venerdì 30 novembre 2012

Tutti i colori della concentrazione



Tra antichi insegnamenti, tecniche più o meno moderne e quant'altro, si hanno un mare di riferimenti, legati alla possibilità di meditazioni, contemplazioni e costruzioni mentali di simboli, perchè questo poi dia, a sua volta, qualcos'altro: anche fosse per imparare a regolare il giusto flusso di volontà verso una direzione verticale ascendente, sarebbe già davvero tanto.
Esporrò il mio punto di vista sulla concentrazione, il "focusing" , mettendo l'accento sui suoi aspetti caratteristici, al fine di ricompattarli in un'unica realtà e faccio questo perchè, spesso, mi rendo conto che nella nostra cultura si è ormai quasi del tutto persa la capacità di saper osservare elementi che fanno parte di noi, conoscendoli solo attraverso una sorta di pregiudizio o un clichè ed in questo giudizio solidamente giustificato, mi ha(anche) aiutato un percorso personale legato alla disciplina musicale, sia in veste di " perenne allievo", che in quella di insegnante.
Inanzi tutto la prima regola aurea, per quel che mi riguarda, è questa:
Concentrarsi non è sforzarsi
Potrebbe sembrare quasi banale  ricordare ciò ma, a proposito di cultura e più propriamente quella scolastica inferiore, c'è spesso una confusione o una non corretta suddivisione tra questi elementi
, senza che si arrivi, al solito a demonizzare una delle due cose, per enfatizzare l'altra, cedendo all'orgoglio del dualismo.
Si, perchè per me lo sforzo è utile e lo è per capire un grandioso elemento simbolico.

Quando noi ci sforziamo, cosa succede, in realtà? Perchè sentiamo uno scontro vivido e tangibile al nostro interno, come un dissidio che si genera e che ci impedisce una corretta concentrazione?
E' semplicemente tentare di superare un proprio limite, senza che si sia pronti per farlo. Allora io cerco di focalizzarmi su un qualcosa, un pensiero, un'azione, nell'osservare un oggetto o qualsiasi cosa, vado oltre, oltre la quantità di tempo/energia che il il rapporto tra la mia attenzione "reale" e il pensiero hanno e subentra, cosa?
                                              Il corpo


Siamo talmente poco abituati a gestire il pensiero in sè, che ci viene naturale attingere forza da uno dei due poli energetici/fisici presenti nella nostra struttura materiale, ovvero il sistema nervoso.(l'altro è chiaramente il sangue, che di solito si attiva "ingiustamente" per scatenare il rapporto nella forma pensiero idea-ricordo/emozione).
Mi ha sempre affascinato, come sa bene chi legge quello che scrivo e chi mi conosce, il pensiero Steineriano che vuole locata nel sistema nervoso la funzione materiale(o meglio, materialistica e la logica che ne deriva, di conseguenza) arimanica ed in quella cardio/vascolare la funzione mistica luciferica, perchè rappresenta in realtà una visione piuttosto verosimile di quello che, al di là del comune pensare, questi due "reticolati" fisici producono in relazione a noi.
Detto questo, il mio sistema nervoso inizia ad essere chiamato in causa - guardate bene che è una funzione che in realtà attiviamo noi inconsapevolmente - iniziando a produrre delle scariche elettriche vere e proprie, perchè sto cercando, in parole povere, di unire cielo e terra (corpo e anima, fisico e sopra-fisico) a discapito della mia essenza, scaricando energia in maniera violenta tra i due poli opposti, un fatto che percepirò come spossamento e irrigidimento di parti di me, talvolta insospettabili.(Suonando ed insegnando a suonare, non avete idea di quante volte, mi sono trovato di fronte gente con dolori al piede o al ginocchio, per poi scoprire che si era fatto un esercizio arrivando a "sforzarsi").

Quindi, imparare a discernere questi primi due elementi, concentrazione e sforzo,  è il primo vero passo da compiersi, onde evitare di creare quello che anche in natura esiste, ovvero una tempesta elettrica, in cui siamo noi stessi a pagarne le conseguenze, perchè noi tra cielo e terra, siamo esattamente come l'aria.

Proseguendo, è interessante prendere in esame gli elementi della concentrazione che servono a descrivere il movimento del pensiero.

Ad esempio, si potrebbe parlare di una tripartizione, fatta per praticità, in cui avremmo questo:


° Intensità di concentrazione


° Concentrazione nel tempo
  
° controllo dinamico della concentrazione

Con intensità di concentrazione, si può intendere la capacità di rendere vivida, al proprio interno, la cosa pensata.



La maggior parte di noi, non è in grado di visualizzare nella mente un oggetto di qualsiasi tipo, mantenendo chiara la sua forma, senza che appaia e scompaia in continuazione o che cambi forma, colore o punto di visuale, questo perchè non c'è nessuna disciplina" ufficiale" che ci abbia mai avvicinato a ciò, praticamente in nessun ambito(Famiglia, scuola, chiesa, lavoro), proprio perchè, dal punto di vista materiale, non si ritiene che ciò sia di minimo interesse:" non c'è un riscontro pratico in ciò, ma solo una perdita di tempo", salvo poi passare le ore a riempirci di immagini davanti a schermi di vario tipo, facendo in modo che il processo di cui sopra, sia esercitato comunque, ma in maniera passiva ed inconsapevole, trasformandoci tutti in pappagalli intellettuali, ovvero in creature che riescono a ripetersi immagini mentali, solo al momento in cui le vedono, senza che ci passi per la testa che dovrebbe esserci un processo totalmente opposto, rispetto a questo.

L'intensità si sviluppa ricavandosi uno spazio costante giornaliero in cui si immagina, si costruisce mentalmente, un unico elemento semplice, magari piccolo, come una moneta o un spillo e si cerca di rappresentarselo nella sua grandezza naturale, come se fosse davvero davanti a noi, cercando di averlo "davanti agli occhi" sempre nella stessa grandezza.

E' qui che dobbiamo tenere presente l'elemento "sforzo" ed usarlo per capire il nostro limite quotidiano: tanto più allontaniamo le "scariche elettriche" da noi, quindi tanto più agiamo nella consapevolezza di non produrre uno sforzo, tanto più riusciremo senza fatica a produrre immagini mentali nitide ed uguali a sè stesse, nei vari "frame" di pensiero che scorrono nella nostra essenza immaginativa. E qui, si parla di concentrazione nel tempo, intendendo il tutto sia come ovvia necessità di sviluppare una crescente concentrazione con una consapevole costanza quotidiana, facendo sì che nasca una vera e propria disciplina, utile per controllare i progressi, sia come capacità di controllare l'attenzione nella concentrazione.


