domenica 25 novembre 2012

No chakra, party (II - la trascendenza dei chakra, il Padre Nostro)



Penso sempre al fatidico esempio del dentifricio che esce dal tubetto, con un semplice gesto e che con nemmeno mille gesti nel tubetto può rientrare, quando devo rendere l'idea di qualcosa ed in questo caso lo uso per parlare nuovamente dei Chakra.
Ovviamente ciò che ho scritto nella precedente parte di questa riflessione, trova una forte, fortissima opposizione in chi, in realtà, è sicuro di percepire qualcosa in relazione alle zone fisiche del Chakra, rifacendosi ai famosi disegni antichi che vogliono indicare con esattezza l'energia vorticante impilata nelle ben note zone della spina dorsale, facendone un dogma e come tutti i dogmi, una risultante di speranza e bisogno di schematizzare, il tutto con un pizzico di materialismo, quel nuovo materialismo "spirituale" che ha la presunzione di classificare secondo immagini e concetti, ciò che per sua stessa natura è detto "ineffabile".
Quindi si legge:" ma io sento davvero qualcosa in corrispondenza di quel punto e sento davvero quel tipo di sensazione a seconda del chakra che là si trova!"
Beh, certo, questo è ovvio, perchè la sensazione fisica legata all'azione che rappresenta il chakra di turno(soprattutto per i più bassi Chakra ) è veramente là, ma ora io dico:"anche il sole lo senti sulla tua pelle e riesci a percepirlo anche ad occhi chiusi, se stai all'aperto, riconoscendone il calore e la direzione nel cielo quindi, per questo, sai anche usare il sole?"
Se io sapessi usare il sole, sarei un sole e distruggerei la terra, se io sapessi usare i chakra, così come si crede di usarli(passatemi questo termine improprio) probabilmente succederebbe la stessa cosa...non possono esserci vie di mezzo: se credo che il Chakra è quello che è, la sua energia dovrebbe apparirmi come immensa e anche la realtà fisica nè risentirebbe in maniera poderosa e questo è scritto esattamente dove appaiono i disegni dei chakra.
Quindi "Chakra aperti", che di per sè non vuol dire niente, è effettivamente percepire il loro movimento, è sentire che esiste la loro azione su di noi, quando siamo noi stessi quella data azione, ma proprio come dicevo inizialmente, il fatto che io sappia far uscire il dentifricio dal tubetto, non è la conseguenza del suo opposto: io non posso rientrare nel chakra con la meditazione localizzata.
Può anche essere vero tutto quel miscuglio di terapie fondato sui Chakra "non equilibrati" e può essere anche vero che la percezione "eterica" della zona del chakra ancestrale(lui lo è, ma noi no di certo) possa dare anche qualche particolare sensazione o visione, ma ribadisco che l'effetto , anche solo del Muladhara chakra, non percepito ma realmente utilizzato, potrebbe generare un terremoto,(così è scritto): in condizioni di normalità possiamo al massimo avvertire l'embrione della nostra esistenza terreste in quella zona e non si capisce perchè gli effetti descritti nei Veda debbano essere simbolici, mentre i Chakra sono davvero là, chi ha stabilito cosa è vero o cosa è falso?
Per fare nuovamente luce sulla possibile moderna soluzione, per capire davvero come tramite l'ascesi totale del pensiero si possa arrivare a riconquistare i chakra al pieno delle loro possibilità, mi rifaccio al celebre parallelismo tra il" padre nostro" ed le funzioni dei Chakra, ripercorse in senso discendente dal cielo, verso la terra.
Unitamente all " ego eimì/IO SONO" sempre pronunciato dal Cristo in Giovanni e sempre scritto in maiuscolo, come una sorta di Mantra dell'ultima era, arriva dalla viva voce dell'avatar definitivo la soluzione: Solo il vero IO può essere, solo l'IO può realizzare quello che prima della sua venuta era il rito iniziatico e l'IO ha bisogno di riscoprirsi logos e riscendere nella forma umana come dell'acqua calda che riscalda dopo l'inverno della razionalità.
E' il padre nostro la soluzione e la soluzione è che, al contrario di ciò che veniva indicato come vero per l'uomo ancestrale ancora privo di una vera individualità, è dall'alto che dobbiamo riprendere l'energia vitale adamitica, dal pensiero puro e vergine, che partorisce il figlio di Dio, che è Dio stesso: IO SONO.
Ricordo che Gesù offre questa preghiera ai discepoli per insegnare loro il "modo corretto per pregare", per svelare secondo la natura dell'uomo dell'ultima generazione, come attuare la giusta ricomposizione dell'energia perduta, la prova diretta che "ci si deve rivolgere direttamente a nostro padre" sapendo che lui vive in noi, superate le opposizioni, la nostra dualità raziocinante, la scoria dell' IO che diventa EGO parlante, il grillo parlante di cui alla fine, pinocchio, non ha più bisogno, quando è divenuto il vero uomo.
Gesù ricorda che la preghiera non è esteriore e va fatta in segreto(non un' accusa al mondo liturgico ebraico, per me, ma alla cerebralità/ritualità esteriore che si annida anche in un certo modo di produrre preghiere), nell'intimo, come la meditazione, ma una meditazione per qualcuno che ha la propria individualità, che è l'arma a doppio taglio della nostra generazione, così come lo era, per l'uomo antico, la sua assenza di umanità terrestre(ecco perchè, l'umanità ancestrale, formata da esseri semi-divini, con le radici nel metafisico, doveva iniziare a meditare partendo dal basso, dalla terra ed ecco perchè per loro non c'era ancora differenza tra il corpo e il non-corpo, il famoso schema dei Chakra, per loro, era più che valido).
Quindi, per quel che mi riguarda, non obbligo nessuno a credere in ciò che dico, ma spero di aver offerto uno spunto di riflessione a chi parla di Chakra aperti ed in realtà ha solo una percezione piuttosto elevata degli stessi, senza che questo voglia poi dire molto: se ci si accontenta di ciò, per me è ottimo ed è ottimo pure se si pensa che si sta facendo chissà quale cosa speciale nel percepire certe sensazioni, solo perchè prima non ci si riusciva :chi vi scrive ha sperimentato in pieno nel passato, per anni e anni, quella strada e non è inutile del tutto.
Ma l'altra non è la strada, è una Via gigantesca, che va affrontata solo quando si ha il coraggio di intraprendere un cammino in cui non avremo più parole o immagini a farci da compagne, ma bensì la percezione totale di quello che siamo senza la contraddizione che ci incatena in ogni istante.

Per scoprire se i Chakra esistono e cosa sono in realtà, dobbiamo pensare a qualcuno che c'ha indicato la direzione da intraprendere, riposta in noi, ma verso l'alto, l'alto come inizio e non come meta finale; lo stesso super-individuo che, mostrata la via con la preghiera per l'uomo nuovo ha detto, senza andare tanto per la sottile: " Allora voi farete cose che io ho fatto e anche di più grandi perché IO(logos) sono là presso il Padre", ribadendo la forza autentica del vero possesso dei Chakra.




giovedì 15 novembre 2012

No Chakra, no party

Un pò di pensieri inerenti alla concentrazione, ai chakra e alla meditazione.




