionale, disposto su un percorso lineare-orizzontale e noi dobbiamo puntare a quello prepotentemente "verticale", si possono indicare dei percorsi, però.
In realtà ogni Koan zen, molta letteratura "sufi" e potentissime frasi prese dalla sapienza classica hanno, su di noi, proprio l'effetto tale da far crashare il sistema raziocinante, se assunte al proprio interno con la giusta gradazione di buona volontà, ma spesso, il problema fondamentale è un altro: l'associazione di pensiero automatica.

La mente superficiale ha un ottimo salva-vita, che entra in funzione ad ogni minimo cortocircuito, eliminando il problema alla fonte e non lo fa sottraendo il pensiero in toto, ma associando in mondo quasi brutale un contro-pensiero alla nuova sensazione che inizia ad affiorare dentro di noi, al momento in cui siamo vicini ad  abbandonare il brusio mentale.

Da una parte è una funzione utile: bisogna pensare che non tutti sono pronti o vanno alla ricerca di ciò di cui stiamo parlando(spesso nemmeno chi pensa di esserlo, pronto) e quindi, eventi della vita che potrebbero scardinare le porte della percezione, in maniera istantanea sono "tappati" da un'immagine, una frase, una visione che serve ad evitare e un momento mistico quasi devastante per chi non è in grado di sopportare quello che va oltre il fisico(un sorta di guardiano della soglia istantaneo) e questo, per quel che mi riguarda, potrebbe spiegare molto, parlando di visioni di qualsiasi cosa, messaggi ricevuti ed idee brillanti, arrivate in momenti traumatici della propria vita, sicuramente elementi molto preziosi e potenti, ma comunque esistenti in quanto riflesso di un qualcosa di ancora più potente: fossero presi come simboli e non come "messaggi" o ancor peggio "segni", sarebbero appunto veritieri al massimo, fermarsi dinanzi alla loro apparizione in quanto tale, può risultare sterile e venire erroneamente riportato all'interno di un chiaro campo semantico spirituale/religioso/filosofico , solitamente ciò è nel  caso in cui il grado di elevazione interiore di chi ha vissuto ciò è piuttosto immaturo, diciamo che abbiamo trasformato un fatto naturalmente positivo in qualcos'altro di potenzialmente negativo(ma non è detto, appunto, dipende tanto dal "chi").
Dall'altra, queste protezioni, sono un bel problema per l'uomo moderno che vuole superare le barriere del proprio elemento mentale lineare, perchè una parte di lui le vorrà comunque provare, le sentirà come necessarie e quasi inevitabili, constringendosi in un'attesa di queste, piuttosto che in un superamento di tutta la questione, anche se non sembrerà così, anche se lo si negherà.
Il mio consiglio è di iniziare ad accettare questo limite: sapere che aspettiamo un segno materiale nella ricerca dell'immateriale, ammetterlo, stanare questa necessità figlia di generazioni e generazioni di umanità terragnola.
Prima ci auto-denunciamo e prima capiamo che tra le polverose frasi argentee di Lao-Tzu e noi, sono passate troppe ore di televisione e vita colorata: ciò ha sicuramente rappresentato un problema per tutta l'umanità conosciuta, ma noi dobbiamo svuotare molto di più il "Tao" perchè sia davvero pieno.
Superata questa fase  di accettazione( che dovrebbe essere  quanto meno autentica: in un certo qual modo non la si supera mai, ma la si ammette di continuo, come continuo è l'infinito che si vuole "annusare"), è importante rendersi conto di quanti "nemici" il nostro cervello nasconde dentro di sè, oltre al meccanismo di salvaguardia.
Faccio sempre l'esempio di un numero e dico:"10"
Ora, è possibile pensare al numero senza il numero?
Rispondere a questa domanda, può sembrare una contraddizione, ma non siamo qua per la filosofia, ma per una solida verità, che si può manifestare quantomeno eliminando dal cammino ciò che sicuramente può ostacolarci.
La domanda, è chiaramente mal posta, la vera domanda è:" cosa pensi, quando pensi al numero 10?"
E qua si aprono una marea di possibilità, vediamone alcune: la cifra scritta in arabo, la cifra scritta nella lingua parlata, una serie di elementi familiari o meno, che nel loro insieme formino dieci unità, un logo, la parola "IO", la metà di 20, il doppio di cinque, una voce che dice :"dieci", i dieci comandamenti, noi a dieci anni, dieci anni di matrimonio, io dieci anni fa, dieci giorni allo stipendo, dieci cose che amo, dieci del mattino, dieci di sera, ottobre e molto altro ancora.
Arrivato a questo punto, dobbiamo chiederci quanto abbiamo davvero la conoscenza intrinseca di questo numero e se è pensando alla sua quantità, piuttosto che alla sua qualità, che riusciremo ad andare dove non c'è dato sapere, in partenza.
Quindi, prima di proseguire, è bene usare la propria concentrazione  "antroposoficamente" nel provare ad allineare quanti più concetti possibili del nostro numero "10" in una sola idea seminale, sovrapporre immagini, suoni e archetipi in un'unica struttura, creata da noi: se non riesco a sintetizzare la forma, con la mia volontà, non potrò scoprirne la sostanza, perchè è nell'esercizio di volontà che avrò il primo risultato.
Inizialmente scoprirò quanto attaccamento emozionale ho nei confronti di certe rappresentazioni  rispetto ad altre, di quanto poco me stesso ho in questo spostamento, che porta a formare un'immagine inizialmente grottesca, ma in seguito" definitiva",  la mia idea del numero, l'unica che dovrebbe interessarmi e rappresentarmi.