Può sembrare banale, ciò che scriverò, ma è importantissimo ribadirlo: distrarsi da ciò che viene pensato, durante l'esercizio di immaginazione consapevole, è piuttosto naturale inizialmente.
Si inizia a produrre l'immagine e dopo un attimo potremmo pensare a mille implicazioni legate a quell'immagine, alle sensazioni di orgoglio che si avvertono nel fare quello che stiamo facendo, a ciò che abbiamo letto per arrivare a fare ciò, si può arrivare addirittura a pensare a tutt'altro, credendo di pensare all'oggetto che ci si era prefissi di visualizzare.
Quindi, quello che ci salva, è la domanda: per quanto tempo riesco a pensare ad un qualcosa, senza che io, tramite un "telefono senza fili" autogenerato, arrivi addirittura a scordarmene?

Si, perchè nella migliore delle ipotesi, riusciremo a riprendere il controllo, grazie alla volontà, dopo aver pensato di tutto nell'arco di pochi secondi, ma quello che avviene solitamente, soprattutto se non mi sono prefisso di vivere la visualizzazione in un "momento sacro", ma la sto facendo mentre faccio altro(guidare, camminare, sul posto di lavoro) è che mi scordi completamente di ciò che stavo facendo, senza fare caso a ciò  la volta successiva, rischiando di accumulare tonnellate di inutili tentativi, che si generano tutti uguali nel tempo, la vera dimostrazione del fatto che non sappiamo esercitare la volontà attraverso il pensiero, ovvero che non conosciamo l'autentica concentrazione.
Potrebbe, non tanto risolvere, quanto darci uno scossone, in questo senso, provare a contare fino a 10, mentre si pensa l'oggetto prefissato, per rendersi conto che anche con un auto-ammonimento, si hanno difficoltà notevoli(ad esempio potremmo pensare ai numeri in sè e partire nuovamente per la tangente)nel cercare di mantenere nel tempo l'energia del pensiero, per sostenere l'immagine; generalmente, ammettere senza troppi fronzoli la propria inettitudine, in questo ambito, aiuta a partire (o ripartire)con umiltà e a comprendere sempre tramite la costanza, nel momento in cui stiamo iniziando a praticare, che la volta precedente a quella in cui ci troviamo attualmente, ci siamo dissolti nel mare di flusso di pensiero automatico: sarebbe importante provare a ricordare qual'è stato il pensiero che c'ha portato fuori dalla strada maestra, per capire se abbiamo davvero coscienza di noi  in quel momento, dato che, solitamente, nemmeno quello arriviamo a ricordarci, mostrando un'altra enorme falla, nell'ambito di un'altra nostra grande alleata(di cui non parlerò qua, perchè non è propriamente in tema) che è la memoria, il nostro piede di porco apri porte a ritroso di associazioni di pensiero automatico.


Il terzo elemento, diciamo successivo, rispetto ai precedenti  che sono legati a loro, è appunto il controllo dinamico della concentrazione, ovvero iniziare a notare tutto quello sta intorno ad essa e dentro ad essa.


Una volta che, passatemi il termine, inizio a sentirmi piuttosto allenato, ovvero riesco a mantenere l'immagine dentro di me, in una forma vivida e in un lasso di tempo decoroso, ho l'energia necessaria per notare altri elementi e per tentare altro, con l'immagine stessa.
Parlando di dinamiche esterne, si può provare a sentire cosa si produce in noi a livello emozionale, cercando finalmente di comprendere come agisce un dato pensiero sul mio sentire, visto che il  pensiero è sotto il mio controllo,ma voglio essere sincero: chi riuscirà ad essere libero da qualsiasi emozione, soprattutto orgoglio o qualsiasi cosa che abbia a che vedere con quello che noi riteniamo in qualche modo "mistico", sarà già un bel pò più avanti, proprio perchè, se sto pensando ad un ogetto e come finalità ho solo quella, non si capisce perchè dovrei avere una qualsiasi emozione legata a ciò, se non per arrivare a considerarmi speciale, a causa di quello che sto sperimentando.
Nel caso in cui emozioni o sensazioni siano presenti, a vari livelli, ci si può banalmente chiedere:"perchè?" , se siamo onesti, scopriremo che non avremo ancora il totale controllo del pensiero, perchè vuol dire che una parte di esso è ancora proteso ad attivare le emozioni automatiche.

Un altra possibilità dinamica, è legata all'immagine stessa: iniziare a muoverla dentro di , con coerenza, senza che si deformi, cambi coloro o "inquadratura" e senza che si alteri, diminuendo o sbiadendo, al momento in cui si è attuato del movimento.
Potremmo anche iniziare ad aggiungere elementi sensoriali, oltre a quello della "vista": iniziare a sentire con il tatto, con il gusto, pensare al suono che fa quello oggetto se cade, se si muove, se si strofina, sempre senza perdere di vista l'intensità dell'immagine.

Nel fare tali cose, non bisogna mai e poi mai avere una vera finalità, non è come allenarsi per praticare uno sport e non è come studiare uno strumento per eseguire un brano, che già conosciamo, dobbiamo pensare che noi non sappiamo niente di quello che accadrà, solo verificare che, facendo ciò, arrivi a svilupparsi dentro di noi una facoltà latente che è come una nuova vista, non certo solo facendo questo, ma i primordi della "chiaroveggenza", cioè dell'autentica visione del vero, sono proprio qua, potenziando aspetti della nostra umanità, senza perdere di vista la nostra individualità e senza farsi fregare dalla fantasia, che è divenuta, per i più, l'ora d'aria libera del pensiero, in questo mondo(a meno che non sia davvero sviluppata come si deve).

Fare questo e farlo con costanza, in ogni caso, permette di far crescere a dismisura la propria attenzione ed è la vera auto-osservazione, che anche se non porta al di là di quello che pensiamo(forse perchè già ci siamo, dove non pensiamo, deve cambiare, appunto, solo il modo di "vedere"), aiuta ad essere più vividi  anche in "questa realtà" ed i benefici, saranno molti dato che tanta superficialità scomparirà come neve al sole e che, davvero al di là di tutto, si amplificherà la bellezza di ciò che vediamo comunque con i nostri sensi, fornendoci i mezzi per vedere colori illuminati, là dove prima vedevamo solo forme sbiadite.












giovedì 29 novembre 2012

Teoremi sacri



Per Pitagora, era necessario lo studio della matematica, era una componente fondamentale, al pari della propensione mistica del discepolo, per poter diventare poi un iniziato.
Ma perchè faceva questo?
Perchè lo riteneva necessario?
Certo non aveva a che vedere con l'idea di "intelligenza scientifica" attualmente intesa, in quanto la matematica, così come per i babilonesi, cinesi e indiani, manteneva un'importanza qualitativà e quindi andava oltre il semplice dimostrare risultati, tramite un processo logico/matematico: questo era, casomai, la risultante visibile della perfezione che stava a monte dell'algebra stessa e la prova iniziatica consisteva nel riportare in sè, tutto ciò, dato che non c'era nessun professore pronto a dare voti, ma la vita stessa lo avrebbe fatto al posto di qualsiasi didatta.
Ciò che si può presupporre, con più probabilità, è che quei numeri, combinati talvolta con geometria, talvolta con musica o addirittura tutto insieme, rappresentassero il codice simbolico strutturale dell'universo stesso e che i vari "teoremi" non fossero altro che porzioni di funzioni simboliche non intellettualmente sterili e slegate da una realtà multidimensionale, ma elementi viventi dell'universo, necessari per collegarsi ad esso, in quanto parti essenziali dell'uomo.
Analizziamo in breve il famoso teorema di Pitagora(in realtà precedente e successivo a lui) che dimostra come, in un triangolo rettangolo, l'area del quadrato costruita sull'ipotenusa sia equivalente all'area dei quadrati costruita sui cateti del triangolo stesso.