Credo ormai sia sotto gli occhi di tutti l'essere diventata di pubblico dominio
la conoscenza dei Chakra, un pò come quelle parole che piano piano iniziano a prendere piede in una  lingua, parole di cui, alla fine si fa sempre un uso paradossale e mai letterale e di cui si disconosce il significato più recondito, ma reale.
E quindi c'è gente che medita sui chakra, gente che apre e chiude a proprio piacimento i chakra come fossero i finestrini di una Panda, chi usa Kundalini anche per grattarsi la schiena e chi ha il terzo occhio più aperto di Shiva, tutto presentato come se si parlasse di ricette, tisane, ginnastica, con la leggerezza di chi fa shopping per rilassarsi.
Sono anni e anni che la disciplina Yoga viene letteralmente violentata nelle palestre, nei centri benessere e nei corsi pomeridiani per casalinghe insoddisfatte(Pilates mi annoia, meglio lo Yoga, che mi rilassa), tant'è che la maggior parte delle persone che non hanno mai ficcato il naso in certe questioni, credono si tratti in realtà di una specie di ginnastica posturale, magari da farsi mentre si mangia lo yogurt.
Ok, un pò di sarcasmo...

Cosa sono i Chakra, in realtà è semplicissimo da sapere, te lo dice wikipedia, te lo dice qualsiasi sito in ogni lingua del mondo, ma diciamocela tutta: non ne sappiamo niente, ma ci piace un sacco far finta che non sia così.

Come ogni cosa che arriva da lontano  nel tempo, abbiamo una descrizione postuma, trascritta quando si sapeva che si stava già perdendo la capacità di interagire con efficacia con elementi sempre più eterei, in un mondo sempre più solido: la maggior parte dei testi religiosi sono un testamento, nel vero senso del termine, un lascito, scritto al momento in cui si sapeva che il punto di non-ritorno era prossimo;se qualcuno non avesse palesato,tramite il linguaggio scritto, quello che precedentemente era evidente per tutti, sarebbe andato perso del tutto.
E quindi una romantica, benefica, tremenda(per me) visione dei "sacri vortici" è stato incastonata nella nostra cultura, senza che molti mai si chiedano se quello che c'è arrivato fosse valido o meno per chi già trascriveva memorie di un passato diverso.
Ora, non si capisce perchè se anticamente i Chakra che erano aperti avevano "il potere di farti smuovere le montagne", oggi hanno al massimo il potere di farti sopportare mezz'ora in più il capo sul posto di lavoro: una delle due cose non torna, o i Veda sono pieni di balle o le balle le dici a te stesso.
Chiaramente la soluzione, come sempre, è nelle letture simboliche, nel cercare di comprendere cosa sia nella sua interezza il Chakra.
Ordunque, Chakra come zone del corpo, come corrispettivo sicuro ed insindacabile di una zona anatomica:
tremenda balla.

Il corpo umano stesso è un simbolo, che va dalla terra al cielo e ovviamente, se uno dovesse rapportare certe qualità, collegandole ad organi fisici/zone anatomiche legate in qualche modo a certe caratteristiche, non potrebbe che metterli in quel ordine, è univoco.
In realtà pensare che l'attività sessuale sia gestita solo, ad esempio, dal secondo chakra, in corrispondenza degli organi sessuali, è un pò come dire ad un uomo che ragiona solo con il suo membro, in una maniera più apparentemente sofisticata, ma senza che cambi troppo la sostanza.
Ciò non toglie che forse, un tempo, ci fosse una chiara connessione eterica tra parti fisiche dell'uomo e l'energia dei Chakra, ma vedere un disegno e pensare che una cosa sia esattamente così, sarebbe come credere che esista un uomo con più braccia e gambe(magari invisibili), vedendo il disegno dell'uomo vitruviano.






L'uomo è l'unico vero animale innaturalmente eretto e come tale l'unico atto a rappresentare simbolicamente, con la sua stessa struttura, l'ordine delle facoltà crescenti dal minerale al solare, dalle radici della terra al mondo superiore.
Quindi possiamo inanzitutto dire che i Chakra sono viventi in tutti e non sono minimamente separabili dall'azione a loro preposta, il Chakra esiste quando esiste l'azione del Chakra.

Con ciò, non ho spiegato poi molto, perchè non basta certo "esistere" perchè il primo Chakra sia letteralmente messo in moto come dovrebbe, anche perchè è il nostro esistere che è diverso, anche perchè gli effetti dei Chakra davvero in pieno movimento, dovrebbero essere a dir poco spaventosi, quindi un vivere sonnecchiante è naturalmente connaturato ad un Chakra che gira a velocità bassissime.Quindi cosa succede? E Cosa è successo nel tempo?
E' successo che non possiamo accendere il fuoco come prima era possibile fare, anzi, ora si rischia di bruciarsi, tentando di farlo.
La fortuna della maggior parte delle persone è che non  è in grado di concentrarsi realmente, altrimenti il rischio sarebbe sotto gli occhi di tutti: la meditazione diretta sui chakra è una meditazione su un embrione eterico a cui non corrisponde niente, se non la nostra illusione di voler sentire quello che ci siamo prefissi.
Succede che si sentano sensazioni legate alla stimolazione del corpo eterico, sentiamo qualcosa di "formicolante", lo coloriamo con le nostre fantasie preconcette(previa lettura delle facoltà del singolo Chakra) e crediamo di aver stimolato un centro del nostro corpo assopito da tempo, senza verificare, nella maggior parte dei casi, se una meditazione su un mignolo del piede avrebbe presentato gli stessi effetti; parliamo di equilibrio e positività, ma in realtà abbiamo semplicemente usato l'energia che serve ad accendere i Chakra, ovvero la Volontà, senza che il fuoco si sia realmente acceso.(ma non avendo mai visto un incendio, anche un fiammifero che brucia ci impressiona).