La mente autentica ha bisogno dell'energia della volontà per aprirsi e non è il numero 10 o un'altra qualsiasi cosa che ci serve, quanto il cammino fatto per concentrarsi verso un elemento costruito al mio interno, unico e virtuale, ma in ogni caso vero, che mi aiuti a capire che al momento in cui sto creando, con quello che prima potevo solo osservare, io sono già dall'altra parte della barricata: l'immagine si dissolve e resta l'energia che ho usato per crearla, quello è già il puro pensiero che agiva in me, come agisce da sempre, mascherato da EGO, necessariamente mascherato perchè non arrivassimo a bruciarci nella non-identità dell'assoluto, prima di essere noi stessi.

La volontà scoperta nel gestire autenticamente ogni singolo pensiero, è l'anticamera del propria scoperta come essere creante, la forza(non lo sforzo) che io uso per gestire quello che mi appartiene di diritto(le immagini, i concetti) è il pensiero stesso che si svela, al momento in cui l'identificazione è possibile e non più incomprensibile o traumatica.




Vorrei proseguire, potrei proseguire, ma questo è quello che posso dire chiaramente...dopo tutto diviene più opaco e difficile da comunicare, ma fin qua, un percorso è stato possibile raccontarlo.
Sicuramente tanti sanno di cosa parlo.