Se pensiamo un attimo alla geometria, come una strada illuminata da seguire,
non per il matematico, ma per il cercatore di sè, potremmo trovare molto in
tutto ciò.

Ad esempio, l'angolo retto di 90°, l'angolo della perfezione, della "rettitudine", appunto, genera/è generato da due lati disuguali e disuguale è il quadrato che su questi lati si va a formare, mentre il lato più grande,generatore del quadrato che è addirittura costituito dalla somma di quelli dei cateti, quindi quello che in certo modo riassume i cateti stesso, è formato da due angoli disuguali, ma soprattutto è opposto all'angolo retto, slegato da esso, non c'è modo di far combaciare questi due elementi, prescindendo dalla struttura del triangolo rettangolo.

Se volessi azzardare una lettura quasi morale, iniziatica, esoterica, potrei pensare che il quadrato dell'ipotenusa è il tutto che si ricompone solo quando due elementi(diciamolo, apparentemente) disuguali(ad esempio mente inferiore e mente superiore, chakra alti e chakra bassi, solve e coagula, cielo infinito e terra finita, solare e lunare) si incontrano nella rettitudine dell'angolo di 90°, quando si bilanciano nel giusto ordine: il termine" retto", mai come in questo caso, non è casuale.
L'angolo così formato arriva esso stesso a generare un campo di visione in cui si ha l'ipotenusa come nuovo orizzonte conquistato univocamente con la ricomposizione delle parti non uguali, ma che contengono in potenza, nella loro somma, già il tutto: l'uomo che diviene retto, ricongiungendo il sopra con il sotto, contempla l'universo ricomposto, in sè, davanti a sè, perchè lo ha correttamente scoperto in sè.
Non dovremmo stupirci di quello che esce fuori in questa visione, probabilmente quella che resta interiormente e va oltre i fogli e le figure, ma dovremmo cercare, in un certo modo di ricomporla nelle parole di questo Salmo, per capire che certe visioni non sono poi tanto morali, quanto reali, sono istruzioni per l'uso, per l'umanità.

"Poiché l'Eterno è giusto, egli ama la giustizia: gli uomini retti contempleranno il suo volto."


Ricomposto lo sguardo di sole e luna, non resta che guardarsi allo specchio dell'eternità.



mercoledì 28 novembre 2012

Transposition - ciao ciao sound of matrix


"Sound of matrix" era nato per rappresentare un percorso ben preciso, legato a simboli, matematica esoterica(aritmosofia) e musica ed il suo nome era legato a questo,ed inizialmente, 2 o 3 anni fa, non avrei mai pensato di usare il blog per parlare anche di tutto il resto, che è semplicemente la vita, attraverso me, come è inevitabile che sia in quanto individuo, divenendo la possibilità, anzi," una" delle possibilità per arrivare a conoscermi davvero a fondo e scrutare in profondità anche dove non batte la luce del sole, a volte esprimendomi in maniera sincera, a volte ricalcando un pensiero potente di qualcuno, a volte dicendo pure stronzate o parziali verità, scritte in momenti particolarmente intensi, ma sempre senza mai dire qualcosa che non ho conosciuto o che non sto conoscendo realmente, secondo un cammino di vera gnosi, in cui non sai nemmeno se alla fine, troverai qualcosa di sensato, anche se una strana aria fatta di fede potenzialmente attuale ti sostiene in piedi.
Tutto questo è qualcosa che non poteva più essere rappresentato da quel nome, un nome ai miei occhi scomodo che riconduce a elementi di un certo tipo, un nome per certi aspetti negativo.
Ecco perchè il suono della matrice diventa il "grande albero", le cui radici sono fuori dalla matrice stessa e fuori da quello che può essere visto come buono o cattivo, talmente fuori, che è la parte migliore di noi, talmente grande che non può che essere in noi.
I suoni e i simboli, ora, sono più limpidi e sono un tassello di un mosaico davvero sorprendente e commovente.

E...basta

:)



domenica 25 novembre 2012

No chakra, party (II - la trascendenza dei chakra, il Padre Nostro)