Così impariamo, inconsapevolmente, la stimolazione dello nostro guscio eterico che si espanderà, provocando qualche sogno intenso, qualche attimo di estasi(certo, rispetto alla monotonia della routine, basta poco) e qualche incontro strano, qualche previsione azzeccata, fino a che qualcuno, chissà come mai, arriva anche a sentirsi male o a restare bloccato(ho letto anche di maestri "moderni" che parlano di questo, dicendo che sia normale...).
Come è possibile pensare che tutto ciò sia collegato con la magnificenza di ciò che viene descritto nei testi originali, in cui si parla di ciò?
Non c'è niente che abbia a che vedere con quello, niente.
La strada è quella che non può prescindere dal contatto con il proprio Io.
Pensateci bene: stimolare i Chakra (o presunti tali) con la coscienza odierna "inquinata" da qualsiasi frutto dell'EGO, come dovrebbe aiutarci? Cosa potrebbe portarci se non un'amplificazione di quello che già conosciamo(soprattutto per i Chakra superiori) ?
Come una percezione del nostro corpo eterico, anche se estremamente vivida e presente, può farci andare oltre, mentre siamo tutti presi in una zona ben delineata? Si spera che dopo qualcosa avvenga da solo? Si pensa che ossigenando il sangue con il respiro, traendo l'aria direttamente dal Chakra, si possa arrivare a scoprire la vera potenza che ci appartiene di diritto?
Questa non è meditazione.
Ed il problema è la concentrazione, come sempre, il pensiero.
La pura attività intellettuale del passato, che unita all'azione e alla volontà "apriva" il chakra, per noi è da conquistare e non nella percezione diretta del Chakra, ma tramite il fuoco dell'IO ritrovato, tramite il pensiero asceso, l'unico in grado di trovare la strada per la vera connessione con le sacre ruote vediche.
La cosa interessante è che nelle descrizioni vediche del Kali Yuga( la nostra da ormai migliaia di anni età del ferro) si narra che oltre a quanto di più tremendo viene correttamente preannunciato, "maya" sarà parte di noi, noi saremo costituiti di questa illusione e se io agisco con la mia percezione sul fisico, sull'illusione generata dai sensi, rischio solo di sprofondare di più in essa, accellerando il processo demiurgico di cui tutti facciamo parte, al contrario dell'uomo ancestrale, fatto di puro etere, per cui agire sul fisico non aveva senso, in quanto ogni cosa era totalmente "intelletto".
Ecco l'errore: agire adesso sui Chakra così come veniva descritto  dall'uomo antico , è come cercare di aprire le braccia e volare, gettandosi da una finestra, perchè un angelo vi ha detto che per lui funziona.L'azione è parte del Chakra attivo in relazione al nostro grado di coscienza,  l'altra grossa fetta del suo movimento(direi che il rapporto è esattamente quello che si ha quando si dice che l'uomo usa il 10% del suo cervello, anzi, direi che le cose sono connaturate senza alcun dubbio) è data da una volontà dell'IO che si sviluppa tramite la concentrazione, costante e conquistata giorno dopo giorno, che riuscirà a ritroso ad illuminare il cammino di chi cerca i veri Chakra, che sono molto più di un semplice collegamento eterico, ma bensì un universo che si muove in noi e attraverso noi, creando e distruggendo all'unisono sè stesso in continuazione generando l'infinito, come solo Dio saprebbe fare.

In futuro continuerò a parlare di concentrazione, di intelletto, dei gradi di sviluppo di un'energia dell'IO tale da poter comprendere e sentire davvero come i Chakra possano risollevarci da terra.
Cercate di lavorare sugli errori della vostra mente, passo dopo passo e non su isole inabitate presenti nel vostro corpo di carne.

mercoledì 7 novembre 2012

The Astral Wall




Qualche considerazione più o meno personale sull'astrale, idee che mi sono fatto vivendo, leggendo e ragionando con analogie tra racconti di ogni tipo, mitologia e esperienze dirette in ciò, ricordate che chi scrive è "nessuno" e come tale è inutile sia offendersi, che ritenersi particolarmente colpiti; di contro, in entrambi i casi, resto delle mie idee, finchè non si paleserà qualcosa di abbastanza grande, da scombinare la logica che credo traspaia da ciò che scrivo.

Diciamo che parlare di astrale, ci porta in svariate direzioni, quella che dovrebbe riguardarci più direttamente è legata al nostro corpo astrale, croce e delizia di chi scopre che si può andare oltre la nostra realtà terrestre, fatta dai cinque sensi.
Ovviamente, nell'antichità, si conosceva bene questo "strato" dell'essere umano e l'azione dei misteri iniziatici, a voler riassumere, non era altro che far coincidere il nostro corpo eterico, quello che conserva la memoria, la morale e le informazioni "dottrinali", in cui dimora l'anima senziente e che connette il fisico(corpo materiale) con il non-fisico(astrale), con appunto, quello astrale, per poi poter andare oltre, in virtù dell'aiuto divino (la vera trasmissione iniziatica che funzionava solo con il maestro), che consentiva di andare oltre l'astrale stesso, con cosa?
Con il Vero"IO" che è l'unica cosa che prescinde da tutti gli strati dell'ente uomo in toto.
Si sapeva infatti, che per l'azione del principio luciferico, che era quello che ha permesso a l'uomo di mantenere un'identità sopra-sensoriale dopo la caduta nella materia(il mito di Lucifero: in realtà noi siamo caduti con lui), il corpo astrale si fosse legato pesantemente all' IO, affinchè la componente materiale non prendesse il sopravvento o perchè l'IO non venisse spazzato via dalla materializzazione dell'uomo, trasformandoci in automi fisico-spirituali, quindi il corpo astrale, anticamente, rappresentava la nostra salvezza, una specie di boa a cui restare aggrappati, per non affondare definitivamente nella materia.
Quindi, tramite l'ascesi iniziatica, si portava  il corpo eterico, carico di informazioni, morale e disciplina, in quello astrale, libero da tutto e quindi ingestibile, per poter tendere la mano in alto verso "la luce" e liberarsi dalla condizione umana, sempre in balia di materia pesante e mistica passiva.