mercoledì 24 ottobre 2012

Versi aurei - Pitagora

"Venera anzitutto gli Dei immortali secondo la legge, e serba il giuramento.
Onora poi i radiosi Eroi divinificati e ai daimoni sotterranei offri, secondo il rito.
Anche i genitori onora, e chi a te per sangue sia più vicino.
Degli altri, fatti amico chi per Virtù è il migliore imitandolo nel calmo parlare, nelle azioni utili.
Per lieve colpa, non adirarti con l'amico sinché tu lo possa. Presso il potere vige la necessità.
Queste cose sappi, e queste altre domina: il ventre anzitutto e. così pure sonno, sesso e collera.
Non far cosa che sia turpe in faccia ad altri o a te stesso; ma soprattutto rispetta te stesso.
Poi con le opere e la parola esercita la giustizia.
In ogni cosa, di agir senza riflettere perdi l'abitudine.
Delle ricchezze e degli onori, accetta ora il venire, ora il dipartirsi.
Di quei mali, che per daimonico destino toccano ai mortali, con animo calmo,senz'ira sopporta la tua parte pur alleviandoli, per quanto ti è dato: e ricordati che non estremi sono quelli riservati dalla Moira al Saggio.
Buono o cattivo può essere il parlare degli uomini; che esso non ti turbi, non permettere che ti distolga.
E se mai venisse detta falsità, ad essa calmo opponiti.
Ciò che inoltre ora ti dirò, in tutto osservalo: che nessuno, con parole o con atti,ti porti a dire o a fare cosa che per te non sia il meglio.
Prendi consiglio prima di agire a che non ne seguano effetti funesti.
Fare o dire cose futili e sciocche è da uomo misero; tu, invece, fa cose di cui non abbia a pentirti.
Nulla, dunque, di cui non sappia; scorgi quel che davvero ti è necessario - e felice sarà la tua vita.
Non conviene trascurare la salute del corpo.
Nelle bevande, nel cibo, negli esercizi ginnici serba misura.
La misura, dico, che da ogni turbamento ti preserverà.
Abituati ad una vita monda e priva di mollezze e astienti dal far ciò che attira l'invidia.
Non spendere avventatamente, come chi ignora quel che vale, senza però essere gretto:
la misura in ogni cosa è la perfezione.
Fa dunque quel che non ti nuocerà, riflettendo bene prima di agire.
Dalla dolcezza del sonno sorgendo fissa con cura tutto ciò che nella giornata farai,
e [a sera] i tuoi occhi, ancorché stanchi, non accolgano il sonno senza esserti prima chiesto quel che facesti:
Dove son stato? Che cosa ho fatto? Che cosa ho omesso di quel che avrei dovuto fare?
Cominciando dalla prima azione fino all' ultima, e di nuovo tornandovi.
Se hai compiuto cose, spregevoli, punisciti; se hai rettamente agito rallegrati.
Queste cose sforzati di fare, a queste cose applicati, con fervore.
Ed esse ti metteranno sulla via della virtù divina.
Sì, per colui che nella nostra anima trasfuse la Tetrade, fonte perenne della natura!
Inizia dunque l'opera, ma prima gli Dèi invoca, a che te la portino a compimento.
Da tutto ciò reso forte, degli Dèi immortali e degli uomini mortali conoscerai l'essenza
e come ogni cosa si svolge e giunge al termine.
Conoscerai anche come sia legge una Natura uguale a sè stessa in tutte le cose.
Così non avrai vani desideri, e nulla ti resterà celato. Saprai che gli uomini soffrono mali da loro stessi scelti. infelici che, avendolo vicino, il bene non vedono né intendono! Pochi conoscono il modo di liberarsi dai mali: a tal segno la Moira offusca la mente dei mortali!
Come trottole qua e là sono sospinti tra urti senza fine.
Funesta loro compagna, una congenita, inconscia irosità li mena a rovina,
irosità alla quale conviene tu non dia esca, né che ad essa resista, ma che devi scansare. Zeus padre, da tanti mali libereresti certamente gli uomini se rivelassi loro quale sia il loro vero daimone!
Ma tu confida, perchè divina è la razza di quei mortali cui la sacra natura manifestandosi parla. Se in te v' è alcunchè di quella razza, riuscirai in ciò a cui ti esorto. Avendo risanata la tua anima da quei mali la libererai.
Astienti però dai cibi di cui ti dissi. E abbi intelletto, e nelle purgazioni, e nella liberazione dell'anima.Ogni cosa osserva, distingui e valuta, l'intelletto dall'alto eleggendo per guida adeguata. Allora, lasciato il corpo, salirai al libero etere.Sarai un dio immortale, incorruttibile, invulnerabile."


Tra metafora, mistero, morale vera per tutti e parabole per i pochi, le regole del maestro che ha traghettato le atlantiche memorie dall'egitto, verso l'europa.

lunedì 22 ottobre 2012

La Vergine è il pensiero

Scrivo dopo un millennio, ma è giusto così: bisogna farlo non quando ci si sente, quando c'è tempo o quando si ha qualcosa da dire, ma quando le parole stesse smettono di essere tali e diventano azione, essendo già quello io stesso sto leggendo, essendo quello che voi leggete.