Penso sempre al fatidico esempio del dentifricio che esce dal tubetto, con un semplice gesto e che con nemmeno mille gesti nel tubetto può rientrare, quando devo rendere l'idea di qualcosa ed in questo caso lo uso per parlare nuovamente dei Chakra.
Ovviamente ciò che ho scritto nella precedente parte di questa riflessione, trova una forte, fortissima opposizione in chi, in realtà, è sicuro di percepire qualcosa in relazione alle zone fisiche del Chakra, rifacendosi ai famosi disegni antichi che vogliono indicare con esattezza l'energia vorticante impilata nelle ben note zone della spina dorsale, facendone un dogma e come tutti i dogmi, una risultante di speranza e bisogno di schematizzare, il tutto con un pizzico di materialismo, quel nuovo materialismo "spirituale" che ha la presunzione di classificare secondo immagini e concetti, ciò che per sua stessa natura è detto "ineffabile".
Quindi si legge:" ma io sento davvero qualcosa in corrispondenza di quel punto e sento davvero quel tipo di sensazione a seconda del chakra che là si trova!"
Beh, certo, questo è ovvio, perchè la sensazione fisica legata all'azione che rappresenta il chakra di turno(soprattutto per i più bassi Chakra ) è veramente là, ma ora io dico:"anche il sole lo senti sulla tua pelle e riesci a percepirlo anche ad occhi chiusi, se stai all'aperto, riconoscendone il calore e la direzione nel cielo quindi, per questo, sai anche usare il sole?"
Se io sapessi usare il sole, sarei un sole e distruggerei la terra, se io sapessi usare i chakra, così come si crede di usarli(passatemi questo termine improprio) probabilmente succederebbe la stessa cosa...non possono esserci vie di mezzo: se credo che il Chakra è quello che è, la sua energia dovrebbe apparirmi come immensa e anche la realtà fisica nè risentirebbe in maniera poderosa e questo è scritto esattamente dove appaiono i disegni dei chakra.
Quindi "Chakra aperti", che di per sè non vuol dire niente, è effettivamente percepire il loro movimento, è sentire che esiste la loro azione su di noi, quando siamo noi stessi quella data azione, ma proprio come dicevo inizialmente, il fatto che io sappia far uscire il dentifricio dal tubetto, non è la conseguenza del suo opposto: io non posso rientrare nel chakra con la meditazione localizzata.
Può anche essere vero tutto quel miscuglio di terapie fondato sui Chakra "non equilibrati" e può essere anche vero che la percezione "eterica" della zona del chakra ancestrale(lui lo è, ma noi no di certo) possa dare anche qualche particolare sensazione o visione, ma ribadisco che l'effetto , anche solo del Muladhara chakra, non percepito ma realmente utilizzato, potrebbe generare un terremoto,(così è scritto): in condizioni di normalità possiamo al massimo avvertire l'embrione della nostra esistenza terreste in quella zona e non si capisce perchè gli effetti descritti nei Veda debbano essere simbolici, mentre i Chakra sono davvero là, chi ha stabilito cosa è vero o cosa è falso?
Per fare nuovamente luce sulla possibile moderna soluzione, per capire davvero come tramite l'ascesi totale del pensiero si possa arrivare a riconquistare i chakra al pieno delle loro possibilità, mi rifaccio al celebre parallelismo tra il" padre nostro" ed le funzioni dei Chakra, ripercorse in senso discendente dal cielo, verso la terra.
Unitamente all " ego eimì/IO SONO" sempre pronunciato dal Cristo in Giovanni e sempre scritto in maiuscolo, come una sorta di Mantra dell'ultima era, arriva dalla viva voce dell'avatar definitivo la soluzione: Solo il vero IO può essere, solo l'IO può realizzare quello che prima della sua venuta era il rito iniziatico e l'IO ha bisogno di riscoprirsi logos e riscendere nella forma umana come dell'acqua calda che riscalda dopo l'inverno della razionalità.
E' il padre nostro la soluzione e la soluzione è che, al contrario di ciò che veniva indicato come vero per l'uomo ancestrale ancora privo di una vera individualità, è dall'alto che dobbiamo riprendere l'energia vitale adamitica, dal pensiero puro e vergine, che partorisce il figlio di Dio, che è Dio stesso: IO SONO.
Ricordo che Gesù offre questa preghiera ai discepoli per insegnare loro il "modo corretto per pregare", per svelare secondo la natura dell'uomo dell'ultima generazione, come attuare la giusta ricomposizione dell'energia perduta, la prova diretta che "ci si deve rivolgere direttamente a nostro padre" sapendo che lui vive in noi, superate le opposizioni, la nostra dualità raziocinante, la scoria dell' IO che diventa EGO parlante, il grillo parlante di cui alla fine, pinocchio, non ha più bisogno, quando è divenuto il vero uomo.
Gesù ricorda che la preghiera non è esteriore e va fatta in segreto(non un' accusa al mondo liturgico ebraico, per me, ma alla cerebralità/ritualità esteriore che si annida anche in un certo modo di produrre preghiere), nell'intimo, come la meditazione, ma una meditazione per qualcuno che ha la propria individualità, che è l'arma a doppio taglio della nostra generazione, così come lo era, per l'uomo antico, la sua assenza di umanità terrestre(ecco perchè, l'umanità ancestrale, formata da esseri semi-divini, con le radici nel metafisico, doveva iniziare a meditare partendo dal basso, dalla terra ed ecco perchè per loro non c'era ancora differenza tra il corpo e il non-corpo, il famoso schema dei Chakra, per loro, era più che valido).
Quindi, per quel che mi riguarda, non obbligo nessuno a credere in ciò che dico, ma spero di aver offerto uno spunto di riflessione a chi parla di Chakra aperti ed in realtà ha solo una percezione piuttosto elevata degli stessi, senza che questo voglia poi dire molto: se ci si accontenta di ciò, per me è ottimo ed è ottimo pure se si pensa che si sta facendo chissà quale cosa speciale nel percepire certe sensazioni, solo perchè prima non ci si riusciva :chi vi scrive ha sperimentato in pieno nel passato, per anni e anni, quella strada e non è inutile del tutto.
Ma l'altra non è la strada, è una Via gigantesca, che va affrontata solo quando si ha il coraggio di intraprendere un cammino in cui non avremo più parole o immagini a farci da compagne, ma bensì la percezione totale di quello che siamo senza la contraddizione che ci incatena in ogni istante.

Per scoprire se i Chakra esistono e cosa sono in realtà, dobbiamo pensare a qualcuno che c'ha indicato la direzione da intraprendere, riposta in noi, ma verso l'alto, l'alto come inizio e non come meta finale; lo stesso super-individuo che, mostrata la via con la preghiera per l'uomo nuovo ha detto, senza andare tanto per la sottile: " Allora voi farete cose che io ho fatto e anche di più grandi perché IO(logos) sono là presso il Padre", ribadendo la forza autentica del vero possesso dei Chakra.




giovedì 15 novembre 2012

No Chakra, no party

Un pò di pensieri inerenti alla concentrazione, ai chakra e alla meditazione.




Credo ormai sia sotto gli occhi di tutti l'essere diventata di pubblico dominio
la conoscenza dei Chakra, un pò come quelle parole che piano piano iniziano a prendere piede in una  lingua, parole di cui, alla fine si fa sempre un uso paradossale e mai letterale e di cui si disconosce il significato più recondito, ma reale.
E quindi c'è gente che medita sui chakra, gente che apre e chiude a proprio piacimento i chakra come fossero i finestrini di una Panda, chi usa Kundalini anche per grattarsi la schiena e chi ha il terzo occhio più aperto di Shiva, tutto presentato come se si parlasse di ricette, tisane, ginnastica, con la leggerezza di chi fa shopping per rilassarsi.
Sono anni e anni che la disciplina Yoga viene letteralmente violentata nelle palestre, nei centri benessere e nei corsi pomeridiani per casalinghe insoddisfatte(Pilates mi annoia, meglio lo Yoga, che mi rilassa), tant'è che la maggior parte delle persone che non hanno mai ficcato il naso in certe questioni, credono si tratti in realtà di una specie di ginnastica posturale, magari da farsi mentre si mangia lo yogurt.
Ok, un pò di sarcasmo...

Cosa sono i Chakra, in realtà è semplicissimo da sapere, te lo dice wikipedia, te lo dice qualsiasi sito in ogni lingua del mondo, ma diciamocela tutta: non ne sappiamo niente, ma ci piace un sacco far finta che non sia così.