Come sappiamo benissimo e "come da copione", la componente materiale arhimanica ha vinto sempre più e,  là dove non è divenuto assurdo totalmente pensare che ci  sia un qualcosa che va oltre il comune sentire sensoriale, si è prodotto una specie di decadimento delle categorie, così che l'astrale, un tempo ritenuto uno stato chiaramente e naturalmente presente nell'uomo, tutt'al più da superare e non certo da idolatrare, è divenuto quasi il "top" per un certo modo pensare, non solo new age, al punto che è difficile comprendere che così si arriva ad avvinghiare il nostro vero IO ad una componente umana che, al pari di quella fisica, si disperderà dopo la nostra morte fisica.
L'unica cosa che ci può sopravvivere, è l'IO, questo si sapeva bene ed è bene ricordarlo ed è bene ricordare che l'IO come unione di anima cosciente e spirito è ovviamente dove può sorgere il Logos.
Mi è capitato di leggere o di parlare con gente, convinta che, praticando viaggi astrali o sogni lucidi, avrebbe potuto trovare un luogo che, al momento del trapasso fisico, sarebbe divenuto" la nuova casa" in cui vivere e dimorare(basta cercare astral world su google e la prima opzione è "after death" e questo la dice grossa sul comune pensare odierno): questa è esattamente la cosa che l'entità astrale per antonomasia, l'entità luciferina vuole da noi, farci credere che il nostro IO sia il corpo astrale, farci lavorare per buttare la nostra coscienza ad un livello superiore, ma sempre fatto di rappresentazione e non meta-fisico e non farci muovere da là, la famosa illuminazione: eclissarsi nella luce-luciferica, abbagliati dallo splendore di quello che qua non esiste, forti della coscienza terrena trasportata in alto che serve come metro di paragone per farci apprezzare l'estasi dello splendore astrale, ma facendoci vivere sostanzialmente in uno stato alterato di allucinazione permanente, in cui, prima o poi, è l'IO a rimetterci.
Cosa succede: l'uomo compie da solo metà del cammino iniziatico(la parte che tutti possono fare, tutt'ora) facendo coincidere corpo eterico(coscienza acquisita di sè, in parole povere, tramite l'esperienza di vita,ricordi e parte di istintualità) con l'astrale, con esercizi, con sostanze psicotrope o altro e inizia vagare nell'astrale, con coscienza, pensando di aver fatto qualcosa di speciale, in realtà è come aver scoperto una soffitta in casa, che sta sempre là, da anni, solo che non ci avevamo fatto caso, ma siamo in casa.
E quando la casa verrà abbattuta ed io sono in soffitta, invece che fuori dalla casa?
Succede quello che è possibile immaginare.
Il problema qual'è: non esiste più un autentico cammino iniziatico, che detto tra noi, aveva maggiormente senso quando l'uomo aveva meno coscienza di sè, ma più memoria della sua essenza ancestrale e quindi l'unica via(almeno per chi parla, ma chiaramente non solo) è iniziare a scoprire il proprio IO pensante, distaccandolo dall'astrale, tramite l'ascesi del pensiero, prima che diventi rappresentazione di qualsiasi tipo, trascendere il sogno stesso.
Dal mio personale punto di vista ho notato che più vivo periodi di alienazione e inglobamento nella materialità e più i miei sogni sono nell'oblio, stupidi o anche blandamente felici, mentre quando sono più concentrato in una meditazione costante, negli stati di veglia(quindi non parlo di mirate meditazione sul terzo occhio prima di dormire o cose simili, quello è esattamente il modo per entrare coscienti nel sogno), per ricompattare il mio IO, tenuto sotto scacco dalla dialettica e dal sub-pensiero della rappresentazione(regno dell'astrale, la fiera dell'immagine, che per quanto assurda/evocativa/mistica, è sempre rappresentabili e raccontabile) mi ritrovo a fare sogni aggressivi e a-morali, in cui mi trovo senza forze, non  ho energie per difendermi da attacchi improvvisi, sono vittima di inseguimenti, persone che conosco fanno cose deprecabili ed io(ovvero il mio corpo astrale, non IO) faccio cose deprecabili, un attacco in piena regola contro la fuga, contro il distaccamento da Matrix, il cui tetto massimo è proprio l'astrale, un vero e proprio muro di energia pulsante che si oppone all'essenza che vuole liberarsi; tutto questo prende corpo non mentre sogno, ma quando mi risveglio, di modo che l'attacco serva per scoraggiare proprio lo stato di veglia e trasformare lo stato di coscienza diurna in una distrazione dalla ricerca interiore, ma tutto ciò è un processo normale.

Una cosa interessante è l'immagine,che mi si presenta sempre, la più aggressiva, che mi fa provare pesantezza, incapacità di reagire e impotenza totale come di un canide che spesso non vedo, ma che mi sale sopra la schiena, che blocca i miei movimenti e lo sogno spesso e non solo io.
Quel cane è Cerbero, è Anubi che un tempo a guardia dell'ultima tappa dei misteri, bloccava l'accesso(o tentava di farlo) all'iniziato(non alla sua morte, come viene inteso oggi, ma nella sua realizzazione ascetica, motivo per cui pare assurdo che l'egiziano o il greco vivessero la loro vita in funzione della morte, finchè non si capisce che vivevano in realtà in funzione della vera vita, nel ricordo del metafisico, che non era certo l'astrale e che questa tappa si raggiungeva prima di finire questo percorso nella vita terrena, la mummificazione stessa serviva per motivazione "tecniche" legate al distaccamento dei corpi eterici dal fisico e non era una pratica tanto exo-terica come si crede,in ogni caso il lavoro vero era già stato fatto in durante il cammino terrestre), come una colla tra corpo astrale e vero IO.



Tirando le somme: maledire l'astrale come se fosse il diavolo è insensato, fa parte di noi e tutti ne facciamo parte, benedirlo è altrettanto assurdo e lo è esattamente per gli stessi motivi.

Pensare che sia sbagliato compiere"viaggi astrali" o "sogni lucidi" non è del tutto corretto: nella maggior parte dei casi, aiuta gente intrappolata nella nostra cultura psico-materialista, a capire che siamo essere verticali e non orizzontali e potrebbe dare anche risposte a certe domande che, vivendo sempre nel corpo eterico/fisico, non potrebbero avere risposta(vista la presenza pressochè costante della morale e del dogma, anche in relazione alle nostre possibilità fisiche, anche quando pensiamo di non avere dogmi, più che altro avremmo una visione totalmente rovesciata della realtà, che, confrontata con il comune reagire, ci potrebbe in qualche modo "smuovere"), ma ritenere che tali pratiche abbiano una qualche finalità, oltre il semplice viaggio o l'emozione "sopra le righe", è piuttosto erroneo, per chi persevera pericoloso, anche se è una scelta e quindi nessuno è nessuno per dire di non farla, ma è giusto riflettere che idendificarsi con il corpo astrale, durante ripetuti viaggi , è come identificarsi con il corpo materiale, durante i rapporti sessuali compulsivi(o per il moralista, arrivare ad indentificarsi con il corpo eterico, ovvero il "moderno" religioso, invischiato nella  pura morale e nel  dogma).
Che si pensi alla scena di inception, in cui ci sono i dormienti che ormai vivono nel sogno(mi viene in mente Don Juan, quando parla a Castaneda, ricordandogli la follia degli sciamani "antichi", che avevano perso la loro reale essenza, vivendo sempre nel mondo astrale/onirico) o che si pensi a schiavi del sesso o della morale(schiavi di corpo fisico o eterico), è sempre un'identificazione forsennata con qualcosa che non è la nostra essenza, che per essere tale, non si identifica, bensì crea(ed evito di aprire la parentesi sull'arte, intesa come musica, scrittura e tutto il resto, in cui l'IO inizia a farsi spirito creatore e a mettere in riga le altri componenti umane), in quanto L'IO/Logos è la creazione, che continua a manifestarsi come tale.