Appesantito da molte tribolazioni social-networkiane, da tante chiacchiere,tante sicurezze e tanta metodologia applicata là dove il metodo è solo la maniera più sicura per affogare nella fissità dell'anti-infinito, mi ritrovo a pensare quanto finto sia questo riscatto spirituale che molti vorrebbero far credere di avere alla portata di mano, magari mascherato da falsa modestia o da "io non dico niente, ma è lo spirito/scritture che parla attraverso di me", una terribile e bloccata/bloccante convinzione che tanto più è urlata e tanto più sembra contraddire ciò che vorrebbe essere, ovvero genuina.
Per me sono ormai lontani i tempi delle critiche a new age e santoni fai da te, semplicemente perchè è pura tenerezza, sono come quelli su cui tutti possono sparare sopra in accordo con una specie di connivenza malavitosa che scusa ogni cosa, ma in realtà sono il male minore, sono al massimo la possibilità(una, delle migliaia) per chi è più dilatato mentalmente di intraprendere un cammino introspettivo che vada poi oltre "lustrini e paillettes" di angeli -alieni ecologisti, in altri casi è una lago stagnante non peggiore di quello in cui si infila chi non riesce comunque ad andare oltre sè stesso, senza alcuna presunta pretesa spirituale o meno.
Il problema più grande arriva dal "tradizionalista".
Come ho sempre scritto, come è stato Scritto e come è chiaro per chi davvero non ha bisogno di speranze ridicole, la Via della tradizione si è richiusa sopra le nostre teste (dondolanti) lasciando un glorioso cammino che chiunque può ammirare, in pochi possono capire, nessuno può più intraprendere e dico nessuno e questo da tempo.
Il che è chiaro che porti a varie sotto-strade: l'accettazione è la prima, il più denso dei regali che questa via c'ha lasciato, perchè apre intimamente la possibilità personale di essere altro, il figlio senza padre che senza piangersi addosso tutta la vita, inizia a costruire la propria famiglia, cercando di farlo al meglio delle possibilità e la seconda strada, che è ovviamente quella della non-accettazione.
E qua inizia il circo.
Non accettare che la via tradizionale si sia esaurita, porta allo strupro mentale, porta alla perversione e porta al rigirare la frittata fino a farla diventare un cuscino di uova su cui si dormono sonni allucinati ed allucinanti in cui l'esegesi biblica diventa estrema ed ultra-personalizzata ed in cui la soggettività porta a scontri tra coloro che si professano "dalla tradizione", ma che sono solo della" tradizionalizzazione".
E' tremendo che questo non faccia altro che portare più in basso il livello di exo-terismo più di quanto non abbia fatto negli ultimi 100 anni la chiesa, divenendo oltre che umanamente-morale(quindi fallibile all'infinito) ancora più errato da un punto di vista della lettura esoterica, dell'intimo senso di verità ultima che dovrebbe accompagnare certi pensieri.
Ci sarebbe da aprire un paragrafo pieno zeppo di motivazioni per cui, parlare di certe cose sui social network è esattamente la prova di ciò che ho scritto(ovvero che ci si convince e ci si chiude in una forma pensiero a cui abbiamo dato il nome di "tradizione" ), ma non lo farò in questa sede e probabilmente non lo farò mai, dato che chi mi capisce al volo sa già a quale meccanisco mi riferisco, chi non capisce, non sarà "salvato" sicuramente da una mia spiegazione.
Volevo solo scrivere per lanciare un ancora, stavolta...una piccola ancora per fermare la nave che ci portiamo sopra il collo prendendo l'esempio dalla frase che chiunque di noi ha sentito alla messa da piccolo, frase che parla della vergine Maria che deve intercedere per noi presso suo figlio, presso Dio.
Vi prego, scordiamoci per un istante tutti i documentari, le foto, le immagini le descrizioni fisiche, i racconti e la paccottiglia che ci continuano a tirare addosso(anche chi appunto, vorrebbe salvarci, riempiendoci giornalmente di dati su dati) e pensate all'origine di questa frase, pensate a Zeitgeist che voleva smascherare il cristianesimo, rafforzando però quello che sto per dire(ma non inventare o scoprire io), rammentando che questo è presente ovunque, pensate che la chiesa cattolica, che piaccia o meno, è il più grande contenitore di ritualità simboliche egizio/cristiane che si possa immaginare, pensate che non si parla di entità definite e finite, pensate a voi, pensate al regno dei cieli che è del bambino, non come assenza di cattiveria, ma come assenza di sovrastruttura puramente razionale.