Come ogni cosa che arriva da lontano  nel tempo, abbiamo una descrizione postuma, trascritta quando si sapeva che si stava già perdendo la capacità di interagire con efficacia con elementi sempre più eterei, in un mondo sempre più solido: la maggior parte dei testi religiosi sono un testamento, nel vero senso del termine, un lascito, scritto al momento in cui si sapeva che il punto di non-ritorno era prossimo;se qualcuno non avesse palesato,tramite il linguaggio scritto, quello che precedentemente era evidente per tutti, sarebbe andato perso del tutto.
E quindi una romantica, benefica, tremenda(per me) visione dei "sacri vortici" è stato incastonata nella nostra cultura, senza che molti mai si chiedano se quello che c'è arrivato fosse valido o meno per chi già trascriveva memorie di un passato diverso.
Ora, non si capisce perchè se anticamente i Chakra che erano aperti avevano "il potere di farti smuovere le montagne", oggi hanno al massimo il potere di farti sopportare mezz'ora in più il capo sul posto di lavoro: una delle due cose non torna, o i Veda sono pieni di balle o le balle le dici a te stesso.
Chiaramente la soluzione, come sempre, è nelle letture simboliche, nel cercare di comprendere cosa sia nella sua interezza il Chakra.
Ordunque, Chakra come zone del corpo, come corrispettivo sicuro ed insindacabile di una zona anatomica:
tremenda balla.

Il corpo umano stesso è un simbolo, che va dalla terra al cielo e ovviamente, se uno dovesse rapportare certe qualità, collegandole ad organi fisici/zone anatomiche legate in qualche modo a certe caratteristiche, non potrebbe che metterli in quel ordine, è univoco.
In realtà pensare che l'attività sessuale sia gestita solo, ad esempio, dal secondo chakra, in corrispondenza degli organi sessuali, è un pò come dire ad un uomo che ragiona solo con il suo membro, in una maniera più apparentemente sofisticata, ma senza che cambi troppo la sostanza.
Ciò non toglie che forse, un tempo, ci fosse una chiara connessione eterica tra parti fisiche dell'uomo e l'energia dei Chakra, ma vedere un disegno e pensare che una cosa sia esattamente così, sarebbe come credere che esista un uomo con più braccia e gambe(magari invisibili), vedendo il disegno dell'uomo vitruviano.






L'uomo è l'unico vero animale innaturalmente eretto e come tale l'unico atto a rappresentare simbolicamente, con la sua stessa struttura, l'ordine delle facoltà crescenti dal minerale al solare, dalle radici della terra al mondo superiore.
Quindi possiamo inanzitutto dire che i Chakra sono viventi in tutti e non sono minimamente separabili dall'azione a loro preposta, il Chakra esiste quando esiste l'azione del Chakra.

Con ciò, non ho spiegato poi molto, perchè non basta certo "esistere" perchè il primo Chakra sia letteralmente messo in moto come dovrebbe, anche perchè è il nostro esistere che è diverso, anche perchè gli effetti dei Chakra davvero in pieno movimento, dovrebbero essere a dir poco spaventosi, quindi un vivere sonnecchiante è naturalmente connaturato ad un Chakra che gira a velocità bassissime.Quindi cosa succede? E Cosa è successo nel tempo?
E' successo che non possiamo accendere il fuoco come prima era possibile fare, anzi, ora si rischia di bruciarsi, tentando di farlo.
La fortuna della maggior parte delle persone è che non  è in grado di concentrarsi realmente, altrimenti il rischio sarebbe sotto gli occhi di tutti: la meditazione diretta sui chakra è una meditazione su un embrione eterico a cui non corrisponde niente, se non la nostra illusione di voler sentire quello che ci siamo prefissi.
Succede che si sentano sensazioni legate alla stimolazione del corpo eterico, sentiamo qualcosa di "formicolante", lo coloriamo con le nostre fantasie preconcette(previa lettura delle facoltà del singolo Chakra) e crediamo di aver stimolato un centro del nostro corpo assopito da tempo, senza verificare, nella maggior parte dei casi, se una meditazione su un mignolo del piede avrebbe presentato gli stessi effetti; parliamo di equilibrio e positività, ma in realtà abbiamo semplicemente usato l'energia che serve ad accendere i Chakra, ovvero la Volontà, senza che il fuoco si sia realmente acceso.(ma non avendo mai visto un incendio, anche un fiammifero che brucia ci impressiona).

Così impariamo, inconsapevolmente, la stimolazione dello nostro guscio eterico che si espanderà, provocando qualche sogno intenso, qualche attimo di estasi(certo, rispetto alla monotonia della routine, basta poco) e qualche incontro strano, qualche previsione azzeccata, fino a che qualcuno, chissà come mai, arriva anche a sentirsi male o a restare bloccato(ho letto anche di maestri "moderni" che parlano di questo, dicendo che sia normale...).
Come è possibile pensare che tutto ciò sia collegato con la magnificenza di ciò che viene descritto nei testi originali, in cui si parla di ciò?
Non c'è niente che abbia a che vedere con quello, niente.
La strada è quella che non può prescindere dal contatto con il proprio Io.
Pensateci bene: stimolare i Chakra (o presunti tali) con la coscienza odierna "inquinata" da qualsiasi frutto dell'EGO, come dovrebbe aiutarci? Cosa potrebbe portarci se non un'amplificazione di quello che già conosciamo(soprattutto per i Chakra superiori) ?
Come una percezione del nostro corpo eterico, anche se estremamente vivida e presente, può farci andare oltre, mentre siamo tutti presi in una zona ben delineata? Si spera che dopo qualcosa avvenga da solo? Si pensa che ossigenando il sangue con il respiro, traendo l'aria direttamente dal Chakra, si possa arrivare a scoprire la vera potenza che ci appartiene di diritto?
Questa non è meditazione.
Ed il problema è la concentrazione, come sempre, il pensiero.
La pura attività intellettuale del passato, che unita all'azione e alla volontà "apriva" il chakra, per noi è da conquistare e non nella percezione diretta del Chakra, ma tramite il fuoco dell'IO ritrovato, tramite il pensiero asceso, l'unico in grado di trovare la strada per la vera connessione con le sacre ruote vediche.
La cosa interessante è che nelle descrizioni vediche del Kali Yuga( la nostra da ormai migliaia di anni età del ferro) si narra che oltre a quanto di più tremendo viene correttamente preannunciato, "maya" sarà parte di noi, noi saremo costituiti di questa illusione e se io agisco con la mia percezione sul fisico, sull'illusione generata dai sensi, rischio solo di sprofondare di più in essa, accellerando il processo demiurgico di cui tutti facciamo parte, al contrario dell'uomo ancestrale, fatto di puro etere, per cui agire sul fisico non aveva senso, in quanto ogni cosa era totalmente "intelletto".
Ecco l'errore: agire adesso sui Chakra così come veniva descritto  dall'uomo antico , è come cercare di aprire le braccia e volare, gettandosi da una finestra, perchè un angelo vi ha detto che per lui funziona.L'azione è parte del Chakra attivo in relazione al nostro grado di coscienza,  l'altra grossa fetta del suo movimento(direi che il rapporto è esattamente quello che si ha quando si dice che l'uomo usa il 10% del suo cervello, anzi, direi che le cose sono connaturate senza alcun dubbio) è data da una volontà dell'IO che si sviluppa tramite la concentrazione, costante e conquistata giorno dopo giorno, che riuscirà a ritroso ad illuminare il cammino di chi cerca i veri Chakra, che sono molto più di un semplice collegamento eterico, ma bensì un universo che si muove in noi e attraverso noi, creando e distruggendo all'unisono sè stesso in continuazione generando l'infinito, come solo Dio saprebbe fare.