Tutto ciò che crea realmente in noi, è il vero IO;tutto ciò che ha bisogno di identificazione, rappresentazione e sicurezza non è IO

Un pò di Post scrittum.
1)Per chi dovesse pensare che non ho mai avuto sogni lucidi o non abbia compiuto viaggi astrali, è sulla cattiva strada, conviene forse pensare, piuttosto che cercare di convincersi che non ho compreso bene la natura di tali cose, che effettivamente ci siano altre strade da battere, per scoprire cosa muove il nostro mondo interiore.
2)Credere che un mondo, piuttosto che un altro, sia di per sè migliore, è ancora credere a inferno e paradiso, al sogno americano e dimostrare con forza che si è alla grande dentro alla dualità: Il mondo materiale, come quello astrale e qualsivoglia altro mondo, rapprensentano comunque lo specchio della nostra percezione, quindi si può imparare ovunque e comunque, motivo per cui non c'è niente da giudicare in assoluto, se non la nostra capacità di essere "vuoti" per saperci riempire con le giuste dosi di esperienze(la mia anima in questo mondo sarà una canzone, nell'astrale una donna stupenda o una bambina, simboli importanti e stupendi di una realtà che non è descrivibile)

3)Parlo sempre di entità luciferiche ed arimaniche, l'ho fatto e lo rifarò, perchè mi è cara la terminologia della scienza dello spirito, la trovo illuminante e terribilmente sintetica, così che con una parola, si arriva a definire una marea di concetti interlacciati tra di loro, in  un dato ambito.
Vi rimando alla lettura di R. Steiner per comprendere meglio di cosa parlo, ma in ogni caso, non pensiate a diavoli e demoni, con corpi mostruosi e piani diabolici: si parla di principi "pensanti" ed esistenti che fanno quello che fanno a causa della loro natura, credo che nessuno si metta ad offendere la forza di gravità o i batteri intestinali(almeno che non sia stupido) eppure anche loro ci impediscono di fare tutto quello che vorremmo o ci fanno star male, semplicemente ci sono e a loro volta sono subordinati a qualcos'altro;
dare enorme importanza a queste entità, come se per il semplice fatto che"non si vedono" siano da ritenersi in qualche modo "speciali" è sintomo di ingenuità, la strada migliore per trasformare parti non visibili presenti nella vita di tutti, in divinità scomode(Ricordate la bomba atomica e come siamo arrivati ad essa? Ecco).
Ricordo anche che le pulsioni "mistiche" o "materialistiche" di tali entità partono sempre e comunque da noi, non c'è essere trascendente che possa attaccarci, se non siamo noi a propendere verso certe inclinazioni, per natura o per vizio, in realtà sono principi che sfruttano le nostre azioni e mai il contrario(è il caso di dire che "la sfiga non esiste")
4) l'utilizzo delle tecniche ascetiche di qualsiasi tipo e di qualsiasi tempo, comprendendo in ciò anche l'utilizzo di sostanze alteranti, psicotrope o altro, non sono ricollegabili in automatico al mondo astrale, quindi, in relazione al proprio essere, tutto può essere un mezzo per scoprire il potere creativo, di questo ne sono certo.

sabato 3 novembre 2012

Regola VS tecnica







Un post per mettere nero su bianco un qualcosa che ritengo sia abbastanza importante.

Dopo che quel saggio essere che prende il nome di Jiddu Krishnamurti ha permesso di riempirci di aria i polmoni con le parole della vera libertà, in maniera sublime e tale da non lasciare dubbio alcuno sul fatto che quello sia stato il suo vero modo di sentire, mostrato tramite il linguaggio ed i concetti attraverso il linguaggio, si è arrivati, come sempre, a dei paradossi: ovviamente non solo lui è stato il fautore di ciò che andrò a dire, ma lo prendo come "capro espiatorio" , la causa della nascita di una specie di modo di pensare che travisa quanto da lui detto, pur tentando di mostrare lo stesso.


"La verità è una terra senza sentieri"Ipse dixit ed è vero che non può essere burocratizzata, non può essere espressa, il grande non-essere che in potenza contiene ovviamente l'essere(non-essere è l'infinito, bisognerebbe riflettere ogni tanto sul concetto di in-finito) è qualcosa di eternamente irraggiungibile ed è un aspetto che amo sottolineare piuttosto ossessivamente su queste pagine, proprio perchè non potrei farne a meno.
Ovviamente succede che questa semplice verità, tra chi ama ricevere tutto come impacchettato, diventi una banale verità e succede, in questo ambito, che si arrivi a farne una regola, una regola per raggiungere, non si sa come in modo assurdo, la tanto decantata verità: ma tutto ciò non può essere che totale e disarmante inazione, di qualsiasi tipo: fisica, intellettuale, spirituale, culturale, resta solo una morbosa curiosità che da sola si brucia in sè, una regola per intraprendere la non regola.

A
"lavoro molto sulla concentrazione interiore, sul discernere al mio interno sentimenti, volontà e pensiero, passivi, attivi, giustificati o estranei"

B
"Eh, ma Krishnamurti diceva che la meditazione, fatta come atto consapevole, non era vera meditazione, quindi se ti concentri ti stai illudendo"

A
"Beh, parole sante...e tu cosa fai?"
B
"niente...io aspetto!"
A
"Pensi che Krisnhamurti, viaggiando per il mondo, parlando con migliaia di persone, educando alla vita apprezzando la vita e affermando con forza il suo pensiero non facesse niente?"
B
"Eh, ma lui diceva questo alla gente, mica diceva di vivere come lui!"

Ed il povero Jiddu, che questa cosa vedeva già in vita, continua a rivoltarsi nella tomba: essere trasformato in un santino al pari di un Guru di periferia qualsiasi.


Quindi, qual'è il senso del post?

E' questo: la tecnica serve per ottenere qualcosa che sia anche solo scrollarsi dall'inazione, per spostarsi in qualsiasi direzione, purchè non ci si ancori al famoso"vaso pieno" di informazioni che appesantisce e rende immobili nel centro del mondo, non è la regola, non è il modo per ottenere il fine, ma è lasciare che il fine ci indichi un modo per arrivare a lui.

La tecnica(che possa essere quella letta in un libro, quella che si scopre da soli o la frase di Lao-Tzu, la vita stessa vissuta in una maniera più consapevole o una serie di cose che ci permettono di sentire una sorta di dinamismo interiore) è parte della via stessa; da musicista so che senza la tecnica, sarei rimasto fermo, con un buon orecchio e del talento latente, ma non avrei mai potuto esprimermi musicalmente come ora so fare, il che non mi fa dire che il mio percorso è esaurito, tutt'altro: ad ogni mia pulsione corrisponde una tecnica che mi permette di trovare il suono(a costo di inventarmi sfumature tecniche nuove) che cerco, come ad ogni pittore il colore che in natura non esiste e ad ogni poeta la rima che fa ridere dentro.

La tecnica non è la regola, è l'intelletto che si muove e soprattutto, al contrario della regola, sai benissimo che funziona solo per te e nemmeno per tutta la vita o per tutte le cose, la tecnica è la distanza tra un passo ed un altro, quel ritmo invisibile imparato i primi anni di vita che serve per muoversi con le gambe senza cadere ed è qualcosa che sai che è vero per te, al momento in cui  senti qualcuno contrapporne un'altra alla tua, di tecnica, che per lui funziona alla grande e tu, per lui, senti felicità, perchè è solo così che può funzionare, perchè hai davanti qualcuno che si muove sulla sua strada, senza volerti influenzare, senza farsi influenzare: anche provare "fastidio" quando qualcuno dice "per me non funziona, quello che fai tu", pensando che è in errore, è aver già trasformato la propria tecnica di turno in un'auto-regola, e le auto-regole forse sono le peggiori.