La vergine è il pensiero, il pensiero puro, non dialettico non intaccato da uno specchio in cui si riflette, Iside è questo, ce lo ripetono da sempre e pensiamo alla Madonna nella grotta del presepe, ma è la purezza del pensare decontaminato, l'unica cosa che può "letteralmente" partorire il logos, Cristo...nessuna sotto-divinità deve intercedere per noi, in maniera "pietosa" con un superiore, come se fosse una raccomandazione per un posto di lavoro, è la mia mente che si deve verticalizzare con l'accellerazione di uno shuttle , come un uomo sporco di sabbia che si alza da terra, avendo davanti il mare e che si scopre con le mani il corpo per vedersi di nuovo la pelle per tuffarsi nelle acque, il vettore neutro per lo stato di coscienza che può essere spiegato SOLO in quello stato di coscienza e che può essere riportato a noi, appunto, solo come simbolo o vaga forma artistica(non con parole che molti vorrebbero farci credere di sentire), ma mai con una descrizione di un metodo per raggiungerlo, il pensiero primordiale diventa un tutt'uno con la sua fonte e solo in quella zona di confine c'è tutto, come la linea sottile che separa yin & yang, come la faccia invisibile tra le due visibili del Giano bi-fronte.
L'infinito presente dove c'è l'infinito non può essere"fotografato" altrimenti sarebbe finito...l'accettazione della fine terrena(ma solo terrena) della tradizione è la scoperta finale del trasferimento necessario in sè, per la rinascita e non più dall'esterno in me, questo era possibile quando il mondo respirava con noi, adesso non è così, il tempo passa più in fretta per noi e si è sbriciolata la possibilità del tramandare, ma è sorta quella del puro pensare, un qualcosa che è confermato, per contrasto, da quello che avete davanti ora, ovvero internet che è tutto insieme a tutto, per tutto, purchè tu pensi a tutto, tranne che all'unica cosa che è la prova tangibile che non sei un robot.

                                                               Il pensiero




martedì 1 novembre 2011

Il manuale di Delfi




Se, realmente, la filosofia  c'è mai stata d'aiuto per qualcosa, è proprio per iniziare a riflettere su cosa per noi sia realmente la conoscenza, magari proprio per osservare come le concezioni di quest'ultima si sono trasformate nel riflesso della  mente di chi, di volta in volta, affrontava la questione in maniera noncurante  delle trasformazioni temporali, al momento in cui del tempo stesso non ti curi.
Esiste un problema, un problema di livelli, di certezze e di cultura non indifferente, che ci rende davvero poco disposti a riflettere sul profondo significato di questa parola, sul suo valore  che, se vogliamo, ha mantenuto soltanto la sua corazza esteriore, una specie di patina dizionariesca che trasfigura enormemente la realtà.
In questo caso, vorrei restringere il campo su un elemento e parlare del problema della conoscenza che "libera", della conoscenza che spesso viene associata alla verità o a parte di essa, l'esplosione di luce che serve a trascendere una qualsiasi situazione di stasi o, molto più probabilmente, dell'illusione che ciò sia effettivamente tale.
Nella nostra bolla d'aria culturale e sociale, è quasi del tutto certo che sia ormai andata perduta l'attenzione nei confronti di vari elementi, come l'attenzione al significato delle parole e all'origine delle stesse o il senso del rituale/della devozione, entrambi aspetti che convergono nel calderone più grande che è quello dell'assenza di regole, ovvero "l'anomia", ovviamente parlo di regole superiori, metafisiche, leggi non scritte e che, adesso, non sono nemmeno più parlate, perchè nemmeno più pensate.
La società di cui noi siamo gli eredi, ha creato con calma e solerzia il Dio che poteva comprendere e addomesticare, l'ha messo in competizione con l'uomo stesso, ponendolo alla destra del concetto di patria, prima ed  in seguito del "libero pensiero", fino ad ucciderlo; uccidere un'invenzione  il cui unico fine è sempre stato  "staccare l'umanità dal cielo",  inalzando, mattone dopo mattone, un palazzo di menzogne, che oscurasse il sole che emanava su di noi e quel Dio è bruciato esattamente come il cavallo di Troia, dopo essere servito al suo scopo, insieme alla città.
E a noi, a noi cosa resta? O meglio, a quelli di noi a cui ancora interessa davvero conoscere, cosa rimane?
Ammesso e concesso che il percorso che ci ha portato qua, era probabilmente necessario e risulta, al momento, altamente incontrovertibile, dobbiamo prendere atto che l'atmosfera che ci circonda, non è la stessa di altri tempi disseminati nella storia , è cambiata l'intelaiatura stessa che compone i nostri rapporti, il nostro modo di sentire e di immaginare; bisogna iniziare a vedere, con tutte le forze, che per diventare liberi in questo senso, urge trasformarsi nell'uomo/donna senza tempo...o di tutti i tempi.
Per far questo, dobbiamo iniziare a buttare giù la nostra parte di castello grigio e riappropiarci del percorso umano autentico(non umanistico, però), cercando di far combaciare il nostro più intimo sentire, con quello che di più antico c'è dato sapere.
L'attenzione per la conoscenza antica, tradizionale, dovrebbe arrivare anche e solo per un motivo: la maggior parte di ogni concetto/parola che usiamo, deriva dal passato remoto ed ogni volta che lo usiamo, compiamo un atto di fede, al momento in cui non ci chiediamo mai "perchè" lo usiamo, chi è che l'ha usato o da chi o cosa deriva e se da altre parti è usato così o meno, parlo chiaramente del tipo di linguaggio più puramente astratto e metafisico, quello che si perde, ogni volta che iniziamo una descrizione dello stesso, tramite altre parole.
Sia ben chiaro che qua non si sta parlando di banale (ma comunque utile) filologia, ma più propriamente di "logìa"; cercare di entrare in un mondo perduto in cui, se  veniva pronunciato un termine,  veniva evocato in forma sonora l'inalterabile significato a cui il termine stesso alludeva, senza bisogno di esplicazioni, senza dover rappresentare necessariamente forme esemplificative dell'oggetto/soggetto o rapportarlo ad altro, cose queste che, per inciso, ci hanno portato dove siamo: possessori abusivi di termini e concetti alla mercè di ogni possibile fantasticheria, svuotati di forza e usati come maschere sopra banali idee poco più che logiche.
Probabilmente avremo tutti in mente l'immagine ancestrale del mago, arrivata a noi, per fortuna,tramite le fiabe o le leggende e le sue formule pronuziate con fare emblematico : quella è l'esatta rappresentazione simbolica di ciò di cui parlo, l'uomo che tramite il verbo "esatto" con la voce altisonante e la partecipazione tutta del corpo e dello spirito, compie un atto divino, con tono eroico e con la calma del guerriero che ineluttabilmente otterrà un esito esatto, perchè non è lui a chiederlo, ma è la parola stessa che lo attraversa e che necessariamente si realizza, plasmando e alterando la figura stessa del proferitore di verbo.