In futuro continuerò a parlare di concentrazione, di intelletto, dei gradi di sviluppo di un'energia dell'IO tale da poter comprendere e sentire davvero come i Chakra possano risollevarci da terra.
Cercate di lavorare sugli errori della vostra mente, passo dopo passo e non su isole inabitate presenti nel vostro corpo di carne.

mercoledì 7 novembre 2012

The Astral Wall




Qualche considerazione più o meno personale sull'astrale, idee che mi sono fatto vivendo, leggendo e ragionando con analogie tra racconti di ogni tipo, mitologia e esperienze dirette in ciò, ricordate che chi scrive è "nessuno" e come tale è inutile sia offendersi, che ritenersi particolarmente colpiti; di contro, in entrambi i casi, resto delle mie idee, finchè non si paleserà qualcosa di abbastanza grande, da scombinare la logica che credo traspaia da ciò che scrivo.

Diciamo che parlare di astrale, ci porta in svariate direzioni, quella che dovrebbe riguardarci più direttamente è legata al nostro corpo astrale, croce e delizia di chi scopre che si può andare oltre la nostra realtà terrestre, fatta dai cinque sensi.
Ovviamente, nell'antichità, si conosceva bene questo "strato" dell'essere umano e l'azione dei misteri iniziatici, a voler riassumere, non era altro che far coincidere il nostro corpo eterico, quello che conserva la memoria, la morale e le informazioni "dottrinali", in cui dimora l'anima senziente e che connette il fisico(corpo materiale) con il non-fisico(astrale), con appunto, quello astrale, per poi poter andare oltre, in virtù dell'aiuto divino (la vera trasmissione iniziatica che funzionava solo con il maestro), che consentiva di andare oltre l'astrale stesso, con cosa?
Con il Vero"IO" che è l'unica cosa che prescinde da tutti gli strati dell'ente uomo in toto.
Si sapeva infatti, che per l'azione del principio luciferico, che era quello che ha permesso a l'uomo di mantenere un'identità sopra-sensoriale dopo la caduta nella materia(il mito di Lucifero: in realtà noi siamo caduti con lui), il corpo astrale si fosse legato pesantemente all' IO, affinchè la componente materiale non prendesse il sopravvento o perchè l'IO non venisse spazzato via dalla materializzazione dell'uomo, trasformandoci in automi fisico-spirituali, quindi il corpo astrale, anticamente, rappresentava la nostra salvezza, una specie di boa a cui restare aggrappati, per non affondare definitivamente nella materia.
Quindi, tramite l'ascesi iniziatica, si portava  il corpo eterico, carico di informazioni, morale e disciplina, in quello astrale, libero da tutto e quindi ingestibile, per poter tendere la mano in alto verso "la luce" e liberarsi dalla condizione umana, sempre in balia di materia pesante e mistica passiva.

Come sappiamo benissimo e "come da copione", la componente materiale arhimanica ha vinto sempre più e,  là dove non è divenuto assurdo totalmente pensare che ci  sia un qualcosa che va oltre il comune sentire sensoriale, si è prodotto una specie di decadimento delle categorie, così che l'astrale, un tempo ritenuto uno stato chiaramente e naturalmente presente nell'uomo, tutt'al più da superare e non certo da idolatrare, è divenuto quasi il "top" per un certo modo pensare, non solo new age, al punto che è difficile comprendere che così si arriva ad avvinghiare il nostro vero IO ad una componente umana che, al pari di quella fisica, si disperderà dopo la nostra morte fisica.
L'unica cosa che ci può sopravvivere, è l'IO, questo si sapeva bene ed è bene ricordarlo ed è bene ricordare che l'IO come unione di anima cosciente e spirito è ovviamente dove può sorgere il Logos.
Mi è capitato di leggere o di parlare con gente, convinta che, praticando viaggi astrali o sogni lucidi, avrebbe potuto trovare un luogo che, al momento del trapasso fisico, sarebbe divenuto" la nuova casa" in cui vivere e dimorare(basta cercare astral world su google e la prima opzione è "after death" e questo la dice grossa sul comune pensare odierno): questa è esattamente la cosa che l'entità astrale per antonomasia, l'entità luciferina vuole da noi, farci credere che il nostro IO sia il corpo astrale, farci lavorare per buttare la nostra coscienza ad un livello superiore, ma sempre fatto di rappresentazione e non meta-fisico e non farci muovere da là, la famosa illuminazione: eclissarsi nella luce-luciferica, abbagliati dallo splendore di quello che qua non esiste, forti della coscienza terrena trasportata in alto che serve come metro di paragone per farci apprezzare l'estasi dello splendore astrale, ma facendoci vivere sostanzialmente in uno stato alterato di allucinazione permanente, in cui, prima o poi, è l'IO a rimetterci.
Cosa succede: l'uomo compie da solo metà del cammino iniziatico(la parte che tutti possono fare, tutt'ora) facendo coincidere corpo eterico(coscienza acquisita di sè, in parole povere, tramite l'esperienza di vita,ricordi e parte di istintualità) con l'astrale, con esercizi, con sostanze psicotrope o altro e inizia vagare nell'astrale, con coscienza, pensando di aver fatto qualcosa di speciale, in realtà è come aver scoperto una soffitta in casa, che sta sempre là, da anni, solo che non ci avevamo fatto caso, ma siamo in casa.
E quando la casa verrà abbattuta ed io sono in soffitta, invece che fuori dalla casa?
Succede quello che è possibile immaginare.
Il problema qual'è: non esiste più un autentico cammino iniziatico, che detto tra noi, aveva maggiormente senso quando l'uomo aveva meno coscienza di sè, ma più memoria della sua essenza ancestrale e quindi l'unica via(almeno per chi parla, ma chiaramente non solo) è iniziare a scoprire il proprio IO pensante, distaccandolo dall'astrale, tramite l'ascesi del pensiero, prima che diventi rappresentazione di qualsiasi tipo, trascendere il sogno stesso.
Dal mio personale punto di vista ho notato che più vivo periodi di alienazione e inglobamento nella materialità e più i miei sogni sono nell'oblio, stupidi o anche blandamente felici, mentre quando sono più concentrato in una meditazione costante, negli stati di veglia(quindi non parlo di mirate meditazione sul terzo occhio prima di dormire o cose simili, quello è esattamente il modo per entrare coscienti nel sogno), per ricompattare il mio IO, tenuto sotto scacco dalla dialettica e dal sub-pensiero della rappresentazione(regno dell'astrale, la fiera dell'immagine, che per quanto assurda/evocativa/mistica, è sempre rappresentabili e raccontabile) mi ritrovo a fare sogni aggressivi e a-morali, in cui mi trovo senza forze, non  ho energie per difendermi da attacchi improvvisi, sono vittima di inseguimenti, persone che conosco fanno cose deprecabili ed io(ovvero il mio corpo astrale, non IO) faccio cose deprecabili, un attacco in piena regola contro la fuga, contro il distaccamento da Matrix, il cui tetto massimo è proprio l'astrale, un vero e proprio muro di energia pulsante che si oppone all'essenza che vuole liberarsi; tutto questo prende corpo non mentre sogno, ma quando mi risveglio, di modo che l'attacco serva per scoraggiare proprio lo stato di veglia e trasformare lo stato di coscienza diurna in una distrazione dalla ricerca interiore, ma tutto ciò è un processo normale.