Fare qualcosa non per arrivare "dove nessuno è mai tornato per poterlo raccontare", ma fare qualcosa per scappare da quel qualcuno che sta tutto il giorno seduto davanti ad un computer, che si spaccia per te, la strada è più o meno infinita, ma iniziare è il minimo e anche le più grandi parole di libertà, se dette da qualcun altro e comprese come proprie dentro di sè diventano una pesante incudine attaccata alla nostra schiena
Mettere la cera, levare la cera, farlo senza sapere perchè, fino a che, un giorno, riesci a parare un colpo, come la cosa più naturale del mondo, non sapendo nemmeno che quel  giorno, qualcuno o qualcosa, ti avrebbe colpito.
















La regola è l'inazione e la paura di muoversi ed è un fine senza un vero mezzo, è la presunta verità urlata disperatamente, perchè altri la condividano, per non sentirsi soli, non importa quanto sacra sia, se un qualcosa è sacro non va mai e poi mai imposto, agl'altri e a sè, nasce in sè e vive di vita propria e la regola è la negazione totale di questo.
  la tecnica(nel cui etimo greco si nasconde la parola arte e sarebbe bastato a spiegare tutto il post), che non esiste fino al momento stesso in cui la usi, è uno degli infiniti modi con cui scegli di muoverti, fosse anche a testa in giù in un burrone attaccato ad un filo per scoprire che puoi farlo, ed è soggetta al proprio essere, alla propria creatività, alla propria onestà,  qualcosa che ci permette di vedere la direzione in cui andiamo, semplicemente guardando indietro , per vedere di quanto ci siamo mossi: il traguardo non c'è, fortunatamente la strada è il traguardo, fortunatamente non si arriva mai, per poter crescere come non mai.

domenica 28 ottobre 2012

La chimera delle non-idee






Ho parlato tante volte del pensiero puro,
della possibilità di tornare a bere alla fonte della mente interiore, prima che, quello che una volta era soltanto il nostro memo/calendario interiore, prenda il sopravvento trascinandoci nel caos di vita che abbiamo(chiaro riflesso della nostra interiorità confusa, molto "veloce & furiosa").
Ovviamente con "quello" intendo quell'insieme di idee/immagini/parole/suoni che è comunque inteso come pensare, ma che come ben ormai sapete non è "pensiero".
Nessuno può spiegare come fare per arrivare a mettere da parte il pensiero dialettico(inutile ribadire che pensare di non pensare, è l'ennesimo pensiero che tiene sotto scacco tutti gli altri...tanto vale pensare alla prossima vacanza che si farà o all'appuntamento che dobbiamo avere: in maniera un pò meno astratta, avremo comunque il medesimo fallimentare effetto finale), tanto più che le "spiegazioni" sono necessariamente logica che è un prodotto razionale, disposto su un percorso lineare-orizzontale e noi dobbiamo puntare a quello prepotentemente "verticale", si possono indicare dei percorsi, però.
In realtà ogni Koan zen, molta letteratura "sufi" e potentissime frasi prese dalla sapienza classica hanno, su di noi, proprio l'effetto tale da far crashare il sistema raziocinante, se assunte al proprio interno con la giusta gradazione di buona volontà, ma spesso, il problema fondamentale è un altro: l'associazione di pensiero automatica.

La mente superficiale ha un ottimo salva-vita, che entra in funzione ad ogni minimo cortocircuito, eliminando il problema alla fonte e non lo fa sottraendo il pensiero in toto, ma associando in mondo quasi brutale un contro-pensiero alla nuova sensazione che inizia ad affiorare dentro di noi, al momento in cui siamo vicini ad  abbandonare il brusio mentale.

Da una parte è una funzione utile: bisogna pensare che non tutti sono pronti o vanno alla ricerca di ciò di cui stiamo parlando(spesso nemmeno chi pensa di esserlo, pronto) e quindi, eventi della vita che potrebbero scardinare le porte della percezione, in maniera istantanea sono "tappati" da un'immagine, una frase, una visione che serve ad evitare e un momento mistico quasi devastante per chi non è in grado di sopportare quello che va oltre il fisico(un sorta di guardiano della soglia istantaneo) e questo, per quel che mi riguarda, potrebbe spiegare molto, parlando di visioni di qualsiasi cosa, messaggi ricevuti ed idee brillanti, arrivate in momenti traumatici della propria vita, sicuramente elementi molto preziosi e potenti, ma comunque esistenti in quanto riflesso di un qualcosa di ancora più potente: fossero presi come simboli e non come "messaggi" o ancor peggio "segni", sarebbero appunto veritieri al massimo, fermarsi dinanzi alla loro apparizione in quanto tale, può risultare sterile e venire erroneamente riportato all'interno di un chiaro campo semantico spirituale/religioso/filosofico , solitamente ciò è nel  caso in cui il grado di elevazione interiore di chi ha vissuto ciò è piuttosto immaturo, diciamo che abbiamo trasformato un fatto naturalmente positivo in qualcos'altro di potenzialmente negativo(ma non è detto, appunto, dipende tanto dal "chi").
Dall'altra, queste protezioni, sono un bel problema per l'uomo moderno che vuole superare le barriere del proprio elemento mentale lineare, perchè una parte di lui le vorrà comunque provare, le sentirà come necessarie e quasi inevitabili, constringendosi in un'attesa di queste, piuttosto che in un superamento di tutta la questione, anche se non sembrerà così, anche se lo si negherà.
Il mio consiglio è di iniziare ad accettare questo limite: sapere che aspettiamo un segno materiale nella ricerca dell'immateriale, ammetterlo, stanare questa necessità figlia di generazioni e generazioni di umanità terragnola.
Prima ci auto-denunciamo e prima capiamo che tra le polverose frasi argentee di Lao-Tzu e noi, sono passate troppe ore di televisione e vita colorata: ciò ha sicuramente rappresentato un problema per tutta l'umanità conosciuta, ma noi dobbiamo svuotare molto di più il "Tao" perchè sia davvero pieno.
Superata questa fase  di accettazione( che dovrebbe essere  quanto meno autentica: in un certo qual modo non la si supera mai, ma la si ammette di continuo, come continuo è l'infinito che si vuole "annusare"), è importante rendersi conto di quanti "nemici" il nostro cervello nasconde dentro di sè, oltre al meccanismo di salvaguardia.
Faccio sempre l'esempio di un numero e dico:"10"
Ora, è possibile pensare al numero senza il numero?
Rispondere a questa domanda, può sembrare una contraddizione, ma non siamo qua per la filosofia, ma per una solida verità, che si può manifestare quantomeno eliminando dal cammino ciò che sicuramente può ostacolarci.
La domanda, è chiaramente mal posta, la vera domanda è:" cosa pensi, quando pensi al numero 10?"
E qua si aprono una marea di possibilità, vediamone alcune: la cifra scritta in arabo, la cifra scritta nella lingua parlata, una serie di elementi familiari o meno, che nel loro insieme formino dieci unità, un logo, la parola "IO", la metà di 20, il doppio di cinque, una voce che dice :"dieci", i dieci comandamenti, noi a dieci anni, dieci anni di matrimonio, io dieci anni fa, dieci giorni allo stipendo, dieci cose che amo, dieci del mattino, dieci di sera, ottobre e molto altro ancora.
Arrivato a questo punto, dobbiamo chiederci quanto abbiamo davvero la conoscenza intrinseca di questo numero e se è pensando alla sua quantità, piuttosto che alla sua qualità, che riusciremo ad andare dove non c'è dato sapere, in partenza.
Quindi, prima di proseguire, è bene usare la propria concentrazione  "antroposoficamente" nel provare ad allineare quanti più concetti possibili del nostro numero "10" in una sola idea seminale, sovrapporre immagini, suoni e archetipi in un'unica struttura, creata da noi: se non riesco a sintetizzare la forma, con la mia volontà, non potrò scoprirne la sostanza, perchè è nell'esercizio di volontà che avrò il primo risultato.
Inizialmente scoprirò quanto attaccamento emozionale ho nei confronti di certe rappresentazioni  rispetto ad altre, di quanto poco me stesso ho in questo spostamento, che porta a formare un'immagine inizialmente grottesca, ma in seguito" definitiva",  la mia idea del numero, l'unica che dovrebbe interessarmi e rappresentarmi.