Vedete, chi vi scrive, si guarda bene dallo scimmiottare idee altrui e dal bardarsi dietro concetti immortali, forte del fatto che, in quanto antichi, debbono essere in qualche modo validi, magari compiendo una romantica  fuga da questo tempo, verso ere in cui l'uomo era diverso e più collegato naturalmente con il tutto: non è così e se qualcuno dovesse pensare ciò, è perchè al proprio interno ha un'idea formata da dati compiuti e sonnolenti, idea  totalmente erronea e figlia di sistemi mentali chiusi ed auto-descrittivi, uno dei regali della modernità.
L'esperienza e la vita mi hanno spinto in svariate direzioni, prima di farmi parlare di certe cose, prima di farmi rendere conto in modo assoluto, che la "conoscenza" debba inanzi tutto partire dalla "coscienza" stessa legata al concetto di questa parola e, per fortuna,  sono approdato ad essa, nella maniera più corretta possibile, ovvero trovandomi a ricostruire il percorso che determinati concetti hanno sin dalle origini, partendo realmente dall'inizio, non de-costruendo un qualcosa al contrario e dalla fine di questo qualcosa (cercando di rimettere inutilmente il dentifricio nello tubetto) in un'ipotetica linearità di tempo, vanificando così la vera pulsione conoscitiva: non si fa retro-ingegneria simbolica, a meno che ci si voglia fermare alle bucce dei frutti.

In passato, la mia voglia di andare oltre il materiale, mi ha spinto senza sosta a praticare la meditazione, sotto ogni forma, spesso senza regole, senza principi precisi da seguire, seguendo per così dire  "empiricamente" la mia idea di meditazione: quando riuscivo a restare in quella fase di coscienza situata tra sonno e veglia, di calma e vigilanza, spesso vedevo qualcosa, qualcosa che mi risultava difficile da spiegare, ma solo finchè cercavo di dargli un senso tramite altri concetti, era un insieme di elementi compiuti, perfetti, comprensivo di forme come il triangolo, il cerchio e che ruotava inanzi a me e cambiava al suo interno in continuazione e, più restavo traquillo, più riuscivo a comprenderlo, sentendo e vedendo(vedere internamente) che quella forma, conteva tutto, tutte le essenze, da molti punti di vista, geometrici, emozionali, numerici e seminali.
Chiaramente, ho pensato per tanto tempo che fosse qualcosa di personale e, sbagliando, non davo peso più di troppo al tutto, non tentando nemmeno una qualsivoglia rappresentazione su carta, date tra l'altro le mie scarse capacità come disegnatore, fino a quando una volta, in una libreria, mi sono trovato di fronte ad un librone, il cui titolo era "Mandala": al tempo conoscevo poco e niente della cultura vedica ed indù, ma sin dalla copertina rimasi sbigottito, perchè vidi una variante della mia visione meditativa; aprendo poi il libro, mi sentii quasi spogliato, come se fossi stato spiato internamente e come se fosse sparito per un istante, l'idea di limite, tra me, tra le altre persone, tra il passato, il presente ed il futuro, fino a farmi mettere in discussione il concetto di fantasia e personalità: la mia presunta visione originale, la punta di diamante della mia esperienza interiore era più pubblica di una notizia sulla prima pagina di un quotidiano ed era millenaria, pur essendo parte di me.