Una cosa interessante è l'immagine,che mi si presenta sempre, la più aggressiva, che mi fa provare pesantezza, incapacità di reagire e impotenza totale come di un canide che spesso non vedo, ma che mi sale sopra la schiena, che blocca i miei movimenti e lo sogno spesso e non solo io.
Quel cane è Cerbero, è Anubi che un tempo a guardia dell'ultima tappa dei misteri, bloccava l'accesso(o tentava di farlo) all'iniziato(non alla sua morte, come viene inteso oggi, ma nella sua realizzazione ascetica, motivo per cui pare assurdo che l'egiziano o il greco vivessero la loro vita in funzione della morte, finchè non si capisce che vivevano in realtà in funzione della vera vita, nel ricordo del metafisico, che non era certo l'astrale e che questa tappa si raggiungeva prima di finire questo percorso nella vita terrena, la mummificazione stessa serviva per motivazione "tecniche" legate al distaccamento dei corpi eterici dal fisico e non era una pratica tanto exo-terica come si crede,in ogni caso il lavoro vero era già stato fatto in durante il cammino terrestre), come una colla tra corpo astrale e vero IO.



Tirando le somme: maledire l'astrale come se fosse il diavolo è insensato, fa parte di noi e tutti ne facciamo parte, benedirlo è altrettanto assurdo e lo è esattamente per gli stessi motivi.

Pensare che sia sbagliato compiere"viaggi astrali" o "sogni lucidi" non è del tutto corretto: nella maggior parte dei casi, aiuta gente intrappolata nella nostra cultura psico-materialista, a capire che siamo essere verticali e non orizzontali e potrebbe dare anche risposte a certe domande che, vivendo sempre nel corpo eterico/fisico, non potrebbero avere risposta(vista la presenza pressochè costante della morale e del dogma, anche in relazione alle nostre possibilità fisiche, anche quando pensiamo di non avere dogmi, più che altro avremmo una visione totalmente rovesciata della realtà, che, confrontata con il comune reagire, ci potrebbe in qualche modo "smuovere"), ma ritenere che tali pratiche abbiano una qualche finalità, oltre il semplice viaggio o l'emozione "sopra le righe", è piuttosto erroneo, per chi persevera pericoloso, anche se è una scelta e quindi nessuno è nessuno per dire di non farla, ma è giusto riflettere che idendificarsi con il corpo astrale, durante ripetuti viaggi , è come identificarsi con il corpo materiale, durante i rapporti sessuali compulsivi(o per il moralista, arrivare ad indentificarsi con il corpo eterico, ovvero il "moderno" religioso, invischiato nella  pura morale e nel  dogma).
Che si pensi alla scena di inception, in cui ci sono i dormienti che ormai vivono nel sogno(mi viene in mente Don Juan, quando parla a Castaneda, ricordandogli la follia degli sciamani "antichi", che avevano perso la loro reale essenza, vivendo sempre nel mondo astrale/onirico) o che si pensi a schiavi del sesso o della morale(schiavi di corpo fisico o eterico), è sempre un'identificazione forsennata con qualcosa che non è la nostra essenza, che per essere tale, non si identifica, bensì crea(ed evito di aprire la parentesi sull'arte, intesa come musica, scrittura e tutto il resto, in cui l'IO inizia a farsi spirito creatore e a mettere in riga le altri componenti umane), in quanto L'IO/Logos è la creazione, che continua a manifestarsi come tale.

Tutto ciò che crea realmente in noi, è il vero IO;tutto ciò che ha bisogno di identificazione, rappresentazione e sicurezza non è IO

Un pò di Post scrittum.
1)Per chi dovesse pensare che non ho mai avuto sogni lucidi o non abbia compiuto viaggi astrali, è sulla cattiva strada, conviene forse pensare, piuttosto che cercare di convincersi che non ho compreso bene la natura di tali cose, che effettivamente ci siano altre strade da battere, per scoprire cosa muove il nostro mondo interiore.
2)Credere che un mondo, piuttosto che un altro, sia di per sè migliore, è ancora credere a inferno e paradiso, al sogno americano e dimostrare con forza che si è alla grande dentro alla dualità: Il mondo materiale, come quello astrale e qualsivoglia altro mondo, rapprensentano comunque lo specchio della nostra percezione, quindi si può imparare ovunque e comunque, motivo per cui non c'è niente da giudicare in assoluto, se non la nostra capacità di essere "vuoti" per saperci riempire con le giuste dosi di esperienze(la mia anima in questo mondo sarà una canzone, nell'astrale una donna stupenda o una bambina, simboli importanti e stupendi di una realtà che non è descrivibile)

3)Parlo sempre di entità luciferiche ed arimaniche, l'ho fatto e lo rifarò, perchè mi è cara la terminologia della scienza dello spirito, la trovo illuminante e terribilmente sintetica, così che con una parola, si arriva a definire una marea di concetti interlacciati tra di loro, in  un dato ambito.
Vi rimando alla lettura di R. Steiner per comprendere meglio di cosa parlo, ma in ogni caso, non pensiate a diavoli e demoni, con corpi mostruosi e piani diabolici: si parla di principi "pensanti" ed esistenti che fanno quello che fanno a causa della loro natura, credo che nessuno si metta ad offendere la forza di gravità o i batteri intestinali(almeno che non sia stupido) eppure anche loro ci impediscono di fare tutto quello che vorremmo o ci fanno star male, semplicemente ci sono e a loro volta sono subordinati a qualcos'altro;
dare enorme importanza a queste entità, come se per il semplice fatto che"non si vedono" siano da ritenersi in qualche modo "speciali" è sintomo di ingenuità, la strada migliore per trasformare parti non visibili presenti nella vita di tutti, in divinità scomode(Ricordate la bomba atomica e come siamo arrivati ad essa? Ecco).
Ricordo anche che le pulsioni "mistiche" o "materialistiche" di tali entità partono sempre e comunque da noi, non c'è essere trascendente che possa attaccarci, se non siamo noi a propendere verso certe inclinazioni, per natura o per vizio, in realtà sono principi che sfruttano le nostre azioni e mai il contrario(è il caso di dire che "la sfiga non esiste")
4) l'utilizzo delle tecniche ascetiche di qualsiasi tipo e di qualsiasi tempo, comprendendo in ciò anche l'utilizzo di sostanze alteranti, psicotrope o altro, non sono ricollegabili in automatico al mondo astrale, quindi, in relazione al proprio essere, tutto può essere un mezzo per scoprire il potere creativo, di questo ne sono certo.

sabato 3 novembre 2012

Regola VS tecnica







Un post per mettere nero su bianco un qualcosa che ritengo sia abbastanza importante.