La mente autentica ha bisogno dell'energia della volontà per aprirsi e non è il numero 10 o un'altra qualsiasi cosa che ci serve, quanto il cammino fatto per concentrarsi verso un elemento costruito al mio interno, unico e virtuale, ma in ogni caso vero, che mi aiuti a capire che al momento in cui sto creando, con quello che prima potevo solo osservare, io sono già dall'altra parte della barricata: l'immagine si dissolve e resta l'energia che ho usato per crearla, quello è già il puro pensiero che agiva in me, come agisce da sempre, mascherato da EGO, necessariamente mascherato perchè non arrivassimo a bruciarci nella non-identità dell'assoluto, prima di essere noi stessi.

La volontà scoperta nel gestire autenticamente ogni singolo pensiero, è l'anticamera del propria scoperta come essere creante, la forza(non lo sforzo) che io uso per gestire quello che mi appartiene di diritto(le immagini, i concetti) è il pensiero stesso che si svela, al momento in cui l'identificazione è possibile e non più incomprensibile o traumatica.




Vorrei proseguire, potrei proseguire, ma questo è quello che posso dire chiaramente...dopo tutto diviene più opaco e difficile da comunicare, ma fin qua, un percorso è stato possibile raccontarlo.
Sicuramente tanti sanno di cosa parlo.




mercoledì 24 ottobre 2012

Versi aurei - Pitagora

"Venera anzitutto gli Dei immortali secondo la legge, e serba il giuramento.
Onora poi i radiosi Eroi divinificati e ai daimoni sotterranei offri, secondo il rito.
Anche i genitori onora, e chi a te per sangue sia più vicino.
Degli altri, fatti amico chi per Virtù è il migliore imitandolo nel calmo parlare, nelle azioni utili.
Per lieve colpa, non adirarti con l'amico sinché tu lo possa. Presso il potere vige la necessità.
Queste cose sappi, e queste altre domina: il ventre anzitutto e. così pure sonno, sesso e collera.
Non far cosa che sia turpe in faccia ad altri o a te stesso; ma soprattutto rispetta te stesso.
Poi con le opere e la parola esercita la giustizia.
In ogni cosa, di agir senza riflettere perdi l'abitudine.
Delle ricchezze e degli onori, accetta ora il venire, ora il dipartirsi.
Di quei mali, che per daimonico destino toccano ai mortali, con animo calmo,senz'ira sopporta la tua parte pur alleviandoli, per quanto ti è dato: e ricordati che non estremi sono quelli riservati dalla Moira al Saggio.
Buono o cattivo può essere il parlare degli uomini; che esso non ti turbi, non permettere che ti distolga.
E se mai venisse detta falsità, ad essa calmo opponiti.
Ciò che inoltre ora ti dirò, in tutto osservalo: che nessuno, con parole o con atti,ti porti a dire o a fare cosa che per te non sia il meglio.
Prendi consiglio prima di agire a che non ne seguano effetti funesti.
Fare o dire cose futili e sciocche è da uomo misero; tu, invece, fa cose di cui non abbia a pentirti.
Nulla, dunque, di cui non sappia; scorgi quel che davvero ti è necessario - e felice sarà la tua vita.
Non conviene trascurare la salute del corpo.
Nelle bevande, nel cibo, negli esercizi ginnici serba misura.
La misura, dico, che da ogni turbamento ti preserverà.
Abituati ad una vita monda e priva di mollezze e astienti dal far ciò che attira l'invidia.
Non spendere avventatamente, come chi ignora quel che vale, senza però essere gretto:
la misura in ogni cosa è la perfezione.
Fa dunque quel che non ti nuocerà, riflettendo bene prima di agire.
Dalla dolcezza del sonno sorgendo fissa con cura tutto ciò che nella giornata farai,
e [a sera] i tuoi occhi, ancorché stanchi, non accolgano il sonno senza esserti prima chiesto quel che facesti:
Dove son stato? Che cosa ho fatto? Che cosa ho omesso di quel che avrei dovuto fare?
Cominciando dalla prima azione fino all' ultima, e di nuovo tornandovi.
Se hai compiuto cose, spregevoli, punisciti; se hai rettamente agito rallegrati.
Queste cose sforzati di fare, a queste cose applicati, con fervore.
Ed esse ti metteranno sulla via della virtù divina.
Sì, per colui che nella nostra anima trasfuse la Tetrade, fonte perenne della natura!
Inizia dunque l'opera, ma prima gli Dèi invoca, a che te la portino a compimento.
Da tutto ciò reso forte, degli Dèi immortali e degli uomini mortali conoscerai l'essenza
e come ogni cosa si svolge e giunge al termine.
Conoscerai anche come sia legge una Natura uguale a sè stessa in tutte le cose.
Così non avrai vani desideri, e nulla ti resterà celato. Saprai che gli uomini soffrono mali da loro stessi scelti. infelici che, avendolo vicino, il bene non vedono né intendono! Pochi conoscono il modo di liberarsi dai mali: a tal segno la Moira offusca la mente dei mortali!
Come trottole qua e là sono sospinti tra urti senza fine.
Funesta loro compagna, una congenita, inconscia irosità li mena a rovina,
irosità alla quale conviene tu non dia esca, né che ad essa resista, ma che devi scansare. Zeus padre, da tanti mali libereresti certamente gli uomini se rivelassi loro quale sia il loro vero daimone!
Ma tu confida, perchè divina è la razza di quei mortali cui la sacra natura manifestandosi parla. Se in te v' è alcunchè di quella razza, riuscirai in ciò a cui ti esorto. Avendo risanata la tua anima da quei mali la libererai.
Astienti però dai cibi di cui ti dissi. E abbi intelletto, e nelle purgazioni, e nella liberazione dell'anima.Ogni cosa osserva, distingui e valuta, l'intelletto dall'alto eleggendo per guida adeguata. Allora, lasciato il corpo, salirai al libero etere.Sarai un dio immortale, incorruttibile, invulnerabile."