Diciamo che, arrivati a questo punto, si potrebbe dire che questa  è un esperienza di "visione  archetipale", descritte bene da Jung, ma in realtà c'era altro: non era solo un'immagine  a cui poter attribuire migliaia di significati, ma c' era il senso di primordiale che, al momento della scrittura/definizione mi avrebbe portato a cercare di  descrivere al meglio la mia non solo mia-visione, con il senso di contenitore di essenza, un'univocità immagine/senso del'immagine/suggestioni incorruttibili.
Bene, questo è proprio il significato della parola Mandala (Manda = essenza | la=possedere), un contenitore di essenze.


Un simbolo, multiforme e cangiante, con un significato su più livelli(l'insieme di tutti gli inizi di tutte le cose)che agiva su di me, nel suo unico modo possibile, internamente e che si allacciava alla mia capacità di linguaggio in maniera necessaria, senza possibilità d'errore.
In seguito, come con una specie di  principio dei vasi comunicanti, tra me e il significato derivato dal mondo che è stato, ho inziato realmente a comprendere sulla (e sotto)la mia pelle, l'illusorietà del tempo e delle forme, assestandomi tra sentire interiore autentico e analogie tra culture e tradizioni, ho visto il me stesso mettersi da parte per far posto a quello che, in altri tempi, era fiorito in altri, ho visto qualcun'altro del passato e del presente completare una mia visione, come ho visto una parte di me, completare quella di qualcun'altro, sempre con processi analogici che esaltavano un'idea principiale e mai chi quell'idea la professava, essendo questa la garanzia stessa della veridicità del conosciuto.
Ma ho dovuto farmi da parte e  tanto: le mie esperienze terrene, i miei sentimenti, la mia oggettività, spesso risultavano(e risultano) un enorme ostacolo per la comprensione di fatti che, non sono certo il prodotto della mia vita e della vita di altri, ma sono un fluire di vita sopra la vita.
Ho lentamente iniziato ad appropriarmi del concetto di conoscenza, come sempre di più intendo ed intenderò, che è totale: non accumulazione di dati e sperimentazione, non sperimentazione e descrizione, non idee di altri e rielaborazione, ma costruzione all'infinito di quello che è, è sempre stato e sempre sarà, onorando me stesso come alfiere e onorando tutti gli altri alfieri che hanno lasciato traccia nella storia e nel mondo, di un quadro che può essere ricostituito, a partire da noi e a partire dalla ricerca che, piano piano, si manifesterà innanzi ai nostri  occhi, al momento in cui noi ci accorgeremo di lei.
Ormai non posso più asserire di conoscere la verità di qualsiasi elemento, se non ho compreso il principio di esso al mio interno, ricostruendolo: così facendo, probabilmente, potrei conoscere realmente solo poche cose, in questa vita, ma solo così,  forse,  ci si può rendere realmente conto della potenza di un divino, che ha e conosce tutto in sè da sempre e far si che ogni tanto esso ci sfiori, lasciandoci assaporare l'ergia vitale delle qualità, contro quello delle quantità, facendoci riconoscere la potenza dell'ossigeno vero, contro quello di un banale gas euforico.
"Conosci te stesso" scritto su un tempio e non da altre parti, è il vecchio e, al tempo stesso, il bambino dentro di noi che può farci appropriare della nostra piccola ma potente parte di conoscenza autentica.

"Nell’oceano del nettare, nell’isola delle gemme
circondata da alberi di doni, nel giardino delle delizie
nella casa del pensiero adamantino, è seduta in grembo al grande Shiva
colei che è onda di coscienza e beatitudine
la verità venerata dai più santi tra i santi."