Dopo che quel saggio essere che prende il nome di Jiddu Krishnamurti ha permesso di riempirci di aria i polmoni con le parole della vera libertà, in maniera sublime e tale da non lasciare dubbio alcuno sul fatto che quello sia stato il suo vero modo di sentire, mostrato tramite il linguaggio ed i concetti attraverso il linguaggio, si è arrivati, come sempre, a dei paradossi: ovviamente non solo lui è stato il fautore di ciò che andrò a dire, ma lo prendo come "capro espiatorio" , la causa della nascita di una specie di modo di pensare che travisa quanto da lui detto, pur tentando di mostrare lo stesso.


"La verità è una terra senza sentieri"Ipse dixit ed è vero che non può essere burocratizzata, non può essere espressa, il grande non-essere che in potenza contiene ovviamente l'essere(non-essere è l'infinito, bisognerebbe riflettere ogni tanto sul concetto di in-finito) è qualcosa di eternamente irraggiungibile ed è un aspetto che amo sottolineare piuttosto ossessivamente su queste pagine, proprio perchè non potrei farne a meno.
Ovviamente succede che questa semplice verità, tra chi ama ricevere tutto come impacchettato, diventi una banale verità e succede, in questo ambito, che si arrivi a farne una regola, una regola per raggiungere, non si sa come in modo assurdo, la tanto decantata verità: ma tutto ciò non può essere che totale e disarmante inazione, di qualsiasi tipo: fisica, intellettuale, spirituale, culturale, resta solo una morbosa curiosità che da sola si brucia in sè, una regola per intraprendere la non regola.

A
"lavoro molto sulla concentrazione interiore, sul discernere al mio interno sentimenti, volontà e pensiero, passivi, attivi, giustificati o estranei"

B
"Eh, ma Krishnamurti diceva che la meditazione, fatta come atto consapevole, non era vera meditazione, quindi se ti concentri ti stai illudendo"

A
"Beh, parole sante...e tu cosa fai?"
B
"niente...io aspetto!"
A
"Pensi che Krisnhamurti, viaggiando per il mondo, parlando con migliaia di persone, educando alla vita apprezzando la vita e affermando con forza il suo pensiero non facesse niente?"
B
"Eh, ma lui diceva questo alla gente, mica diceva di vivere come lui!"

Ed il povero Jiddu, che questa cosa vedeva già in vita, continua a rivoltarsi nella tomba: essere trasformato in un santino al pari di un Guru di periferia qualsiasi.


Quindi, qual'è il senso del post?

E' questo: la tecnica serve per ottenere qualcosa che sia anche solo scrollarsi dall'inazione, per spostarsi in qualsiasi direzione, purchè non ci si ancori al famoso"vaso pieno" di informazioni che appesantisce e rende immobili nel centro del mondo, non è la regola, non è il modo per ottenere il fine, ma è lasciare che il fine ci indichi un modo per arrivare a lui.

La tecnica(che possa essere quella letta in un libro, quella che si scopre da soli o la frase di Lao-Tzu, la vita stessa vissuta in una maniera più consapevole o una serie di cose che ci permettono di sentire una sorta di dinamismo interiore) è parte della via stessa; da musicista so che senza la tecnica, sarei rimasto fermo, con un buon orecchio e del talento latente, ma non avrei mai potuto esprimermi musicalmente come ora so fare, il che non mi fa dire che il mio percorso è esaurito, tutt'altro: ad ogni mia pulsione corrisponde una tecnica che mi permette di trovare il suono(a costo di inventarmi sfumature tecniche nuove) che cerco, come ad ogni pittore il colore che in natura non esiste e ad ogni poeta la rima che fa ridere dentro.

La tecnica non è la regola, è l'intelletto che si muove e soprattutto, al contrario della regola, sai benissimo che funziona solo per te e nemmeno per tutta la vita o per tutte le cose, la tecnica è la distanza tra un passo ed un altro, quel ritmo invisibile imparato i primi anni di vita che serve per muoversi con le gambe senza cadere ed è qualcosa che sai che è vero per te, al momento in cui  senti qualcuno contrapporne un'altra alla tua, di tecnica, che per lui funziona alla grande e tu, per lui, senti felicità, perchè è solo così che può funzionare, perchè hai davanti qualcuno che si muove sulla sua strada, senza volerti influenzare, senza farsi influenzare: anche provare "fastidio" quando qualcuno dice "per me non funziona, quello che fai tu", pensando che è in errore, è aver già trasformato la propria tecnica di turno in un'auto-regola, e le auto-regole forse sono le peggiori.

Fare qualcosa non per arrivare "dove nessuno è mai tornato per poterlo raccontare", ma fare qualcosa per scappare da quel qualcuno che sta tutto il giorno seduto davanti ad un computer, che si spaccia per te, la strada è più o meno infinita, ma iniziare è il minimo e anche le più grandi parole di libertà, se dette da qualcun altro e comprese come proprie dentro di sè diventano una pesante incudine attaccata alla nostra schiena
Mettere la cera, levare la cera, farlo senza sapere perchè, fino a che, un giorno, riesci a parare un colpo, come la cosa più naturale del mondo, non sapendo nemmeno che quel  giorno, qualcuno o qualcosa, ti avrebbe colpito.
















La regola è l'inazione e la paura di muoversi ed è un fine senza un vero mezzo, è la presunta verità urlata disperatamente, perchè altri la condividano, per non sentirsi soli, non importa quanto sacra sia, se un qualcosa è sacro non va mai e poi mai imposto, agl'altri e a sè, nasce in sè e vive di vita propria e la regola è la negazione totale di questo.
  la tecnica(nel cui etimo greco si nasconde la parola arte e sarebbe bastato a spiegare tutto il post), che non esiste fino al momento stesso in cui la usi, è uno degli infiniti modi con cui scegli di muoverti, fosse anche a testa in giù in un burrone attaccato ad un filo per scoprire che puoi farlo, ed è soggetta al proprio essere, alla propria creatività, alla propria onestà,  qualcosa che ci permette di vedere la direzione in cui andiamo, semplicemente guardando indietro , per vedere di quanto ci siamo mossi: il traguardo non c'è, fortunatamente la strada è il traguardo, fortunatamente non si arriva mai, per poter crescere come non mai.