Tra metafora, mistero, morale vera per tutti e parabole per i pochi, le regole del maestro che ha traghettato le atlantiche memorie dall'egitto, verso l'europa.

lunedì 22 ottobre 2012

La Vergine è il pensiero

Scrivo dopo un millennio, ma è giusto così: bisogna farlo non quando ci si sente, quando c'è tempo o quando si ha qualcosa da dire, ma quando le parole stesse smettono di essere tali e diventano azione, essendo già quello io stesso sto leggendo, essendo quello che voi leggete.

Appesantito da molte tribolazioni social-networkiane, da tante chiacchiere,tante sicurezze e tanta metodologia applicata là dove il metodo è solo la maniera più sicura per affogare nella fissità dell'anti-infinito, mi ritrovo a pensare quanto finto sia questo riscatto spirituale che molti vorrebbero far credere di avere alla portata di mano, magari mascherato da falsa modestia o da "io non dico niente, ma è lo spirito/scritture che parla attraverso di me", una terribile e bloccata/bloccante convinzione che tanto più è urlata e tanto più sembra contraddire ciò che vorrebbe essere, ovvero genuina.
Per me sono ormai lontani i tempi delle critiche a new age e santoni fai da te, semplicemente perchè è pura tenerezza, sono come quelli su cui tutti possono sparare sopra in accordo con una specie di connivenza malavitosa che scusa ogni cosa, ma in realtà sono il male minore, sono al massimo la possibilità(una, delle migliaia) per chi è più dilatato mentalmente di intraprendere un cammino introspettivo che vada poi oltre "lustrini e paillettes" di angeli -alieni ecologisti, in altri casi è una lago stagnante non peggiore di quello in cui si infila chi non riesce comunque ad andare oltre sè stesso, senza alcuna presunta pretesa spirituale o meno.
Il problema più grande arriva dal "tradizionalista".
Come ho sempre scritto, come è stato Scritto e come è chiaro per chi davvero non ha bisogno di speranze ridicole, la Via della tradizione si è richiusa sopra le nostre teste (dondolanti) lasciando un glorioso cammino che chiunque può ammirare, in pochi possono capire, nessuno può più intraprendere e dico nessuno e questo da tempo.
Il che è chiaro che porti a varie sotto-strade: l'accettazione è la prima, il più denso dei regali che questa via c'ha lasciato, perchè apre intimamente la possibilità personale di essere altro, il figlio senza padre che senza piangersi addosso tutta la vita, inizia a costruire la propria famiglia, cercando di farlo al meglio delle possibilità e la seconda strada, che è ovviamente quella della non-accettazione.
E qua inizia il circo.
Non accettare che la via tradizionale si sia esaurita, porta allo strupro mentale, porta alla perversione e porta al rigirare la frittata fino a farla diventare un cuscino di uova su cui si dormono sonni allucinati ed allucinanti in cui l'esegesi biblica diventa estrema ed ultra-personalizzata ed in cui la soggettività porta a scontri tra coloro che si professano "dalla tradizione", ma che sono solo della" tradizionalizzazione".
E' tremendo che questo non faccia altro che portare più in basso il livello di exo-terismo più di quanto non abbia fatto negli ultimi 100 anni la chiesa, divenendo oltre che umanamente-morale(quindi fallibile all'infinito) ancora più errato da un punto di vista della lettura esoterica, dell'intimo senso di verità ultima che dovrebbe accompagnare certi pensieri.
Ci sarebbe da aprire un paragrafo pieno zeppo di motivazioni per cui, parlare di certe cose sui social network è esattamente la prova di ciò che ho scritto(ovvero che ci si convince e ci si chiude in una forma pensiero a cui abbiamo dato il nome di "tradizione" ), ma non lo farò in questa sede e probabilmente non lo farò mai, dato che chi mi capisce al volo sa già a quale meccanisco mi riferisco, chi non capisce, non sarà "salvato" sicuramente da una mia spiegazione.
Volevo solo scrivere per lanciare un ancora, stavolta...una piccola ancora per fermare la nave che ci portiamo sopra il collo prendendo l'esempio dalla frase che chiunque di noi ha sentito alla messa da piccolo, frase che parla della vergine Maria che deve intercedere per noi presso suo figlio, presso Dio.
Vi prego, scordiamoci per un istante tutti i documentari, le foto, le immagini le descrizioni fisiche, i racconti e la paccottiglia che ci continuano a tirare addosso(anche chi appunto, vorrebbe salvarci, riempiendoci giornalmente di dati su dati) e pensate all'origine di questa frase, pensate a Zeitgeist che voleva smascherare il cristianesimo, rafforzando però quello che sto per dire(ma non inventare o scoprire io), rammentando che questo è presente ovunque, pensate che la chiesa cattolica, che piaccia o meno, è il più grande contenitore di ritualità simboliche egizio/cristiane che si possa immaginare, pensate che non si parla di entità definite e finite, pensate a voi, pensate al regno dei cieli che è del bambino, non come assenza di cattiveria, ma come assenza di sovrastruttura puramente razionale.


La vergine è il pensiero, il pensiero puro, non dialettico non intaccato da uno specchio in cui si riflette, Iside è questo, ce lo ripetono da sempre e pensiamo alla Madonna nella grotta del presepe, ma è la purezza del pensare decontaminato, l'unica cosa che può "letteralmente" partorire il logos, Cristo...nessuna sotto-divinità deve intercedere per noi, in maniera "pietosa" con un superiore, come se fosse una raccomandazione per un posto di lavoro, è la mia mente che si deve verticalizzare con l'accellerazione di uno shuttle , come un uomo sporco di sabbia che si alza da terra, avendo davanti il mare e che si scopre con le mani il corpo per vedersi di nuovo la pelle per tuffarsi nelle acque, il vettore neutro per lo stato di coscienza che può essere spiegato SOLO in quello stato di coscienza e che può essere riportato a noi, appunto, solo come simbolo o vaga forma artistica(non con parole che molti vorrebbero farci credere di sentire), ma mai con una descrizione di un metodo per raggiungerlo, il pensiero primordiale diventa un tutt'uno con la sua fonte e solo in quella zona di confine c'è tutto, come la linea sottile che separa yin & yang, come la faccia invisibile tra le due visibili del Giano bi-fronte.
L'infinito presente dove c'è l'infinito non può essere"fotografato" altrimenti sarebbe finito...l'accettazione della fine terrena(ma solo terrena) della tradizione è la scoperta finale del trasferimento necessario in sè, per la rinascita e non più dall'esterno in me, questo era possibile quando il mondo respirava con noi, adesso non è così, il tempo passa più in fretta per noi e si è sbriciolata la possibilità del tramandare, ma è sorta quella del puro pensare, un qualcosa che è confermato, per contrasto, da quello che avete davanti ora, ovvero internet che è tutto insieme a tutto, per tutto, purchè tu pensi a tutto, tranne che all'unica cosa che è la prova tangibile che non sei un robot.

                                                               Il pensiero